GRAZIE SALVATORE POESIA GAY

Grazie Salvatore,
ti ringrazio infinitamente perché mi hai dato una risposta seria che non è esattamente in linea con quello che penso io e che quindi non è un puro atto di cortesia. Pensando a quello che dici e sapendo che quelle idee vengono da te mi sento spinto a rifletterci perché se pure tu alla fine, pur salvando la particolarità, o almeno l’individualità dell’esperienza (l’urlo interiore, il delirio della sofferenza, un’esplosione di gioia, il tremore di un idillio, emozioni che sgorgano dalle vene) al di là di ogni pretesa di universalismo, alla fine concludi che “non esiste la poesia gay o la poesia che va al di là di tutto tralasciando le emozioni, esiste solo quel brivido, la poesia”, la cosa non può essere considerata frutto di un preconcetto e ha forse radici più profonde. E’ quasi come se tu, tolta di mezzo la dimensione universalistica, ma anche quella gay, che, in fondo nasconde comunque una pretesa probabilmente infondata di generalizzazione, ti riportassi a una dimensione strettamente individuale, cosa che mi sembra molto saggia e, in questi, termini non avevo mai considerato seriamente, anche se, fatta salva l’idea di assoluta individualità dell’esperienza poetica non riesco a mettere tra parentesi l’affinità di esperienza umana che, in qualche modo, mi sembra che sostenga l’idea di una poesia gay. Grazie per avermi fatto riflettere. Il mio atteggiamento, adesso, non è esattamente quello di prima… e non mi succede facilmente di cambiare idea.

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