CIAO ROXY

Ciao Rossana,

Ho letto il tuo post “Perché?!”. Mi dispiace sentirti così. Mi piacerebbe poter fare qualcosa di utile ma non vedo come. Intanto mi fermo a dirti quello che penso dei due temi di fondo che tu hai toccato, il primo è quello della difficoltà del coming out con i genitori e il secondo è quello del desiderare di essere dell’altro sesso, una cosa che da parte di una ragazza gay mi risulta nuova, anche se, l’ho sempre detto, non ho certo molta esperienza del mondo femminile. Ma andiamo per ordine.

Quanto al comung out verso i genitori, non sei l’unica ad essere in difficoltà. Ancora oggi la grande maggioranza dei ragazzi, e a maggior ragione delle ragazze gay, non si dichiara mai con i propri genitori. In alcuni paesi, sto parlando anche degli USA, sono frequenti i casi in cui alla ammissione della omosessualità da parte dei figli seguono aggressioni fisiche da parte dei genitori (schiaffi, botte), per non dire di altri paesi in cui l’essere gay è punito ancora oggi con la morte. Anche i genitori hanno subito dei condizionamenti e considerarli quasi automaticamente capaci di capire è un errore che può costare caro. Ho conosciuto tanti ragazzi (non ragazze) che dopo aver pensato molto al coming out in famiglia, hanno finito per rinunciarci definitivamente e non è affatto detto che abbiano fatto male. Amare un figlio per molte persone significa trasferire su di lui o su di lei le nostre aspettative personali deluse e cercare attraverso il figlio o la figlia una rivincita con la vita. Quasi tutti i genitori vedono i figli come una continuazione di sé e, per loro, accettare di avere un figlio o una figlia gay può essere veramente traumatico. E’ ovvio che le chiusure o il rifiuto nei confronti di un figlio gay sono una mancanza d’amore, ma accettare per un genitore è molto difficile. In ogni caso la tua volontà è liberà almeno a livello giuridico, anche se per avere una liberà sostanziale (economica) dovrai aspettare e non poco. In realtà non c’è molto da fare se non cercare di costruirsi un’autonomia vera. Vorrei che tu pensassi che dichiararti ai tuoi genitori deve essere una scelta consapevole e libera che deve essere assunta nella piena consapevolezza che inevitabilmente qualcosa cambierà, poco o tanto è difficile dirlo ma qualcosa cambierà. Può darsi che i tuoi si siano già resi conto della realtà, ma in genere i genitori in queste situazioni fanno la politica dello struzzo, nascondono la testa sotto la sabbia e fanno finta di non sapere, il che significa che se tu facessi un discorso esplicito, anche se loro se lo aspettano, la reazione sarebbe quella tipica di chi non se lo aspetta. Cerca di essere molto prudente. Lo so che è difficile perché tu hai il diritto di vivere la tua vita nel pieno rispetto da parte degli altri… ma gli altri, e spesso gli stessi genitori, non sono in grado di capire cose del genere.

Quanto al secondo punto, cioè all’idea di voler essere uomo per stare vicino a un’altra donna, se devo essere sincero, la cosa è totalmente fuori dalla mia esperienza e penso anche dall’esperienza della stragrande maggioranza degli uomini gay. Un uomo gay desidera poter stare vicino ad un altro uomo in condizioni di assoluta parità, cioè di starci senza rinunciare in nulla alla sua realtà maschile. In altri termini, quello che mi dici mi fa pensare che per te, almeno qualche volta, il modello del rapporto omosessuale (tra due uomini o tra due donne) sia sempre e comunque il modello eterosessuale. Francamente credo che i cosiddetti ruoli siano già delle cose molto vaghe tra gli eterosessuali ma ti posso assicurare che tra i gay (parlo di ragazzi e di uomini) il desiderio di cambiare sesso per stare vicino ad un altro uomo è una cosa della quale non ho mai sentito parlare. Un rapporto omosessuale è essenzialmente paritario. Io desidero stare vicino all’uomo che amo senza assumere nessun ruolo che non mi appartiene, senza essere il sostituto di nulla, senza che il nostro rapporto sia condizionato da alcun modello eterosessuale. Se per essere amato dovessi assumere una identità (anche molto vaga) non mia, preferirei cambiare aria e vivere la mia realtà. Per una ragazza, amare un’altra ragazza non può significare assumere un ruolo maschile, cosa che in qualche modo tu tendi a fare (abiti, orecchini…) sentendoti in qualche modo meno donna, il che però non ha senso perché una donna gay è una donna al 100%. Essere una ragazza gay probabilmente è più difficile che essere un ragazzo gay, la tolleranza sociale è minore e lo stato di vita è sicuramente più disagiato, dai rapporti familiari a quelli sociali, ma l’unica strada possibile consiste nel non farsi stritolare dalle difficoltà (tu ne vedi adesso solo alcune, ma nell’ambiente di lavoro ce ne sono sicuramente di molto pesanti), nel non perdere il controllo lucido della situazione, in sostanza nel non sognare troppo e nel guardare in faccia la realtà. Mi hai detto di aggiungere il tuo contatto per una eventuale chat, io l’ho fatto, ma non sei mai in linea. Non mi dispiacerebbe affatto parlare con te in modo diretto, se ti va fatti sentire. Che altro posso dirti… almeno sai che quando scrivi qualcosa c’è chi legge (e non sono solo io). Roxy! Su di tono, mi raccomando! Ti voglio sentire in un altro modo… capito? Un abbraccio.

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