SCOPRIRSI GAY

Apro il blog “STORIE GAY” e trovo un commento al post “COME HO CAPITO DI ESSERE GAY”. E’ un commento importante che si rivolge all’autore del post.
Anonimo ha detto…
Ciao….ho letto la tua storia ( be è piuttosto ovvio dato che sto lasciando un commento!) e ora sto un pò meglio perchè so che al mondo c’è un altra persona che si è trovata nella mia "stessa" situazione; ti ammiro perchè tu sei riuscito ad accettare quello che sei. Io sono in uno stato di puro panico ma allo stesso tempo quello che secondo me, fino ad ora, era sbagliato mi attrae. Spero anch’io un giorno di riuscire ad accettarmi così come sono senza odiarmi.
10 novembre 2007 20.30
Per debito di chiarezza devo precisare che il post “COME HO CAPITO DI ESSERE GAY” mi è stato inviato anonimo come messaggio sul blog (msn) “STORIE GAY E NON SOLO” con il seguente brevissimo testo di accompagnamento:
“Questa è la mia storia vera, se ti va pubblicala, mi farebbe piacere, chissà che non serva a qualcuno.”
Il messaggio era senza firma. Si tratta del sesto post che non ho scritto io o non ho dedotto dal materiale di archivio che conservo. Non so di chi sia ma è evidente che è di un utente del mio blog msn “STORIE GAY E NON SOLO”. L’autore del post, quindi, molto difficilmente potrebbe accorgersi di un commento lasciato su un altro blog. La pubblicazione del commento su tutti e tre i brog (PROGETTO GAY [in assoluto il blog più commentato], STORIE GAY [blogspot] e STORIE GAY E NON SOLO [msn]) serve a tentare di fare in modo che l’autore legga il commento e, se vuole, risponda.
In ogni caso una riflessione si impone. Due persone: l’autore del post e il commentatore si ritrovano nella “stessa” situazione che, lo devo dire, è molto più comune di quanto non si creda. Ho conosciuto personalmente ragazzi anche ben oltre i 21 anni che hanno scoperto di essere gay dopo aver avuto a tutti gli effetti, sesso compreso, una vita tipicamente etero ed effettivamente l’atteggiamento che ho riscontrato più frequentemente è del tipo di quello del commentatore e non del tipo di quello dell’autore del post. Queste persone si ritrovano, anche in età non giovanissima, di fronte ad una crisi di identità. Dal mio punto di vista credo che, al di là di qualsiasi accademismo sull’origine dell’omosessualità, abbia senso osservare quello che accade e la crisi di identità è pressoché una costante in situazioni del genere. Mi riferisco a situazioni in cui i ragazzi, prima di scoprirsi gay, non avevano mai sospettato che una cosa del genere potesse accadere. Questi ragazzi che non avevano una identità etero di copertura ma erano profondamente convinti del loro orientamento etero, si trovano, spesso per situazioni come quella descritta nel post, a scoprire che, invece, il loro orientamento sessuale è tipicamente gay. Non stiamo parlando di bisessuali, ma di veri gay che, salvo meccanismi di autorepressione violenta, non torneranno più ad una sessualità etero. Un ragazzo che si identifica come gay in età molto giovane in genere vive una situazione meno traumatica di chi si sente gay per la prima volta in età adulta. La domanda: “Che mi sta succedendo?” è automatica. Come dice il commentatore, ci si sente attratti da ciò che fino a poco prima si riteneva assolutamente sbagliato, o quanto meno lontano da sé. E in una situazione di questo genere il panico arriva. Nelle situazioni di questo tipo con le quali mi è capitato di venire in contatto ho visto più volte ragazzi che pur essendo fortemente tentati dal mondo gay al punto, a loro dire, di andare in erezione per il solo fatto di parlare con un ragazzo, si costringevano ad autentiche forme di autocondizionamento nel tentativo vano di “correggere” la loro nuova sessualità, si forzavano a non masturbarsi per molto tempo e quando lo facevano cercavano di concentrarsi sul’idea di stare con una ragazza o, addirittura, si forzavano ad un contatto sessuale con una ragazza nel tentativo di mettere da parte i loro interessi gay. Tentativi di questo genere erano condotti con un impegno serissimo e tuttavia avevano effetti psicologici deprimenti, come la mancanza di erezione al contatto sessuale con una ragazza o come la sensazione ancora più deludente che deriva da un rapporto sessuale che arriva al termine ma che non soddisfa perché non corrisponde ai propri desideri profondi. Per un ragazzo grande, che ha vissuto anni come etero, rendersi conto di essere gay è traumatico specialmente in una circostanza, che tra l’altro è di gran lunga la più frequente, ossia nel caso che la scoperta della propria omosessualità sia una scoperta che si fa da soli. I ragazzi che si scoprono gay per effetto di un’amicizia amorosa con un ragazzo gay, in genere, vivono il cambiamento in modo molto meno traumatico, per loro l’essere gay significa trovare fin dl primo momento un supporto forte in un ragazzo che li sostiene. Ma per i ragazzi che scoprono da soli la loro omosessualità la sensazione è sgradevole perché comporta una sorta di solitudine radicale: “A chi lo dico?” Per questi ragazzi in genere non c’è nessuna possibilità di confronto, i lori amici sono tutti etero e, in genere, il timore di creare contatti gay è considerevole, si tratta di ragazzi che non sono abituati a considerare la condizione gay come una condizione di normalità e si giudicano in qualche modo un caso patologico. Questa è la realtà ed è una realtà che comporta situazioni di disagio grave. L’accettazione è difficile ma, per quello che ho visto, arriva abbastanza rapidamente, in genere due o tre anni. Il cammino che seguono questi ragazzi è segnato alcune tappe fondamentali. La prima è il superamento delle autoforzature sessuali, cioè il non mettersi alla prova in situazioni etero e l’accettare una sessualità gay almeno nella masturbazione. Questo passo è in genere il più difficile, perché comporta una ammissione sostanziale del proprio essere gay. La seconda fase è data dalla conoscenza del mondo gay e qui ci possono essere problemi non piccoli. Un ragazzo che scopre di essere gay in età adulta deve riuscire ad accettare di far parte del cosiddetto mondo gay e se questo gli si presenta nelle forme più esasperate la cosa diventa molto difficile. In altri termini l’idea di gay come normalità è fondamentale: gay come confronto serio, come discussione, come supporto reciproco, come amicizia, questa parola in una situazione come quella di cui stiamo parlando è fondamentale, un amico gay serio può facilitare molto le cose, un amico gay interessato al sesso, aggressivo o poco rispettoso può destare facilmente repulsione e aggravare la crisi di identità. In genere l’accettazione di una vita affettiva gay seria necessita di tempo. In questo senso un blog gay come questo può avere un senso perché permette ad un ragazzo che si scopre gay di vedere che cosa sono veramente i gay e di confrontarsi con loro, non solo leggendo i post ma soprattutto i commenti (vedi il blog Progetto Gay ricchissimo di commenti). Trovare tra i gay un rispetto autentico e un’amicizia seria è fondamentale per chi ha appena scoperto di essere gay e di questo ha paura.

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