DIARIO DI UN RAGAZZO GAY

DIARIO DI UN RAGAZZO GAY
 
Ieri pomeriggio ho ricevuto per e-mail le splendide pagine di diario che riporto qui di seguito. Anche se il post è lungo, preferisco non frammentare il discorso. Ciao … omissis … ti ringrazio di cuore per avermi mandato una cosa così bella. Nel leggere queste pagine mi sono commosso… e ti ringrazio anche per tante altre cose… mi hai fatto un regalo meraviglioso, segno della tua generosità.
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December-2006
[…]
Per il resto posso aggiungere che ho visto [Omissis] tipo due mesi fa per una sola sera, per poi non sentirci più fino ad oggi e probabilmente anche per il prossimo futuro. Potrebbero anche esserci delle nuove porte da aprire ma è tutto un forse, come al solito. E come al solito probabilmente rimarranno chiuse. Ma cosa ci posso fare? L’ombra non è la migliore delle condizioni per agire, o sbaglio?

July-2007
Non so perché sono entrato in questo documento, mi ha preso una voglia assurda di scrivere anche se un motivo vero non c’è. Forse perché ho appena finito di vedere “saturno contro”, film carino e triste. Mi ha fatto probabilmente riflettere, per l’ennesima volta, su quello che faccio, sulla mia vita. E come al solito mi è salita una tristezza assurda. No non tristezza, malinconia direi piuttosto. Malinconia come al solito immotivata. O forse lo è… si che lo è, è inutile che fingo che non lo sia. Forse perché ovunque si parla di amore, di gioia e di dolore che vengono dall’amore, di quanto è bello essere in due anime, di quanto è devastante il distacco, di tutte quelle che sono le propaggini del sentimento amore. E io mi “immalinconisco” perché per me il momento non c’è, non arriva mai. E anche i rapporti che ho intrecciato ultimamente non mi lasciano altro che malinconia, anzi, mi provocano quasi repulsione. Ed oggi ne ho dato l’ennesima prova, e so che non sarà l’ultima volta, e quindi la situazione non migliora. E pensare che l’anima giusta l’avevo trovata, o almeno così mi sono sentito. E l’ho capito perché mi sono sentito, ho provato sensazioni come non mi era mai capitato prima. Ma purtroppo sono un idiota, parlo parlo ma poi nulla si conclude come vorrei. E poi non penso che la cosa, nell’eventualità in cui potesse esistere, sarebbe andata molto avanti, non c’era una coincidenza come doveva esserci. Io continuo a pensarci ogni giorno, non scampo a
questa situazione, condanna. E mi sento un fallito perché se la guardo dall’altra parte, come potrebbe/dovrebbe essere (cioè se fossi etero), potrei essere l’uomo più soddisfatto, più realizzato del mondo. Almeno da un punto di vista.
Che ora come ora mi sembra il più importante. E proprio per questo mi partono quegli scleri, quella voglia di andare via, per cominciare qualcosa di nuovo. Ma come si fa? Non si fa e basta. O magari sono io che non lo faccio e basta. Guardiamo in faccia la realtà. Sono solo se quelle due o tre persone non ci sono. Se quelle due o tre persone non sono presenti. Vedi ora, questo preciso momento. Dopo aver guardato quel maledetto film, dopo aver sbloccato quel contatto, dopo aver scambiato quattro parole, ora sono qui ad ascoltare Vasco con le sue canzoni più nere, con la tastiera sulle gambe e gli occhi sullo schermo, mentre sullo schermo appaiono a poco a poco i pensieri che mi fanno stare così. Perché?
Preferirei piuttosto essere uno di quei ragazzi che vengono cacciati con infamia dalla famiglia in cui sono cresciuti. Misconosciuti. Dimenticati. E lì allora sarebbe il vero punto di non ritorno, quando sei costretto a fare, ad andare avanti, a costruire. Ri-costruire. E trovare amici come succede in quel maledetto film, qualcuno con cui condividere i momenti della vita, e anche qualcuno con cui dividere tutto invece. E mi sento un coglione, un pirla. Non basterebbero tutti gli insulti che conosco per dare un’idea chiara di quello che penso di me in questo momento. E ancora. Potrei lanciarmi in un nuovo ambiente, potrei incontrare nuove persone, potrei, potrei, potrei… leggo quello che sto scrivendo e mi incazzo ancora di più. Il “potrei” dovrebbe diventare “devo”. Ma non lo è. 21 anni nel cesso. C’è da andarsene, da cambiare aria, da rivoltare la vita come la voglio io. Parole. Solo parole purtroppo. Come faccio? Non ci sono solo io. Dovrei essere abbandonato da tutti per poter trovare la forza di farlo. Di necessità virtù. Un anno sabbatico ci vorrebbe. Sì, una specie di prova per testare su me stesso com’è. Per capire se quello che continuo a ripetermi è una realtà possibile o sono solo cazzate. Vedremo. Vedremo se riuscirò a capirlo. Poi anche il fatto che il mio fumoso supporto ormai è venuto definitivamente meno e non tornerà, fa sì che se mi metto a pensare io… anzi, fa si che io mi metta a pensare. Punto. Cazzo. Sono scappato fino a pochi mesi fa. E non posso nemmeno tornare e riprovare la strada che mi aveva così emozionato, che mi aveva dato tante sensazioni. Quella strada che ti fa sentire le farfalle nello stomaco e che ti fa passare la fame. Quella che non fa altro che collegarsi con qualunque cosa tu passi per la testa, così da sostituirvisi e titaneggiare su tutto. Che situazione. Una merda.

September-2007
Mi chiedo se sia possibile invidiare qualcuno che si trovi in una situazione difficile. Difficile a dir poco, piuttosto anzi traumatica, senza apparente soluzione, deprimente. A quanto pare sì. A me succede. Sta succedendo ora. [Omissis] è stato “scoperto” da sua madre. Non sto qui a ripetere tutte le parole che lei gli ha rivolto. Ma quando mi sono state riportate mi sono sentito quasi male. Ho cercato di capire quali sensazioni possano assalire un figlio che si senta insultare in questo modo dalla madre. Non ce l’ho fatta, non ci sono riuscito. Sono pensieri troppo brutti.
Eppure, se da un lato rabbrividisco solo ad immaginare quello che potrei dover affrontare nella stessa situazione di [Omissis], dall’altro lo vorrei. Sì, lo vorrei. So che il dispiacere, lo sconforto, la disperazione si diffonderebbero in tutta la famiglia, che non sarei più guardato con gli stessi occhi, che sarei visto come il paradigma del peccatore; ma il peggio, ne sono convinto, sarebbero solo i primi tempi. Poi a poco a poco, come ci si abitua anche davanti alla morte, tutti si “abituerebbero” a me. Al vero me. Ma forse sto idealizzando qualcosa che di ideale ha ben poco.
E poi continuo a chiedermi perché sono solo. Perché? So di vivere nell’ombra, nella menzogna, ma come posso fare diversamente? Uscirei dalla porta di casa e lo urlerei al mondo. Ma tanto non lo farò.

September-2007
È da una settimana, anzi di più, molto di più ormai che non faccio che pensare alla stessa cosa, ogni momento mi ritrovo sempre con il pensiero fisso sul fatto che sta per partire, che ci siamo incontrati per caso due settimane fa, che mi aveva pure detto il giorno in cui sarebbe cominciato il suo erasmus e in cui dunque avrebbe preso quell’aereo per [Omissis]. E io non me lo ricordo. E stasera mi ripresenterò come ogni settimana nel solito posto, con la segreta speranza che sia lì, sapendo lui che se mi vuole trovare quello è il posto e il giorno in cui ci sono sempre.
Ma anche se fosse così, anche se ci incontrassimo, non saprei nemmeno io cosa fare: un saluto, due battute.. e poi? “ti va di uscire ora noi due?” oppure “ che fai sta sera tardi?”… situazioni irrealizzabili. Che poi ora, se ripenso bene, sono ormai 10 mesi è più che è successo quel che è successo, che in questi mesi non abbiamo fatto altro che vederci di sfuggita un numero di volte che posso facilmente contare sulle dita di una mano, che ci siamo sentiti ancora meno. E io cosa spero allora? Di riuscire a tornare indietro a dieci mesi fa, quando non io solo mi facevo sentire, prima di rifiutare gli unici due o tre inviti ad uscire che non avrei mai dovuto rifiutare in vita mia? Sono senza speranza, sono un povero idiota. Anche se stasera ci fosse, dovrei essere assai conciato per lanciarmi in proposte come quelle di poco sopra. Comunque se ne andrebbe fra pochissimi giorni (se mai non se ne fosse già andato). Forse mi farei solo del male.
Ma la mia è una condizione pessima. Ogni volta che rivedo quella macchina blu, anche solo lo stesso modello, rischio di morire in un incidente per riuscire a vedere se alla guida c’è quella persona, e quando scopro che non c’è sto ancora peggio. Anche se ci fosse? Farei inversione ad U per inseguire quella cazzo di macchina blu? Fosse solo questo poi… ogni due per tre il pensiero si fissa sul medesimo soggetto, non posso farne a meno. Un rumore, un odore, una pettinatura che potrebbe anche lontanamente assomigliare alla sua di spalle mi causa un sobbalzo nel petto, il cuore comincia a battere come un cannone che spara raffiche di colpi. E già lo stomaco si chiude riempiendosi di farfalle. E ripenso a quando ci eravamo chiariti dopo il primo incontro, quando entrambi pensavamo che l’altro non si fosse fatto più sentire dopo quella sera perché era stata solo una serata di devasto alcolico, per cui ad entrambi non sembrava il caso di rifarsi sentire. Temevamo entrambi una brutta risposta, che non ci fosse altro dopo quella volta. E a quando aspettavo l’incontro di dieci mesi fa, quando le 10 di sera mi sembravano lontanissime e il tempo pareva non passare mai. E l’imbarazzo quando ci siamo trovati in macchina in quel parcheggio, il continuare a parlare di qualunque cosa per non cadere in un silenzio troppo imbarazzante, il suo “beh allora.. volendo… potremmo anche darci da fare…” e il mio non aspettare altro che lanciarmi sul suo corpo.
Mi consumo nel ragionare se mandargli un messaggio o meno, se farmi anche solo sentire con uno squillo. Ma è già successo che non ricevessi risposta, e non voglio starci male ancora. Non so se fosse perché aveva finito i soldi o cos’altro, ma non mi ha dato alcun segno di risposta e questo è bastato perché io non mi facessi più sentire. Sono passati mesi. Per fortuna che capitano queste occasioni di incontri fortuiti.
Mi sto deprimendo.
E intanto il tempo passa, e non so perché ora che se ne va mi sembra così impellente il bisogno di incontrarci. D’altronde sono passati mesi senza sentirci né vederci (solo per caso e per brevi momenti, e sempre con qualcun altro) e sono sopravvissuto “abbastanza bene”; allora perché sto male adesso, pensando che non ci rivedremo se non fra 10 mesi? Forse perché so che nemmeno volendo potrei organizzare un’uscita, dato che non sono un “habitué” del luogo dove sta per andarsene?
Come vorrei che leggesse queste parole. Anche se di certo una storia come la voglio io è impossibile. Siamo troppo diversi per una storia. E questo mi lascia ancora più nel panico.
Basta scrivere, mi sto facendo del male.

September-2007
Non c’era. Ho cercato, guardato ovunque, metà della serata passata in punta di piedi. Non c’era. Ora dovrei rassegnarmi. Dovrei. Ma lo so che oggi è il [omissis] settembre, che, dal momento che sono convinto che la sua partenza avverrà il [omissis] settembre, fra due giorni, qualche speranza c’è ancora. Forse invece è gia ad [Omissis] (se si scrive così). So solo una cosa ora come ora: non c’era. Ieri sera non c’era.

September-2007
L’ho fatto. Ho preso il coraggio a due mani e ho inviato il messaggio che portava con sé anche un carico di speranza. Ieri pomeriggio, alle 15.22, l’ho inviato. Non che vi abbia scritto chissà quali rivelazioni, non che gli abbia affidato la verità affinché il destinatario potesse venirne a conoscenza. Solo la speranza di ricevere una risposta. Che poi non è arrivata. So che è suo tipico di non rispondere subito ai messaggi, di metterci un bel po’ per mandare una risposta. Non so neanche cosa mi aspettavo. Forse che si facesse sentire e mi chiedesse di vederci prima che partisse. Ma ovviamente non è stato così. Ed oggi è il [omissis] settembre. Il giorno in cui la mia mente ha deciso di riporre la le ultime speranze, intestardendosi nella convinzione che oggi sarebbe stato il giorno della sua partenza. L’ultimo giorno utile quindi. Speranze ormai in frantumi sotto il peso della realtà, come si può ben immaginare. Ed io che mi ero detto “ecco, se non mi risponde ci metto una pietra sopra e vaffanculo, voltiamo pagina”. Non fosse che la stessa cosa, la stessa identica cosa me l’ero già detta mesi fa, quando, mandando un messaggio anche quella volta, mi dissi “se non mi risponde ora vuol dire che non gliene frega un cazzo di me, quindi mi comporterò di seguito”. Ma quanto sono illuso? Sono mesi ormai che non si fa sentire, che solo io (raramente) faccio squilli o invio messaggi senza ricevere risposta. Ed oggi è la fine di un’epoca nei miei sentimenti. No, non una fine: una svolta piuttosto. Perché so che non smetterò di ritornare col pensiero ad ogni istante passato insieme, ma forse ora riuscirò a farlo con la mente un po’ più lucida. Un po’ più obiettiva.
Ma ora che rileggo queste parole, mi continuo a dare del deficiente, del coglione. Squilli? Messaggi? Perché mai non ho preso in mano il telefono e composto quel maledetto numero? Il numero che ogni volta che mi capitava di vedere mi provocava un tuffo al cuore. Forse proprio per questo. O forse perché non volevo nemmeno mostrarmi invadente, pressante, con una persona la cui considerazione di me era un pensiero fisso. Anzi, È un pensiero fisso.
Che aggiungere a tutto ciò? Che l’ho sognato l’altra notte? Che era lì, di fianco a me? E che non mi importa sapere cosa stavamo facendo in quel sogno, cosa la mia mente aveva creato e rendeva quasi reale attorno a noi, ma che soltanto mi bastava sapere che eravamo assieme?

September-2007
A parte quello che vorrei scrivere ora, quello che mi sentirei di scrivere più che altro, che non sarebbe altro se non una ripetizione di quello che ormai da settimane vado riportando ogni volta che butto giù due parole.
Quindi passo subito oltre, con la sola precisazione che, da quando ho realizzato che il suo erasmus è cominciato, mi sento un attimino meno oppresso da pensieri che conosco bene… basta leggere quanto riportato nei giorni precedenti. Ma meglio che non mi lascio andare sennò la situazione precipita di nuovo.

September-2007
Forse sono addirittura riuscito a fare un passo oltre, a compiere quel superamento che mi serviva per ricominciare un po’ a sperare. Tutto grazie alla vista di una persona praticamente sconosciuta, individuata solo perché talvolta in stazione è accaduto di incrociarsi. Ovviamente senza scambiare una parola, ma fissandosi finché non ci si incrocia e supera a vicenda. Da questo episodio, da questi pochissimi secondi è scaturita una serie di riflessioni tipiche del mio essere e del mio comportarmi. Dato per certo che se, ora come ora, continuo ad aspettare che quello che desidero mi cada addosso, io non otterrò mai nulla, conseguentemente dovrei per logica mettere in moto il corso degli eventi con un’azione positiva/attiva personale. E potrei proprio cominciare da quella persona, probabilmente componente di una banda musicale, capelli biondi biondi, mossi, occhialini da studente modello. E scende pure a [Omissis]. Per forza abiterà in zona, no?
Così, queste piccole riflessioni, questi miserrimi sogni da frocetto mi hanno riaperto un po’ le porte dell’illusione in cui mi piace sprofondare e dalla quale mi faccio avvolgere come una coperta morbida, calda. Che spesso, anzi, sempre per ora, si è trasformata in catene che mi hanno portato verso il fondo.

Novembre-2007
È strano come dallo scrivere mille volte in brevissimo tempo passo come nulla a non scrivere per oltre un mese se non di più. “Sure as the rain start to fall, yes I’ll always remember you dear…” sto ascoltando una nuova canzone appena scoperta pochi giorni. E la prima volta che l’ho sentita già mi sono sentito immerso nella musica e nelle parole in cui mi pare di potermi rispecchiare almeno in parte.
Sarà mica una voglia di sentirmi parte di qualcosa che mi piace? Sia pure una canzone?? Però è davvero bella e se potessi la canterei alla persona di cui penso proprio di essere “still crazy”. E qui riapriamo ferite profonde, come se mi piacesse scavare a fondo e crogiolarmi nel dolore che mi autoinfliggo. Ci ho pensato e mi sa che il motivo sta nel fatto che almeno così mi sembra di potergli essere ancora vicino, che anche se sono io a pensarlo forse anche lui mi pensa. Ma mi sento uno stupido illuso. Anche se so per certo che almeno all’inizio anche lui voleva che ci rivedessimo senza però avere il coraggio di fare il primo passo, come d’altronde feci io.
E dopo un periodo di relativa calma interiore, a seguito della mancata risposta ad un singolo squillo, ora mi si riaffacciano tutti quei sentimenti che a pensarci bene si erano materializzati anche prima del fatidico squillo… e infatti sto meditando di farmi sentire seppure l’eventuale messaggio dovrà arrivargli in [Omissis].
Ho pensato anche a quello che dico della gente di cui conosco le vicissitudini, che non concepisco come non si assumano gli eventuali rischi sollevando una cornetta per invitare qualcun altro ad un appuntamento. Un comportamento che critico aspramente ma che mi ritrovo a riprodurre paro paro. Sarò pirla?

Novembre-2007
Dato che a volte mi capita di scrivere interventi che poi salvo come bozze lasciandoli dimenticati poi per mesi, dato che quando passa il momento in cui li ho scritti poi non li pubblico più, ecco che almeno qui voglio lasciarli scritti, così, per eliminarli dalle bozze e metterli da un’altra parte. Qui appunto. Ed eccone uno del 12 novembre che non ricordo perché l’ho scritto ma non dovevo essere molto felice..

Ufffffffffff
e mentre fuori fa un freddo animale con il vento che sembra portare veloce con sé delle verità infinite che non riesco a cogliere nel frastuono seppure siano così a portata di mano, forse per questa canzone angosciante in sottofondo, mi è venuta la brillante idea di aggiornare un po’ sta pagina. un po’ il fatto che sono tappato qui con la schiena piegata su dei libri che parlano di qualcosa che in fondo non mi interessa, un po’ la relativa cappa di silenzio che non può mancare in queste situazioni, mi sale una specie di scoramento che va e viene. mi distraggo con un niente, mi perdo ad osservare le mie stesse mani seppure le conosca fin nei minimi dettagli, anche se in realtà sono soltanto gli occhi ad essere rivolti ad esse. per il resto sto già pensando ad altro. la solita serie di pensieri concatenati più o meno logicamente, tra i quali spuntano e si inframmezzano dei ricordi recentissimi o passati da tempo. ricordi di giorni che ora che ci penso bene ormai sono passati da anni. il desiderio che è andato sempre più scemando di poterli rivivere. a questo punto è diventata una malattia, una cancrena lurida di pus che continuo a grattare e strofinare, nella speranza di trovarvi al di sotto del tessuto ancora sano. ma sento già l’odore penetrante di illusione e quindi, ovviamente, quello acre della delusione. e nel frattempo non ho smesso di fissare un punto indefinito sul palmo della mano. allora mi riscuoto ma lo slancio dura più o meno 30 secondi e arriva il nuovo motivo di distrazione che mi porta via, come il vento che tira fuori fa con le foglie rinsecchite per terra. per fortuna squilla il telefono e mi permette così di risentire la mia stessa voce. una cosa strana, perché rinsalda la certezza che ci sono e mi riporta un po’ coi piedi per terra, via dalle speculazioni ingrate di poco prima. ma dal momento che la chiamata termina in tempo zero e mi dovrei ributtare tra quelle mille righe poco attraenti, eccomi qua, a descrivere un momento insignificante di una giornata qualunque.

Novembre-2007
Dopo giorni di nuvole e pioggia, freddo e buio, finalmente un po’ di sole. Peccato che torni soltanto per splendere sulla terra. Sono stanco di aspettare. Rimango immobile e non succede nulla. Mi metto in movimento e non succede nulla. Esiste una terza via che non mi è nota? Non penso. E quindi dovrei solo aspettare. Aspettare. Aspettare. Quanto? Non si sa. Mi sono stancato anche di aspettare.

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