CIAO PAOLO 3

Ciao Gayproject, sono contento che il tuo controllo in ospedale sia andato bene!
Ho letto attentamente la tua risposta e riguardo al coming out sono sempre più d’accordo con quanto mi dici da qualche giorno, che è meglio un coming out limitato ma intelligente piuttosto che uno indiscriminato e “pericoloso”.
Ritornando invece sulla questione creare-una-relazione non posso non confessarti che fino a qualche tempo fa anche io ero sulle tue stesse posizioni, ritenevo che non si potesse fare altro che attendere l’imprevedibile comparsa di quella persona con la quale sentire di avere una corrispondenza di affetti. Tuttavia, probabilmente a causa della mia impazienza che spesso è foriera di pessimi consigli ma che talvolta mi ha anche aiutato, dopo una serie di riflessioni non ho potuto far altro che constatare che mi stavo comportando come una pianta assetata nel deserto: immobile, in attesa della pioggia che non arriva mai. E quella sensazione mi ha dato uno sprone forte a mettermi in movimento e cercare di forzare un po’ il destino. Non che sia in giro con il lanternino a cercare di capire se ogni ragazzo può essere quello giusto, questo ovviamente no, ma diciamo che cerco di avvicinarmi in modo diverso a loro, con l’intento di instaurare un rapporto di amicizia e soprattutto di fiducia (che però arriva sempre dopo un po’, devo sottolinearlo). Non pensare che sia un ossessivo che cerca a tutti i costi in ogni dove di trovare quello che vuole: infatti non ho ancora concluso nulla ma non me ne sento frustrato.
Hai ragionissima comunque quando scrivi che per amare bisogna essere in due: infatti mi pare di averti scritto già nel primo commento che penso di essere già innamorato. E a questo proposito c’è un dubbio che mi attanaglia. Mi spiego: questo ragazzo è partito per l’estero e starà via per ancora sette mesi all’incirca e ti premetto che qualcosa fra noi c’è stato; io ho una gran voglia di risentirlo ma già prima che lui partisse, per mesi, non abbiamo fatto altro che incontrarci casualmente, senza ovviamente alcuna conseguenza. La mia paura è di farmi sentire ancora e ricevere del silenzio come risposta. Di nuovo.
Qualche volta anche lui mi ha cercato ed in quei momenti io mi sono sentito benissimo, tremavo nell’inviargli ogni messaggio o nel chiamarlo. Solamente che lui ha avuto delle ragazze e penso che abbia molta più paura di me per quanto riguarda la componente omosessuale del suo essere.
Ma non ti voglio tediare oltre con queste storie da sedicenni.
Grazie per la pronta risposta al mio commento di ieri.
Aspetto ovviamente il tuo prossimo post, anche se mi pare di aver monopolizzato un po’ il tuo blog con i miei problemi, mettendo in ombra gli altri ragazzi che già ti scrivevano… Scusate!
Ciao gayproject!
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Ciao Paolo,
le cose di cui parli non sono storie da sedicenni, come le chiami tu (che meriterebbero comunque il massimo rispetto) ma sono storie gay molto tipiche. Non credere che a 30 o a 40 anni per un gay i problemi siano poi così diversi. Ci sono anche quelli che arrivano a vivere in coppia, ma sono una ridottissima minoranza e il problema della ricerca di un contatto affettivo vero è, in fondo, il problema fondamentale di un gay. Questa ricerca si conclude spesso con soluzioni di compromesso o addirittura con l’accettazione della solitudine sostanziale, quando ci si rende conto che gli anni sono passati e che il proprio progetto di vista è stato in concreto irrealizzabile. In sostanza, la ricerca di contatti affettivi veri e seri, indipendentemente dai suoi esiti, è una delle molle della vita e fai benissimo a non rimanere solo in attesa e a cercare di instaurare rapporti di amicizia e di fiducia con altri ragazzi, cosa peraltro tutt’altro che facile. Dici di essere già innamorato di un ragazzo che tuttavia non vedrai ancora per mesi. Le tue reazioni di attesa, di timore e di turbamento sono tipiche dell’innamoramento. Quando dici che il ragazzo di cui sei innamorato ha avuto delle ragazze e pensi che abbia molta più paura di te della componente omosessuale del suo essere tocchi un argomento delicatissimo. Ci sono ragazzi che non hanno mai vissuto fasi etero nella loro vita affettiva e sessuale e ce ne sono altri (non parlo dei bisessuali) che sono stati effettivamente eterosessuali, in modo più o meno convinto per anni e che a una certa età scoprono il loro lato gay. Questa scoperta non è indolore e anzi è spesso molto problematica. Ho dedicato a questo argomento dei post specifici e non mi ripeterò qui, ma certo un ragazzo che ha avuto una vita etero può sentirsi pesantemente spiazzato dalla scoperta del suo lato gay. Aggiungo però che il trauma della scoperta è in genere assai minore quando questa scoperta avviene nell’ambito di una relazione affettiva di amicizia seria con un altro ragazzo. Vorrei solo dire che i ragazzi che sono stati sempre gay in genere accettano molto meglio la loro omosessualità, quelli che invece hanno avuto una vita precedente etero incontrano difficoltà notevoli a ristrutturare la loro vita da capo, in un’età in cui in genere si è già raggiunta una stabilità affettiva. Quando un rapporto tra due ragazzi si sviluppa come una relazione affettiva gay, vissuta in modo più o meno dichiarato con l’accettazione o quanto meno senza il rifiuto esplicito di una dimensione anche sessuale, le complicazioni per un ragazzo che ha avuto un’esperienza etero diventano sensibili, questo ragazzo può provare un interesse sessuale fortissimo e nello stesso tempo può cercare di reprimerlo in modo violento, con una specie di auto-terapia contro la propria omosessualità. Spesso questi ragazzi mantengono una specie di doppia vita, da un lato vivono in modo visibile una relazione eterosessuale alla quale si sforzano di essere fedeli e dall’altra vivono una dimensione omosessuale in chiave di trasgressione, in altri termini accettano anche un rapporto omosessuale ma come un modo di rispondere a una pulsione interna che comunque giudicano assolutamente negativa. In queste situazioni l’atteggiamento dell’altro ragazzo è importantissimo, perché l’accettazione di un ruolo subalterno solo in chiave di trasgressione non solo non permette di superare il conflitto ma sembra rafforzare l’idea che la relazione omosessuale non possa che essere di serie B. In ogni caso, innamorarsi di un ragazzo che ha avuto una precedente vita etero significa affrontare un’esperienza non facile, perché, anche ammesso che non si trattai di una vera forma di bisessualità che creerebbe forse problemi ancora più grossi, un ragazzo che è stato eterosessuale e che si scopre gay può vivere nei confronti dei gay delle vere e proprie forme di rifiuto, conseguenti al rifiuto si se stesso. Quindi, se il ragazzo di cui sei innamorato vive situazioni del genere e se veramente gli vuoi bene, i silenzi di fronte alle tue proposte aspettateli e tieni presente che quei silenzi non sono dei rifiuti nei tuoi confronti quanto piuttosto delle tappe, in un certo senso indispensabili, di un processo di accettazione di sé. Se gli vuoi bene devi accettarlo com’è.

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