ANDY ROMANZO GAY 6/3

Ringrazio ancora Francesco per i suoi graditissimi incoraggiamenti e gli dedico con piacere la terza parte del sesto capitolo (la storia affettiva di Andy).
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– Marco, ma tu perché mi racconti queste cose? Tu vorresti che ti raccontassi la mia di storia? Tanto nessuno si è mai preoccupato di stami a sentire, però non ho preclusioni di principio, parlarne non mi piace, non gradisco la cosa in sé ma di te non ho paura, anzi, ma credo che avresti molte difficoltà a capirmi fino in fondo, te l’ho detto pure prima… anzi, scusami per il tono aggressivo non ce l’avevo affatto con te ma il mio mondo è proprio diversissimo dal tuo e non credo che mi potresti capire, non per niente, ma non ci sei passato… però, te lo ripeto, se vuoi io non ti voglio nascondere niente…
– Magari Andy, mi piacerebbe moltissimo sapere qualche cosa in più di te, certe volte mi sembri chiuso come un riccio.
– Vedi Marco, io non ho mai avuto una famiglia come la tua anzi non ho mai avuto una famiglia, non ho mai avuto amici come i tuoi, ammesso che io prima abbia avuto amici e non mi pare proprio, anzi io spero che i tuoi amici adesso possano essere anche i miei. Quello che c’è di comune è che ci piacciono i ragazzi, qui il discorso è pressoché esattamente lo stesso, io non ho avuto la cabina col buco e nemmeno tante possibilità di contemplazione sessuale che potesse passare come cosa ovvia, ma i gruppi sportivi di ragazzi che facevano le docce bollenti tutti insieme li ho avuti anch’io, ma questo solo quando ero già grande, e comunque io per qualcuno di loro prima sbavavo, ma tanto di me se ne fregavano talmente che non si ponevano nemmeno il problema di parlare con me, figurati di parlare di sesso o di fare l’amore, ai tempi della scuola poi niente sesso in assoluto. Però è meglio se comincio dall’inizio e già fino dall’inizio puoi capire tutto il resto: mia madre aveva diciassette anni e faceva l’amore con un ragazzo di diciannove, ma uno che aveva una brutta nomea, a mia madre piaceva e nonostante tutti i divieti la cosa andava avanti, mamma probabilmente non capiva nemmeno bene come potesse andare a finire, un certo giorno lui l’ha messa alle strette e le ha detto che doveva prendere la pillola, se non lo avesse fatto lui l’avrebbe piantata perché non voleva complicazioni, be’, un giorno lui voleva fare l’amore, lei la pillola non l’aveva presa perché si vergognava di andare in farmacia a comprarla, ha avuto paura e ha detto al ragazzo che la pillola l’aveva presa incrociando le dita e sperando che non succedesse nulla e invece è rimasta incinta, lui era furioso, lei non sapeva che cosa fare, avrebbe voluto abortire, ma non ne capiva nulla, non sapeva come fare, a chi ricorrere, non voleva dire nulla ai suoi, insomma, ha perso tempo, quando i suoi se ne sono accorti era troppo tardi e mamma non poteva abortire più, così sono nato io, mio padre è stato letteralmente costretto a sposare mia madre, che non lo voleva assolutamente perché dopo che era rimasta incinta avevano litigato furiosamente, si sono sposati in chiesa, papà mi ha riconosciuto per forza, poi sono morti i miei nonni materni che pure si erano un po’ abituati all’intruso e forse mi volevano anche bene, pochissimi giorni dopo mio padre e mia madre si sono separati, poi lei ha chiesto il divorzio, era molto più ricca di papà e se lo è comprato rinunciando a qualsiasi pretesa economica, papà era uno stupido perché pagare sarebbe toccato a mamma e non a lui, questo me l’ha detto l’avvocato, io sono stato affidato a mamma, ma mia madre, che aveva fatto suo malgrado la vita della serva perché ero nato io, ormai doveva cercare di rifarsi il trucco e di rimettersi in corsa in società, di riprendere il suo ruolo di vera signora, probabilmente già trescava prima col mio patrigno, quello che io chiamo papà, e non ci è voluto molto ad arrivare al matrimonio, questo in Comune perché mamma, anche se ci aveva provato, perché per riabilitarsi tutto fa brodo, non era riuscita ad avere l’annullamento canonico, anche se si era arruffianata qualche prete. Così mio padre si trovò il bel frugoletto “tutto suo”, era il regalo di nozze, ne avrebbe fatto volentieri a meno ma io ero la merce di scambio, i quattrini di mamma gli piacevano molto e se voleva quelli si doveva tenere anche me, comunque devo dire che per qualche anno io ci sono stato anche bene, specialmente quando ero proprio piccolo, regali tantissimi, coccole, più o meno false, che si sprecavano, io non capivo perché non avevo il cognome di papà, mi raccontavano una storia strana: il mio cognome era quello del primo marito “amatissimo” di mamma, del “caro estinto” che non era affatto estinto, a me piacevano i regali e ho rinunciato a fare troppe domande, il quieto vivere si compra e si paga. Alle elementari stavo in una scuola religiosa: [… omissis …] Però non ci sono stato male, in fondo allora non capivo niente e poteva andare anche così, mi ricordo solo che papà mi parlava sempre dei suoi progetti su di me, mi chiamava il “mio ingegnere”, mi raccontava quanto sarei stato amato se avessi fatto per filo e per segno quello che voleva lui, mio padre e mia madre diversi anni dopo hanno avuto altri due figli, ma erano due femmine, due gemelle, sono nate quando io ero già grande, dopo le gemelle mia madre avrebbe voluto riprovarci per avere il maschio, ma quello buono, quello D.O.C., ma papà pensava che avrebbe potuto fare il terno di femmine e non fecero altri figli o forse non ne vennero più, non lo so, le mie sorelle sono piccole anche adesso e mi sembravano delle bambolette, ma quando ero ragazzino io ero, per così dire, figlio unico e mi crogiolavo nel futuro bellissimo che mi descriveva papà.
Ho fatto pure le scuole medie in una scuola religiosa, ma in un’altra scuola, dove mi hanno fatto il lavaggio del cervello con la purezza, gli atti impuri e via dicendo ma io fino alla fine delle medie non avevo se non un sentore molto vago di queste cose, mi sono sviluppato sessualmente piuttosto tardi, poi l’idea di omo e di etero era proprio lontanissima, davo per scontato che avrei fatto sesso con le ragazzine e ci ridevo sopra, facevano tutti così, ma era solo per imitazione, in effetti coinvolgimenti affettivi o sessuali veri alle medie non ne ho avuti, io ero pure un anno avanti e i miei ritmi non erano quelli degli altri, non mi masturbavo nemmeno e non avevo erezioni e meno che mai avevo notizie in proposito dai miei compagni perché l’argomento era monopolio dei preti, si faceva ginnastica solo alla prima ora e si veniva da casa già in tuta, non in calzoncini, proprio in tuta.
Poi il liceo. Il mio liceo classico era quasi completamente femminile e questo fatto mi ha creato non pochi problemi, a parte il fatto che di ragazzi ce n’erano pochi, le ragazze mi correvano dietro e ragazzi e ragazze avevano una massa di pregiudizi di casta da fare spavento, sembravano tutti, in piccolo, le fotocopie di mio padre e mia madre, io non andavo alle feste, ero un isolato, i miei facevano di tutto per inserirmi ma facevano tutto loro, io ero completamente passivo, mi sceglievano gli amici, figli degli amici loro, che a me sistematicamente non piacevano, mi trovavano le ragazzette delle famiglie giuste, mi programmavano le vacanze, si impicciavano sempre dei cavoli miei ma solo per mettere i puntini sulle i a loro modo, per manipolare, io non contavo mai nulla, un giorno a una festa a casa mia con i compagni e le campagne di scuola, si è presentato anche mio padre, anche se gli avevo chiesto di non immischiarsi, e ha cominciato a fare il galletto con le mie compagne che sono rimaste allibite e mi guardavano con occhi esterrefatti, dopo quella volta le feste non le ho volute più sentire, a casa mia si rischiava di ripetere scene patetiche, a casa d’altri si rischiava di essere placcati dalla ragazza di turno, più aumentava l’età più il rischio era concreto, non so fino a che punto possa essere vero ma credo di essere gay per reazione, era la posizione più radicalmente opposta a quella di mio padre, che era un maschio tosto o pensava di esserlo solo perché mia madre si faceva mettere i piedi in testa. A casa tua tuo zio vi passava i quattrini e non ne parlava mai, a casa mia si parlava solo di quattrini, di rango sociale, di persone all’altezza o non all’altezza, l’atteggiamento verso i gay era di scherno, le battute, quando ero piccolo e ancora non capivo bene di che cosa si trattasse, erano pesantissime in privato, in pubblico erano di commiserazione per certi fenomeni, cosa tipica delle persone cosiddette di larghe vedute, quando ho cominciato a pensare al sesso avevo più o meno tredici anni, forse di più, avevo letto su una rivista di due ragazzi che vivevano insieme, c’erano delle foto, sembravano felici, io non davo nemmeno alla cosa un valore necessariamente sessuale, quando sentii i commenti dei miei capii meglio il significato dell’articolo, lo lessi di nascosto, portai il giornale in camera mia e mi chiusi a chiave, fu allora che scoprii la masturbazione, in una foto uno dei due ragazzi appariva in slip, casti ma rivelatori, tanto bastava, non ti dico le angosce: forse fa male alla salute, forse sto facendo un peccato gravissimo, allora mi venivano in mente tutti i discorsi dei preti sugli atti impuri e l’angoscia era tanta, masturbarmi mi piaceva tantissimo, mi portava in un mondo libero e tutto mio, ma era una trasgressione che mi metteva in angoscia. Mi sarebbe piaciuto vivere con quei due ragazzi, loro erano liberi, senza genitori, erano contenti e io cominciai a fantasticare e a cercare mentalmente con chi mi sarebbe piaciuto fare un tipo di vita come quella dei due ragazzi del giornale, non mi veniva in mente nessuno, cominciavo a cercare sui giornali volti di ragazzi sorridenti, ma volti proprio molto dolci come sarebbero piaciuti a me e mi fermavo a guardarli e a sognare di vivere come sarebbe piaciuto a me, tutto questo però non ebbe nessun risvolto affettivo pratico, di ragazzi carucci vicino a me non ce n’erano e se c’erano non mi piacevano, andavo avanti a fantasia e masturbazione, c’era solo un mio compagno di scuola che mi piaceva un po’ e piano piano tutte le fantasie si sono concentrate su di lui, ma erano solo fantasie masturbatorie assolutamente unilaterali, i miei sogni di allora erano più o meno esattamente corrispondenti alla vita che facciamo adesso, ma il sesso vero con qualche ragazzo era impossibile e poi era un tabù assoluto, masturbarsi da solo era più o meno una cosa criminale che ti poteva costare la vita eterna, ma masturbarsi in due sarebbe stata una cosa così imbarazzante che non l’avrei neppure potuta raccontare al prete in confessione, allora andavo in chiesa, mi masturbavo, mi confessavo, mi masturbavo di nuovo, mi riconfessavo, con frequenza quasi maniacale, più o meno lo facevano tutti, almeno credo, mi sembrava una cosa normale, finché il discorso finiva sulla masturbazione il prete ci faceva poco caso perché pensava che lo facessi pensando a una ragazza, una volta, per scrupolo di coscienza ho voluto chiarire, sono andato in una chiesa dove non andavo mai e ho raccontato al prete che mi ero innamorato di un mio compagno e che pensavo a lui ventiquattro ore al giorno e mi masturbavo pensandolo. Mi aspettavo una tremenda reprimenda ma il prete mi ha fato un discorso che lì per lì mi ha lasciato sconvolto ma che ho capito solo dopo, mi ha detto che dovevo conservare la mia purezza e con quel ragazzo dovevo limitarmi solo a qualche bacetto, che innamorarsi è una cosa molto bella ma che bisogna sapersi trattenere fino al matrimonio, poi ho capito che il prete mi aveva preso per una ragazza… poi mi sono venuti altri scrupoli e ho pensato di raccontare tutto in confessione al prete del mio gruppo di azione cattolica e lì sono cominciate le prediche e i tentativi di lavaggio del cervello, il prete al quale avevo raccontato queste cose mi conosceva e conosceva anche i miei, lì per lì non avevo dato troppa importanza al fatto ma poi la cosa si è dimostrata pesantissima, mi dava tremendamente fastidio, qualsiasi cosa facessi mi sentivo gli occhi addosso, tutte le volte che andavo a confessarmi il discorso era lo stesso: la castità e la prospettiva del matrimonio perché avere un figlio “così” potrebbe essere il più tremendo dispiacere per la tua mamma. Naturalmente questi discorsi per un po’ hanno fatto un certo effetto, poi hanno cominciato a fare l’effetto contrario, non sono andato più in chiesa, i miei conoscevano il prete, io stavo al sicuro perché sapevo che i preti non possono raccontare quello che hanno saputo in confessione, invece è successo proprio così, i miei mi hanno affrontato di brutto, io a loro non avevo mai dato la minima occasione di sospetto, il discorso lo hanno cominciato proprio loro, dicendo che don Luigi si era lamentato che non frequentavo più la chiesa e temeva che io potessi prendere una brutta strada, il discorso aveva un significato solo, che poi venne fuori in modo esplicito, io non sapevo come uscirne e raccontai ai miei una balla, dissi che don Luigi mi aveva fatto della proposte sessuali e che io non c’ero stato, la cosa li lasciò perplessi, alla fine non insistettero per mandarmi ancora in chiesa, quando incontravo don Luigi per la strada era lui che scappava per primo, fui sottoposto a una sorveglianza ancora più stretta, cominciarono a mettermi intorno tante ragazze, io mi sforzavo di scherzare con loro ma non mi veniva naturale, non mi permisero più di frequentare nemmeno il mio compagno di banco col quale qualche volta avevamo studiato insieme, ho saputo dal mio insegnate di lettere del liceo che i miei sono andati a chiedergli le copie dei temi, a scuola almeno quello che scrivevo veniva corretto grammaticalmente ma non censurato anche se in effetti nei miei temi non c’era proprio nulla di significativo, il professore mi ha chiesto che cosa doveva fare, io gli ho detto che non doveva darglieli e i miei si sono arrabbiati a morte, hanno minacciato il professore di denunciarlo perché io ero ancora minorenne ma il professore alla fine ha risposto che glieli avrebbe dati ma solo alla mia presenza, allora hanno desistito, da allora ho cominciato a studiare Italiano con molto più interesse, il professore mi aveva detto che data la situazione era necessario essere molto prudenti e scrivere solo temi di letteratura. Lo spionaggio continuò ma c’era poco da spiare, non frequentavo nessuno, nessuno mi scriveva, nessuno mi telefonava, io apparentemente studiavo e basta, l’estate noi non andavamo mai al mare ma solo in montagna, il mare poteva essere pericoloso per me, ci sarebbero state troppe tentazioni, al mare si va in giro pressoché nudi in montagna si va bardati di tutto punto, tutti i fine settimana si passavano insieme, in tre: io, mia madre e mio padre, io allora non avevo né fratelli né sorelle, si faceva la passeggiata, si prendeva il gelato, ecc. ecc. ma la cosa finiva lì, le mie tattiche difensive ottennero buoi risultati, la situazione si calmò, alla fine sono arrivato alla maturità e mi sono trovato con un tema che parlava dei rapporti tra genitori e figli, il mio professore era commissario interno, gli ho chiesto se potevo parlare liberamente, mi ha fatto cenno che non era opportuno, ho preso la maturità con 48/60, una delusione terribile per mio padre che sognava il 60 e aveva già cercato di fare di tutto, intendo dire tutti gli imbrogli possibili, perché io ci arrivassi, mi avrebbe mandato a studiare dove voleva lui, intendo in una università privata dove studiavano i figli degli amici suoi, ma per fortuna avevo preso 48, il professore mi disse che non era stato possibile farmi dare di più ma io lo ringraziai molto calorosamente, non capì perché ero così felice di non aver preso un voto alto.
Ormai le università prestigiose, come le chiamava mio padre, dovevano essere messe da parte, avrei dovuto iscrivermi all’università statale, mio padre mi voleva mandare a giurisprudenza dove aveva qualche amico influente, io non gli dissi di no, ma al momento di iscrivermi mi iscrissi a Scienze politiche, più per fare un dispetto a mio padre che per altro, non sapevo se dire la verità sul fatto o far finta che mi ero iscritto a giurisprudenza, alla fine ho scelto la seconda via, ma qualche giorno dopo sono arrivati a casa degli stampati della facoltà di Scienze politiche e mio padre ha capito, non mi ha guardato più in faccia, non solo perché avevo fatto una iscrizione diversa da quella concordata con lui ma perché non glielo avevo nemmeno detto, questo fatto lo ha mandato proprio su tutte le furie, ha cominciato a picchiare sul tavolo, ha rotto un piatto davanti a mia madre, ha fatto il gesto di darmi uno schiaffo, se ci avesse provato gli sarei saltato addosso in modo violento ma si è limitato a insultarmi e tra le ingiurie ha aggiunto: – Vuole fregare a me questo finocchio! Mia madre era presente ma è rimasta zitta, si vergognava di avere portato in dote al suo principe azzurro un figlio non gradito e per di più finocchio.
Insomma, il vecchio discorso ritornava a galla, e poi da un vero maschio come lui non sarebbe mai nato un finocchio, non c’era bisogno nemmeno di dirlo, poi a lui la parola finocchio sembrava particolarmente offensiva, peggio di pezzo di merda. Io non risposi, me ne andai senza nemmeno sbattere la porta, minacciò di non darmi più una lira perché ormai ero maggiorenne ma dopo la sfuriata cambiò tattica e cercò di scaricarmi il più presto possibile, di darmi soldi perché mi togliessi dai piedi e comunque non mi facessi più vedere, voleva che vivessi in un college o in un pensionato universitario, voleva che in ogni caso sparissi dai suoi orizzonti ma io non sono sparito affatto, quando faceva le sue feste per gli amici suoi, proprio quando non mi avrebbe voluto vedere in nessun modo tra i piedi, io tornavo a casa sul più bello con una giacca rosa optical e un distintivo del fuori, la prima volta ha incassato, la seconda no, si è arrabbiato moltissimo, è arrivato a rinfacciarmi che non ero figlio suo, perché la cosa, secondo lui, mi avrebbe dovuto fare soffrire: – Perché non è possibile che io abbia un figlio che non solo è finocchio ma anche stronzo! – Il poveretto cercava di caricare la dose!
Con mia madre i suoi rapporti cominciavano ad andare a rotoli, ma non perché mamma stesse dalla parte mia, era tutto un problema loro, tutto un problema di rapporti tra re e regina; tipo qui comando io, tu non c’hai una lira e sei un morto di fame e simili: erano fatti della stessa pasta, a mamma un secondo divorzio pareva troppo, alla fine hanno preso la decisione di andare in terapia da un analista per cercare di vedere che cosa non andava, erano ipocriti ma forse non se ne accorgevano nemmeno, per loro si faceva così, al loro livello si faceva così, l’analista era una cosa di classe. Volevano che andassi dall’analista con loro, si erano messi in testa che l’unica cosa che non andava tra loro ero io, alla fine mi hanno trascinato dallo psicanalista e lì è stato uno dei momenti più interessanti della mia vita, lo psicanalista era un mentecatto che credeva di avere capito tutto e recitava la parte di Freud, la psicanalisi forse potrebbe anche avere un senso ma, messa in mano a un cretino, qualsiasi cosa diventa cretina. A parte i quattrini buttati in terapie devo dire che la cosa è stata gradevole, raccontavo all’analista cose belle dei miei genitori, gli dicevo che si facevano troppi complessi, che io li amavo, anche se loro non potevano capirlo, ecc. ecc. di me gli raccontavo le mie imprese sessuali con il mio amante, Marco, così l’avevo chiamato, vedi tu le combinazioni! Naturalmente non avevo nessun amante ma mi sarebbe piaciuto averne uno come te, comunque, tra i 19 e i 22 anni, poco prima che ci conoscessimo mi sono preso le mie rivincite sui miei, quando tornavano dalle sedute con l’analista erano perplessi, poi alla fine conclusero che l’analista non aveva capito nulla perché ripeteva che tra noi in fondo c’era un buon rapporto, la cosa è andata bene per qualche mese, in quel periodo ho avuto un po’ più di libertà, e ho fatto la mia unica esperienza di masturbazione a due, quella che ti ho detto, poi sei arrivato tu e io ho cambiato facoltà per stare con te, mio padre mi ha chiesto perché avessi cambiato facoltà per tornare a giurisprudenza, dove lui mi voleva mandare fin dall’inizio, il gesto gli sembrava una forma di buona volontà nei suoi confronti, già mi vedeva come San Paolo sulla via di Damasco, ma io gli ho detto che mi ero innamorato e che il mio ragazzo faceva giurisprudenza: il motivo del cambiamento di facoltà era solo quello, non ci ha visto più, si è messo a urlare dicendomi di non rimettere piede a casa, il mio numero di telefono ce l’hanno, ma come hai visto anche tu non si sono mai fatti vivi, nemmeno mamma, forse hanno risolto finalmente i loro problemi familiari, adesso “il loro problema” è risolto, adesso potranno risparmiare i quattrini dell’analista, una pelliccia è meglio! Io credo, no, io so di non avere mai avuto una famiglia, anzi forse sarebbe stato meglio se non ne avessi mai avuta una, invece ho avuto non due genitori ma due persone che di me se ne fregavano, io dovevo essere come loro o niente, è come quando uno è molto ricco, non è che ha un figlio e deve lasciare il patrimonio al figlio ma ha un patrimonio e deve lasciare al patrimonio un titolare… ma io al mondo che ci sono venuto a fare? Lo so che è stato un errore, forse sono nato solo per rompere le scatole a mia madre!
– No, guarda, a metterti al mondo, magari per sbaglio, hanno fatto benissimo, secondo me la Provvidenza esiste, e io come avrei fatto se non avessi incontrato te?
– Sì ma tu, Marco, una famiglia e degli affetti veri li hai avuti, avresti potuto campare anche se non avessi incontrato me, per me invece è stata la salvezza, l’ultima spiaggia, cioè se non avessi incontrato te forse avrei fatto veramente una brutta fine.
– Ma che dici?
– Scusa, ma anche adesso, se non ci fossi tu, io dove andrei? Non avrei nemmeno una casa per andare a dormire la notte, è così! … Ma che ora abbiamo fatto?
– Andy, sono passate le quattro, qui sta per fare giorno, forse è meglio provare a dormire un po’ altrimenti domani non riusciremo nemmeno a stare in piedi.
– Sì, mi sa che è meglio…. Cucciolo, che bello che ci sei! E’ proprio tutta un’altra cosa, adesso si comincia tutto da capo, si gira pagina veramente, da adesso in poi ci siamo solo noi, quella ormai mi sembra proprio vita passata, una realtà che non mi appartiene più e che non è stata mia nemmeno prima, Cucciolo, ricordatelo, tu hai promesso che mi aiuterai, io adesso posso essere più suscettibile, magari posso pure fare più fesserie di prima, tu lo sai… a me basta sapere che tu lo sai, se mi comporto da cretino dimmelo, mi raccomando, niente bugie pietose e poi mettimi sotto a studiare, se mi distraggo fammelo notare… hai capito Cucciolo? Adesso ho bisogno di non sentirmi solo, devi starmi vicino!
– Andy, io sto realizzando i miei sogni più profondi… dai, andiamo a dormire e domani cerchiamo di non alzarci tardissimo, facciamo così, mettiamo la sveglia alle dieci, così poi possiamo cominciare a lavorare subito.
Si misero a letto rimanendo in slip, poi Andy si rannicchiò contro Marco.
– Abbracciami Cucciolo! Sì, così, di questo calore ne ho bisogno… Cucciolo…
– Che c’è?
– Devi avere tanta pazienza con me…
– Non ti preoccupare, Birillo e adesso cerca di dormire.
– Notte Cucciolo!
– Notte Birillo!
– Cucciolo… proprio tanta pazienza… notte Cucciolo!
– Notte Birillo!

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