SIMBIOSI GAY ETERO

Ho 27 anni, non sono pochi, ma non sono nemmeno tanti… ancora. Non sono dichiarato a nessun livello, almeno ufficialmente, cioè non l’ho detto esplicitamente a nessuno ma ho cercato di farlo capire in tutte le maniere a un ragazzo che è un po’ il sogno della mia vita, chiamiamolo Marco anche se non si chiama così, forse non è vero che ho cercato di farglielo capire ma avrei voluto. Comunque a lui non ho detto nulla in modo esplicito. So bene che per i gay dichiarati certi discorsi possono sembrare patologici o da pusillanimi, ma io non ci riesco, col fatto di essere gay ho avuto moltissimi problemi, prima di tutto con me stesso e, se posso dire quello che penso, non sopporto proprio il senso superiorità dei gay che si sono dichiarati e che si permettono di giudicare quelli come me che non lo hanno fatto e che molto probabilmente non lo faranno mai. Se una cosa del genere non la fai istintivamente quando sei giovanissimo e non capisci bene che cosa significa, dopo non la fai più. Quindi, voi che avete fatto scelte diverse dalla mia, per favore, astenetevi dal giudicare, perché quello che ho passato io voi non lo potete capire. Chiedo scusa per la digressione fuori tema ma mi viene spontanea perché non mi piace essere giudicato superficialmente. Allora, io a Marco non ho detto nulla, siamo amici, molto amici, ma teoricamente almeno solo amici, e non da adesso, sono praticamente 10 anni che va avanti questa storia, ci siamo conosciuti a scuola, in modo normalissimo, nessun riferimento di tipo sessuale… mai! Io con lui sto bene e penso che lui stia bene con me… Della sua sessualità io non so nulla, non ne abbiamo mai parlato, so benissimo che sembra incredibile ma è così, è una specie di tabù. Io credo che sia etero, ma non lo so, l’ho sempre pensato, non l’ho mai visto con una ragazza in 10 anni, né lui ha mai visto me con una ragazza. Siamo stati prima compagni di scuola, poi ci siamo iscritti alla stessa facoltà, abbiamo praticamente fatto tutti gli esami insieme, studiando insieme tutti i giorni. Ci siamo laureati lo stesso giorno, poi abbiamo fatto gli stessi concorsi e adesso lavoriamo insieme nella stessa banca, non nella stessa stanza ma abbiamo gli uffici uno vicino all’altro, quindi ci vediamo tutti i giorni. Al lavoro dobbiamo stare attentissimi ad evitare ogni forma di familiarità. Vista da fuori, in ufficio, la nostra amicizia sembra solo un normale rapporto tra colleghi. Quando usciamo dal lavoro passiamo insieme il pomeriggio o lui da me o io da lui. Abbiamo due appartamentini piccolissimi sullo stesso pianerottolo, perché li abbiamo comprati praticamente nello stesso giorno. Lui cena da me i giorni pari e io da lui i giorni dispari, e siamo sempre e solo in due, poi vediamo insieme la televisione o ci finiamo un po’ di lavoro a casa, se non lo abbiamo finito la mattina… in sostanza è una forma di simbiosi totale. Gli appartamenti li abbiamo da più di tre anni e da quando li abbiamo comprati siamo vissuti praticamente insieme senza interruzione, pure le vacanze insieme… come due fratelli. La sera verso mezzanotte, ci salutiamo e ognuno se ne va a casa sua, dicendo solo ciao. La mattina andiamo al lavoro insieme, li suona da me e andiamo insieme, una volta con la macchina sua e una volta con la mia. Il suo cellulare, se squilla, è solo per ragioni di lavoro, non l’ho mai sentito fare une telefonata privata, e d’altra parte a me succede esattamente lo stesso. Adesso il mio vero problema è: Che devo fare? Devo andare avanti così, con questa specie di simbiosi in cui il sesso non è nemmeno un’ipotesi, o devo fare un passo rischioso come il parlare chiaro? Per me non è solo un amico. Quando gli sto vicino studio i dettagli minimi della pelle delle sue mani dell’attaccatura dei capelli, del modo di accavallare le gambe o di mettersi in piedi quando si alza dal divano. Di lui mi piace tutto, la voce, il modo di muoversi, il modo di guardarmi e di farmi ogni tanto un sorriso. Non è bellissimo, no, è un ragazzo normale, qualcuno mi ha detto che è un tipo molto comune, e in effetti non ha nulla in comune con i modelli delle riviste, ma a me sta bene così… Certo, qualche volta mi sento a disagio. Io non so come lui viva la sua vita sessuale perché non se ne parla mai, ma io penso che la viva come la vivo io, cioè solo masturbandosi. Io quando lo faccio penso solo a lui e sogno che questa situazione possa avere una evoluzione e prima o poi ci possa essere anche un altro tipo di contatto, ma lui quando si masturba a che cosa pensa? … forse non a me, forse ad un’ipotetica ragazza dei suoi sogni, ma a una ragazza che esiste solo nel regno della fantasia, perché se avesse un ragazza dovrebbe pure dedicarle un po’ di tempo, mentre noi stiamo praticamente sempre insieme. Ma devo dire che non ho mai avuto l’impressione che gli passi per la testa nessuna fantasia sessuale nei miei confronti, io ho la sensazione che sia realmente etero, ripeto, non lo so, ma a naso direi proprio che è etero. Adesso mi chiedo che cosa stiamo facendo noi due, io, un gay che per stare vicino a un etero non ha fatto mai vita da gay e lui, un etero che per stare vicino a un gay non ha mai fatto una vita da etero. Una cosa del genere ha senso oppure è una specie di castrazione reciproca e un modo di buttare via la vita reale che magari è pure dietro l’angolo? Io ho paura che questa situazione possa essere un vero blocco insuperabile sia per lui che per me perché in fondo così si sta bene. Io di Marco mi fido, diciamo al 90%, ma non al 100%, ho paura che lo perderei se gli dicessi come stanno veramente le cose, io lo conosco sotto tanti punti di vista ma la sua reazione ad una mia eventuale dichiarazione d’amore non riesco ad immaginarmela… ne sono innamorato, ma unilateralmente e in qualche modo lo temo, forse non ne sono nemmeno veramente innamorato e non ho la più pallida idea di quello che gli possa passare per la testa. L’idea di parlargli chiaro l’ho avuta più volte ma poi il discorso si è fermato prima di cominciare perché la paura di perderlo è troppa. E’ una situazione complicata perché non è chiara, noi non siamo una coppia… forse preferirei vederlo di meno e avere con lui un po’ più di complicità e invece non succede, stiamo sempre insieme ma come amici e anche un po’ in modo rigido e formale, niente abbracci, mai, nemmeno strette di mano, nemmeno giocare un po’, scherzare, che ne so, dire battute cretine… tra noi è tutto molto serio e molto stranamente normale. Qualche volta ho pensato che Marco possa avere le stesse paure che ho io, qualche volta noto che mi osserva e quando io mi giro gira lo sguardo e fa finta di guardare dall’altra parte, anche lui potrebbe avere paura. Lo so che a 27 anni queste sono cose assurde, lo capisco da me, ma vorrei capire che cosa devo fare, perché la situazione mi comincia a stare stretta, cioè lo amo ma vorrei che fosse una cosa chiara, che prendesse una decisione… ma so che tanto io non dirò nulla di chiaro e lui andrà avanti così. E’ il paradosso di una stranissima simbiosi che probabilmente non è affatto una storia d’amore.
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