STORIA D’AMORE DI UN VECCHIO GAY

Cari amici del blog,

sono qui a farvi una confidenza. Mi sento stanco, certe volte affaticato, contrariato. Stamattina non sono stato bene, ho avuto qualche momento di malore e ho provato la sensazione netta che la partita si stesse per chiudere, una cosa del tutto improvvisa, mi hanno fatto sedere, mi hanno portato un bicchiere d’acqua, poi, piuttosto rapidamente, è passato… sono stato meglio. Almeno alla grossa penso di sapere di che si tratta, sono cose sgradevoli ma cose con le quali dovrei riuscire a convivere, anche se la confidenza nelle mie possibilità fisiche ne esce piuttosto ridimensionata. Come cambiano gli orizzonti del blog di fonte a queste cose! Una volta a casa ho pubblicato ugualmente “simbiosi gay etero – replica” che ho trovato nella posta del blog msn. Ma dopo mi sono sentito scoraggiato. Qualche volta mi capita (è capitato di recente) quando sto in chat di perdere il controllo e, direi, il buon senso, e di lasciarmi andare a discorsi un po’ troppo accalorati e fuori luogo che, in buona sostanza sono aggressivi e poco rispettosi del mio interlocutore che è un’altra persona, talvolta molto diversa da me sotto tanti punti di vista… ma io di queste cose mi dimentico facilmente… e non dovrei… certamente non dovrei. Certe volte mi sento scoraggiato e ho la netta sensazione di non essere all’altezza della situazione. Le cose mi si presentano molto più complesse di come me le aspettavo. Sto facendo in questi giorni un bagno di realtà per uscire un po’ dalla mia mitologia gay e avanzare un po’ nella conoscenza del mondo reale. Mi rendo conto sempre di più di avere una prospettiva limitata e una vista corta, in sostanza di essere vecchio e di vedere le cose come le vedono i vecchi. E proprio per i vecchi gay ho scritto stasera il mio post quotidiano. In fondo quello è il lato della vita gay che conosco meglio.

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Quanta gioventù c’è in città la mattina, ci sono le scuole, le università, gli uffici. Il mondo è pieno di ragazzi. Sono belli, indubbiamente, sono una speranza per il domani, ma noi siamo vecchi, noi siamo i gay che vanno verso il tramonto, quelli che devono accettare che per loro non è più tempo di combattere e che la loro giornata volge al tramonto. Non è un problema di gay o di etero, per noi ormai il problema è quello dal rapporto tra vecchi e giovani, il problema è essere accettati, non come gay, ma come vecchi, essere accettati dai giovani, dai ragazzi, essere accettati per sentirsi utili, per sentirsi vivi ancora per un po’. Ma non è facile essere accettati… perché si parla un linguaggio vecchio, perché si ricordano cose vecchie che hanno un senso solo per chi le ha vissute. Ricordi di vita, o di non vita, o di ombre di vita cui si è dato lo spessore del reale a forza di ripeterli… quando ci si racconta ci si riscopre e ci si reinventa, ma il passato è un tempo triste. Come diceva Pasolini: Solo vivere, solo amare conta, non avere amato, non aver vissuto. In questo è implicita la condizione dei vecchi e in particolare dei vecchi gay esclusi dal presente. I fortunati sono pochi, e per fortunati intendo quelli che non restano completamente soli, gli altri devono abituarsi a convivere con la solitudine, Un ragazzo trova amici, ma un vecchio è irascibile, bizzoso, scostante e gli amici li allontana prima che si avvicinino. Essere vecchi gay… già… quelli che hanno vissuto almeno hanno qualcosa da ricordare ma la maggior parte non ha nulla da ricordare, fantasie, certo… sogni totalmente unilaterali, ma di contatto umano vero… ben poco, gli affetti … se possono chiamasi affetti sono così sublimati che diventano evanescenti. La vita al tramonto è un adattarsi non c’è più niente da costruire. Mi colpì molto una storia di un gay anziano, mio amico, si chiama Guido e ha 78 anni… la sua storia è nello stesso tempo bella e terribile. Io la riferisco nello stesso secchissimo modo in cui Guido me l’ha raccontata in poche parole. Guido è vissuto sempre solo, a 64 anni è andato in pensione, ed ha continuato a vivere solo, non ha parenti stretti, in pratica non ha nessuno, solo un vecchio cane che gli tiene compagnia. Un giorno Guido è andato a fare la spesa al supermercato, è scivolato e si è rotto il femore, a 75 anni è stato costretto a rimanere solo in casa. Si è rivolto ad una associazione di volontariato  e gli hanno mandato un ragazzo per assisterlo. Il ragazzo aveva 31 anni. In breve… Guido si è innamorato di questo ragazzo e il ragazzo l’ha capito ed ha continuato ad andare a casa di Guido, tra loro si è creata un’amicizia vera. Quel ragazzo non era gay. Guido dopo qualche mese ha ricominciato a camminare, prima male, ma poi sempre meglio, finché non è stato di nuovo autonomo e il ragazzo ha continuato ad andarlo a trovare anche dopo. Guido era felice, per la prima volta nella sua vita si sentiva amato, ma la cosa purtroppo non è finita bene perché dopo qualche mese il ragazzo è morto in un incidente automobilistico. Tutta la storia è durata 24 mesi. Adesso Guido è di nuovo solo a 78 anni. La storia d’amore che ha vissuto tra i 74 e i 76 anni, paradossalmente, ha rafforzato la sua voglia di vivere. Parla di quel ragazzo come del figlio che avrebbe voluto avere, ne parla in modo sereno, ma la presenza di quel ragazzo e la sua morte improvvisa hanno lasciato in Guido una traccia indelebile.

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2 pensieri su “STORIA D’AMORE DI UN VECCHIO GAY

  1. Ciao, mi hai appena detto di andare a dormire e infatti dovro farlo altrimenti inizieranno gli urli di questi rompipalle, ma sinceramente io volevo dirti solo una cosa: Non vivere pensando ai se, ai ma, ai forse, ai dopotutto, pensando semplicemente a quello che sei senza crisi senza stare male perchè vedi, ognuno ha una sua storia, una sua età, dei suoi sogni, e dunque siamo tutti uguali davanti alla vita e davanti ai problemi, io non voglio sentirti dire che ORMAI sei anziano ma piuttosto che FORTUNATAMENTE SEI!!!!

  2. Ciao gayproject. Ti chiamo così perché non ho ancora capito bene se c’è un altro nome con cui rivolgermi a te o meno. E scrivo ancora perché ormai è qualche giorno che ho scoperto il tuo blog e ogni volta che ho la possibilità mi ci connetto e lo leggo con grande interesse. Devo dire però la verità, che non sono ancora riuscito a leggerlo tutto perché dopo un po’ mi va insieme la vista ma soprattutto perché le occasioni per farlo sono limitate e per me non è possibile farmi “scoprire” mentre navigo fra i tuoi post. Ho letto con grande interesse l’intervento del ragazzo ventisettenne che da 10 anni vive a strettissimo contatto con Marco ma con il quale non è riuscito a esprimere i suoi sentimenti, qualunque essi siano. Mi ci sono un po’ ritrovato nonostante io abbia solo 21 anni: è stato come un ritrovarmi davanti alla visione di un possibile futuro che potrebbe aspettare anche me. E con ancora maggior interesse ho letto la risposta di quel ragazzo e mi ha colpito quando ha “ammesso” di non avere coraggio. Perché nemmeno io ho questo “coraggio” di cui lui parla. Mi spiego: io sto bene con la mia omosessualità, personalmente l’ho accettata da moltissimo. Già all’età di 12/13 anni sapevo di essere attratto dai ragazzi ma non mi sembrava ci fosse nulla di male: era così e punto. Solo crescendo mi sono reso conto che questa tendenza non era “normale” in base agli standard del mondo che mi circonda. La mia infatti è una famiglia cattolica, fin da piccolo sono stato cresciuto in armonia con i principi della religione, ho frequentato sia alle medie sia al liceo un collegio arcivescovile, anche se devo ammettere che proprio questa assidua frequentazione mi ha distolto dalla religione, mi ha fatto scostare da quello che mi ha sempre circondato. E ovviamente ero già consapevole di essere gay. Esperienze di tipo sessuale con altri ragazzi ne ho avute alcune fin dall’età di 14/15 anni, tuttavia nulla più che incontri fugaci e senza coinvolgimento emotivo. Una specie di sfogo occasionale e ulteriore alla masturbazione. Se parliamo di amore diciamo che non ho mai avuto una relazione seria, anche se posso dire di essere innamorati di un ragazzo. Con lui tutto è cominciato quando avevo 19 anni, una festa in discoteca a Milano: avevamo bevuto entrambi e ci siamo intrufolati in un privè avvicinandoci ad un ragazzo che era all’interno. Non ricordo bene come ma ci siamo ritrovati in tre a baciarci e strusciarci. Da lì ci siamo rincontrati qualche volta, c’è stato anche qualcosa di più ravvicinato, anche se poi non abbiamo più continuato a sentirci. Con mio grande dispiacere.
    Ora penso ancora a lui ma il mio problema principale è che nessuno sa della mia omosessualità (tranne due amici dai quali però per vari motivi mi sono allontanato definitivamente) e che invece io vorrei vivere pubblicamente questo mio modo di essere. Ho tanti amici, non lo nego, e con loro non ho mai tenuto comportamenti che facessero trapelare la mia eterosessualità. Ma nemmeno comportamenti che facessero comprendere che sono gay! Lo so che è un discorso un po’ complicato, ma non sarebbe la mia vita se non fosse così. Anche se a poco a poco sto cercando di mettere delle mezze verità, dei doppi sensi ambigui in alcune mie frasi, nella speranza che sorgano dei dubbi e qualcuno cominci a riflettere.
    Altro paio di maniche è la questione famiglia. Ho già detto che sono cresciuto in un ambiente religioso (non estremamente religioso ma quanto basta) e spesso e volentieri sento parole pesanti sugli omosessuali, in particolare quando in tv vengono mostrate immagini di qualche gay pride o di episodi che coinvolgono dei gay. Non dico quanto sia ovvio che ogni parola è uno schiaffo e quanto la mia indifferenza forzata mi sappia di viscido.
    Sta di fatto che ormai sono diviso e combattuto fra, da una parte, questa voglia matta di dirlo a tutti, sospinta anche dalla convinzione che in tal modo potrei forse più facilmente trovare qualcuno con cui instaurare una relazione di cui sento il bisogno, dall’altra il non sapere quale potrebbe essere la reazione di coloro ai quali dovessi confessare (che brutta parola!) tutto ciò, anche se per ora le seppur poche esperienze sono state positive…
    Ed ecco qua, in poche righe, quella che è la mia esperienza, anche se in realtà ce n’è ancora molte di cose da dire. Diciamo che sentivo il bisogno di esprimere un po’ quello che provo e per farlo ho scritto questo commento molto incasinato. Deve essere un riflesso del mio stato di questo periodo! Ciao gayproject! E stai certo che tornerò ancora a leggere con interesse questo blog!
     
    ps. scusami se non ti lascio il link dello space ma per ora prevale ancora il timore di espormi troppo. stupida come cosa eh?!!

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