MITI GAY

Questo post è dedicato ad una riflessione sui “miti gay”. Ogni gruppo che si riconosce in una identità tende ad avere una sua mitologia. I gay non sfuggono a questa regola. Se pensate a che cosa è una gay vi vengono in mente immancabilmente alcune alcuni aggettivi: sensibile, creativo, solo, depresso, frivolo ecc. Così se vi chiedete che cosa sia una coppia gay vi verranno in mente alte idee: coppia forte, coesa, unita contro il mondo. Per costruire un bel Romanzo Gay che possa fare audience o un bella fiction gay televisiva bisogna mettere insieme tutti gli stereotipi classici della cultura gay: due ragazzi gay entrambi bellissimi (altro mito galoppante) dopo avere vissuto di angosce e di paure si incontrano, tra loro sboccia un amore fortissimo, con una perfetta intesa sessuale (altro mito). Il mondo è contro di loro (altro mito) ma loro combattono contro tutto e contro tutti e ovviamente riescono a prevalere (altro mito) “e vissero sempre infelici e contenti” (altro mito). Se un lettore gay di questo blog dovesse confrontasi con la trama di una mitica storia gay come quella che ho presentato dovrebbe dire che nella sua vita nulla o quasi corrisponde a quel modello. Quei modelli di vita gay non vengono dai gay ma del mondo del cinema o della letteratura di serie b, eppure quei modelli condizionano pesantemente l’immaginario dei gay e ne condizionano l’agire che con quei modelli finisce inevitabilmente per scontrarsi. La grande narrativa gay (Baldwin, Forster, ma ci aggiungerei anche Leavitt e Tondelli, per non dire di uomini come Pasolini, o Jean Jenet) non ha nulla a che vedere con quei modelli. La grande letteratura storicizza e non mitizza, relativizza al qui e ora e rifugge gli astrattismi buoni per tutte le stagioni. In altri termini la grande letteratura gay non è mitologia ma immagine di vita reale e, tra l’altro, non della vita gay reale più spettacolarizzata, ma di quella più imprevista e imprevedibile. La coscienza collettiva dei gay, purtroppo, non è formata dai Balwin, dai Forster o dai Pasolini ma dalla dimensione più commerciale della cosiddetta cultura gay, che non ha nulla né di gay né di cultura. Ed è purtroppo con questa pseudocultura che bisogna fare i conti ogni giorno, ed è questa pseudocultura che condiziona non solo i gay ma anche il mondo etero, che finisce per avere un’immagine dei gay assolutamente distorta. Chi non conosce il mondo gay da vicino, e spesso anche chi lo conosce e ne fa parte, subisce la presenza di quei modelli, gli etero li identificano come modelli gay e i gay li accettano come propri modelli perché, anche se provengono dal mondo del cinema e dello spettacolo ed hanno scopi commerciali, sono gratificanti. Anche se non hanno nulla a che vedere con la realtà, i miti gay sono in sostanza più o meno belle favole gay e ai gay, come d’altra parte a tutti, piace ascoltare favole, tanto più se a lieto fine, salvo poi doversi rendere conto per esperienza diretta e spesso traumatica che si tratta solo di favole. Per crescere i gay dovrebbero uscire dalla mitologia e confrontarsi con altri gay, per discutere con loro, per capire quello che la vita gay è veramente, ma una ipotesi del genere è ancora oggi molto remota. I gay contrariamente ad un altro mito diffuso, non sono un gruppo ma sono singoli dispersi in un mare etero nel quale stentano a trovare il simile, in buona sostanza sono individui piuttosto solitari almeno a livello sostanziale. E’ ovvio che in una dimensione di ridotto scambio tra loro, i gay finiscano per rifugiarsi nella mitologia gay. Da quello che ho visto più volte, tra persone di tutte le età, sono portato a pensare che la vera crescita di un gay in termini di maturità umana e di coscienza gay si realizzi solo attraverso un bagno di realtà. Ho conosciuto tramite chat diverso tempo fa un ragazzo di 30 anni, un ragazzo veramente notevole che, nonostante tutto, ha finto per sprecare anni della vita nel tentare di mettere in pratica modelli tipici della mitologia gay, aveva conosciuto ragazzi di qualità personali eccellenti ma li ha rifiutati tutti, uno per uno, perché non incarnavano il suo modello di principe azzurro gay. Quel trentenne ha rovinato la vita di quattro ragazzi nel corso di circa di 5/6 anni, illudendoli in una maniera vergognosa a forza di promesse sublimi, nelle quali lui stesso, badate bene, credeva e lasciandoli poi in preda di una disillusione terribile quando li abbandonava perché insoddisfatto. Ho avuto modo di seguire le quattro storie, anche se da lontano e ho conosciuto i quattro ragazzi di cui parlo, ragazzi ottimi. Adesso il 35enne è rimasto solo a leccarsi le ferite e a rimpiangere gli anni buttati dalla finestra a correre dietro i miti dimenticandosi di avere a fianco ragazzi che gli volevano bene. Chi si innamora delle situazioni astratte e non delle persone concrete non ha capito nulla dell’amore, chi cerca di costruirsi nella realtà un mondo di favola rifiuta di crescere e si contenta della mitologia mentre intorno a lui c’è il mondo vero, ci sono i ragazzi veri, con tante contraddizioni, con tante difficoltà, con tante stranezze… ma con tanto amore da poter dare. Tra i tanti miti gay c’è anche quello che sesso: l’idea che il sesso per un gay sia l’essenziale. Questo teorema, in termini generali, non ha senso. Desiderare il contatto fisico con un ragazzo che si ama ha un senso, andare a caccia di sesso da persone sconosciute indica una sofferenza affettiva profonda. Per favore aiutatemi a mettere al bando la falsa mitologia gay!
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