ANDY ROMANZO GAY 4/5

– Ciao, Andy, vieni, vieni!
Rocco gli strinse la mano in modo molto deciso, Andy non era abituato a cose del genere, a casa Rosa lo abbracciò come se lo avesse conosciuto da sempre.
– Ciao, Andy, vieni, vieni, accomodati, qua stai a casa tua.
Andy colse al volo questa frase, che alle sue orecchie suonava piuttosto sinistra, si sentiva intimidito, quasi asfissiato da un ambiente che non conosceva e al quale istintivamente si sentiva totalmente estraneo ma non voleva deludere Marco, fece appello a tutte le sue capacità di adattamento e cercò di recitare la parte al meglio, la prima impressione che aveva ricevuto da Rocco e Rosa, misurata sulle categorie di Andy, non era positiva, non li capiva, li giudicava esagerati, invadenti, fuori luogo e cominciava a chiudersi in una forma di resistenza psicologica passiva, le sue risposte erano cortesi ma anche distaccate e da manuale e soprattutto Andy era pienamente cosciente che si trovava a giocare un ruolo non suo, lo faceva per Marco ma la cosa gli costava moltissimo. Marco, da parte sua, si rendeva conto della situazione di disagio pesante in cui si trovava Andy ma Rocco e Rosa sembravano non capire e continuavano sulla loro strada. Marco temeva che l’incontro tra Andy e i suoi potesse finire in un disastro, con una radicale incomprensione reciproca, ma non sapeva che cosa fare. Rocco e Rosa erano ottime persone e volevano bene a Marco, e così anche Andy, ma metterli insieme si stava rivelando un errore terribile. Rosa fece notare a Rocco che bisognava andare alla cantina a prendere un po’ di vino di quello come si deve, Rocco chiese a Andy di accompagnarlo.
– Non è una cantina ma un garage, Andy, se ti va ci possiamo andare insieme.
Andy era imbarazzatissimo, temeva di trovarsi a parlare con Rocco di cose di cui non voleva parlare, ma non poteva rifiutare.
In strada c’era sole, la giornata era bella e Andy si sentì meno messo alle strette. Rocco parlò solo del vino, del Cesanese del Piglio, dell’annata, dell’uva e di cose del genere e Andy si sentì più tranquillo.
– Ma tu preferisci il rosso o il bianco?
Andy aveva visto nel garage solo vini rossi e si affrettò a dedurne la sua risposta.
– Il rosso! Mi è sempre piaciuto di più il vino corposo.
– Oh, allora andiamo d’accordo, guarda, questo, questo, e poi questo qui, e a fine pasto questo qui.
Rocco tirò fuori quattro bottiglie polverose, ne porse due a Andy, poi chiuse lo sportello del garage e, continuando a parlare per non mettere in imbarazzo Andy, si riavviò verso casa.
Per le scale fece passare prima Andy, a casa non gli diede tempo di pensare, aprì una bottiglia, scaraffò il vino, glielo fece annusare poi gli versò un po’ di vino nel bicchiere.
– Dimmi com’è questo vino?
– Accidenti, ma è buonissimo!
– Questo lo vado a comprare a Piglio tutti gli anni e poi lo conservo per l’anno appreso, deve maturare per un anno, all’inizio non è così frizzante. E adesso senti quest’altro.
– Mh, è completamente diverso, questo sa di fragola, di frutti di bosco.
– Questo è fatto con un’uva nera molto particolare, non è vino fragola ma somiglia molto.
– Ma ci sono frutti di bosco dentro?
– No! E’ solo uva, però ha un profumo tutto particolare. E adesso ti posso fare assaggiare una cosa rara?
– Che cosa?
– Una fettina di tartufo sott’olio.
Andy fece una piccola pausa, non aveva mai gradito i tartufi ma non voleva essere scortese.
– Rocco, se devo essere sincero, il tartufo non mi è mai piaciuto, scusami.
– Ma non sei il solo, a Rosa non piacciono affatto, hanno un sapore un po’ particolare… ma una fettina di prosciutto e due olive?
– Magari quello sì.
– Allora vieni in cucina.
In cucina c’era una base di legno che reggeva un prosciutto ormai consumato per più di metà, Rocco tirò fuori un coltello speciale, da prosciutto, e ne tagliò due fette, le mise in un piattino, ci aggiunse due olive verdi snocciolate e lo passò a Andy che cominciò a annusare il prosciutto.
– Ma tu te ne intendi!
– No! E’ una reazione istintiva.
– Ma è proprio così che si annusa il prosciutto, che te ne pare?
– Mi sembra superlativo, da dove viene?
– Non è prosciutto di Parma, quello è molto dolce, questo è prosciutto di Norcia stagionato.
– Buono!
– E le olive?
– Pure!
– Quelle sono mie, proprio coltivate da me, ho un piccolissimo oliveto a quaranta chilometri da qui, me lo coltivo da solo, ci sono venti alberi in tutto ma sono alberi come si deve, né troppo giovani né troppo vecchi, io olio e olive non ne compro mai perché le potrei vendere, quando è tempo le olive le raccolgo da me e mi faccio fare l’olio in giornata e poi lo conservo con tutte le regole.
– Ma gli olivi che hai tu che età hanno?
– Io credo 100-120 anni, ma questi possono andare avanti per secoli, se non prendono malattie, in un buon terreno calcareo, se l’inverno non fa troppo freddo gli ulivi durano parecchie generazioni, in Palestina dicono che ci siano ancora quelli dei tempi di Gesù, io non ci credo, ma ci sono piante vecchissime. Qualche volta devi venire a vederlo il mio uliveto, è piccolo ma è ben tenuto, credo che ti piacerebbe, è un po’ in pendenza ma è orientato a sud e d’inverno non ci fa freddo, quando c’è stata l’ultima gelata gli ulivi miei non si sono rovinati.
Il pranzo era quasi pronto, Rosa aveva preparato le fettuccine di casa con un ragù speciale e un’insalata così assortita che si stentava a riconoscere due foglie simili. Andy ci aveva fatto caso e cercò di spostare la conversazione sul ragù. Marco, che era entrato in cucina da pochi secondi, cercava di tenersi al margine ma aveva l’impressione che rompere il ghiaccio sarebbe stato molto più difficile del previsto, se non si fosse potuto parlare di vino e di olio la conversazione si sarebbe esaurita in un generico buon giorno e buona sera.
Andy aveva comunque notato che l’invadenza di Rocco non mancava di una qualche discrezione, parlava molto ma sempre di cose che non preoccupavano troppo Andy, gli faceva domande ma solo sul vino e sul prosciutto. Vedendo che Marco era lì Andy cercò di interrompere quella strana e quasi irreale atmosfera introducendo un discorso diverso che potesse coinvolgere anche Marco.
– Mi sa che abbiamo portato un po’ di scompiglio.
– Ma che dici, Andy. Questa è una festa, se non sono feste queste quali sono le feste?
Rocco nel frattempo aveva aperto tre barattoli di conserve sotto olio e aveva preparato due piattini ricchissimi di funghetti, melanzane e olive con l’aggiunta di qualche scaglia di pecorino.
– Andy, Marco, venite a tavola, mentre Rosa finisce di preparare dovete assaggiare una specialità, Marco la conosce bene ma Andy mi sa che non l’ha mai provata. Tornarono nella sala da pranzo.
Andy si sforzava di sorridere ma non sapeva che cosa dire, Rocco gli passò un bicchiere di un vino rosso dolce, Andy assaggiò, era squisito,
– Andy, dimmi com’è questo vino. E’ buono eh?
A tavola gli diedero il posto d’onore vicino a Marco, fu servito per primo e circondato di tutte le attenzioni possibili ma nonostante tutto Andy si sentiva fuori dal mondo, aveva meno paura di prima, si rendeva conto che Rocco e Rosa non avevano nessuna intenzione di chiedergli chissà che cosa ma nonostante tutto Andy non riusciva a trovare un modo per avviare una conversazione che non fosse solo formale, quando accennava al fatto che si sentiva in imbarazzo gli dicevano sempre che non ce ne era ragione ma in effetti non lo ascoltavano come Andy avrebbe voluto, erano tanto preoccupati dall’idea di non metterlo in difficoltà che evitavano i discorsi diretti, forse Andy avrebbe avuto anche voglia di parlare un po’, ma non ne aveva l’opportunità, questo fatto lo indispettì alquanto, provava un certo senso di frustrazione: dopo tutto lui la buona volontà l’avrebbe anche avuta ma l’occasione non si era mai presentata e anche Marco sembrava non rendersi conto di quello che passava realmente per la mente di Andy. Poi venne il caffè e finalmente la conversazione in salotto, Marco cercò di rompere il ghiaccio.
– Così avete conosciuto Andy ma in effetti l’avete conosciuto poco perché è il ragazzo migliore del mondo, da quando stiamo insieme sono letteralmente rinato.
Andy faceva delle strane facce come per dire che Marco stava esagerando.
Rocco intervenne.
– Andy e tu come ti sei trovato con questo mascalzone di mio figlio, è ‘nu bravo guaglione o no?
L’espressione napoletana lasciò Andy un po’ perplesso, non sapeva se dire la verità o recitare il copione più classico e andare avanti mettendosi una maschera. Pensò che quell’incontro per Marco potesse avere un’importanza tutta speciale e con uno sforzo titanico cercò per l’ennesima volta di dire quello che pensava veramente.
– Vi posso dire una cosa?
– E come no!
– Io mi sento un po’ a disagio, voi mi circondate di attenzioni ma io per voi non sono nessuno.
Rosa disse la sua.
– Se’u figlio nuosto sta cuntento è pecché ce sì tu, quello parla solo di te, vive solo per te e mo’ si’ figlio nuosto pure tu, noi l’abbiamo desiderato tanto un secondo figlio ma non l’abbiamo avuto ma mo’ in vecchiaia… tu si’ nu guaglione buono e onesto comme a Marco e nui te vulimmo bene.
Andy non sapeva che cosa dire, il tono diretto e molto meridionale di Rosa lo spaventava, accennò nuovamente di essere imbarazzato.
– Scusate, voi mi dite cose molto belle ma a me sembrano strane, io veramente non le capisco.
Poi intervenne Marco.
– Guarda Andy loro non dicono per dire tu non li conosci ma me l’avevano chiesto tante volte di farti venire a casa.
– Scusate ma io mi sento proprio in difficoltà, non so che dire.
L’imbarazzo di Andy gli si leggeva in faccia, Marco temette il peggio, Rocco cercò di salvare la situazione.
– Andy, per carità di Dio, t’abbiamo trattato in modo invadente? Credici non abbiamo nessuna intenzione di metterti in difficoltà, per carità di Dio, se volete stare soli noi possiamo anche uscire, o potete andarvene voi, non c’è nessun problema, potete fare quello che volete, questa è casa vostra.
Andy aveva gli occhi rossi un po’ per il disagio e un po’ perché si rendeva conto che stava rovinando tutto e che non era stato capace di stare al gioco, ma il fatto fu interpretato dai genitori di Marco come se Andy si fosse commosso per il comportamento affettuoso di Rocco e Rosa, Marco però si era perfettamente reso conto della situazione e non sapeva come uscirne, posò timidamente una mano sulla mano di Andy, che si sentì ancora più in imbarazzo e ritirò la mano provocando un momento di gelo. Marco intervenne immediatamente.
– Andy, stai bene?
– No, c’è qualche cosa che non va.
Rosa si intromise.
– Gesù, Andy, ma ti senti bene?
– Sì mi sento bene, è che non sono abituato a tutte queste cose. Scusatemi! Adesso voglio andare via.
Rosa uscì e andò a preparare dei pacchetti di generi alimentari che Marco e Andy avrebbero portato alla piccionaia. Rocco rimase con i ragazzi e cercò di dire la sua.
– Andy, noi ti vogliamo solo dire che ti vogliamo bene, qua devi stare come a casa tua.
Andy abbozzò un ultimo tentativo di comunicazione seria pensando che sarebbe comunque caduto nel nulla, cercò di dorare la pillola il più possibile e di non insistere sul fatto che si sentiva a disagio.
– Rocco, Marco è stato fortunato a trovare dei genitori come voi.
– No! Noi siamo stati fortunati a trovare un figlio come lui!
Questa frase lasciò in Andy un attimo di smarrimento, poi si lanciò e rispose in modo inaspettatamente sincero.
– Mio padre per me una cosa simile non l’avrebbe mai detta.
Gli occhi di Andy si fecero rossi e umidi, Rocco se ne accorse, non sapeva come comportarsi. Lo stato di imbarazzo di Andy sembrava sempre più grave, ma in effetti si trattava d’altro: si era spinto su un terreno pericoloso e temeva di perdere il controllo e di parlare troppo, temeva che avrebbe finito per sfogarsi magari in modo improprio e che comunque non sarebbe stato capito. Rocco fece un gesto inatteso, gli diede uno schiaffetto sulla guancia e gli fece cenno di seguirlo in cucina, Andy lo seguì meccanicamente.
– Lo vuoi un altro caffè?
Se avesse risposto solo “no” avrebbe dato un segnale di indisponibilità, preferì una risposta più articolata e che usasse il tu nei confronti di Rocco.
– Ti ringrazio, ma ne abbiamo preso uno poco fa e forse è meglio di no.
Rocco gli passò una scatola di cioccolatini.
– Uno di questi?
– Grazie! Questo lo prendo volentieri.
Andy alla risposta aggiunse un sorriso, Rocco lo colse al volo, poi gli fece di nuovo cenno di seguirlo in salotto e prese un album di fotografie, erano tutte le foto di Marco da quando era bambino, Andy non si aspettava una cosa simile, si mise a osservarle attentamente, una per una mentre Rocco raccontava quando e come era stata fatta la fotografia, quando Andy arrivò alle ultime pagine vuote dell’album Rocco gli disse che quelle pagine erano riservate alle fotografie di Andy. Andy ebbe un attimo di perplessità.
– Alle mie?
– E certo!… Quante ce ne dobbiamo fare di fotografie! … almeno qualcuna ce la vorrai lasciare?
– Beh…
– Andy, adesso non ti voglio forzare, ma io la macchienetta ce l’ho pronta e con la pellicola dentro… se vuoi…
– No, scusami Rocco, forse è meglio di no…
– Come vuoi tu, va benissimo.
Andy si pentì della sua prima risposta istintiva e pensò che a Marco avrebbe fatto piacere avere delle sue foto in ambiente familiare.
– Rocco, … sto messo male, tutto in disordine… se no, va’ … senti prendila la macchinetta però sto così sotto sopra che verranno malissimo, mannaggia, fammi dare almeno una pettinata.
Rocco andò a prendere la macchina e Andy lanciò un’occhiata a Marco come per dire che lui aveva fatto tutto il possibile. Quando Rocco rientrò con la macchina fotografica il rollino si consumò in fretta, Andy si fece fotografare da solo e con Rocco e Rosa, ma non voleva essere ritratto insieme con Marco, solo dopo una qualche insistenza di Rocco accettò anche quest’ultima posa ma si tenne a distanza da Marco ed evitò qualsiasi atteggiamento disinvolto, anche il sorriso fu un sorriso di circostanza. Al termine dell’operazione Andy aveva l’impressione di avere subito quasi una violenza.
– Scusate, ma quel rollino è meglio buttarlo via, ti prego, Rocco, dammelo, non mi va di lasciare in giro delle foto mie, veramente, per favore, le ho fatte ma non le volevo fare…
Rocco ravvolse la pellicola fino alla fine, estrasse il rollino dalla macchina e lo consegnò a Andy.
– Forse abbiamo fatto una cosa che non dovevamo fare… scusami Andy, io qualche volta sono un po’ maldestro, io lo faccio a fin di bene ma certe volte sono troppo invadente e ci sono tante cose che non capisco, te lo dico con tutto il cuore Andy, per carità di Dio, non volevo proprio fare una forzatura, scusami, se ti ho creato imbarazzo mi devi perdonare perché mi dispiace veramente, io vorrei che tu qui ti sentissi libero e a tuo agio ma poi non so come comportarmi, forse ti abbiamo asfissiato troppo. Ti giuro, Andy, te lo giuro, mi dispiace che tu ti possa sentire a disagio con noi.
– Ma no… è che è una cosa… non so come dire… ma non capisco…
– Tu qua ti devi sentire libero veramente, hai capito Andy?
– Io lo so che voi siete una bellissima famiglia, quando Marco parlava di voi io stentavo a credergli.
– Noi cerchiamo di volerci bene, non facciamo niente di speciale… noi siamo solo una famiglia.
– Lo so, lo vedo, ma non capisco io che c’entro?
– Andy noi ti vogliamo bene, noi ti volgiamo bene pure se con Marco tu non ci stai più, tu sei libero e sei un ragazzo come si deve.
– Rocco, io non so che dire.
– Se ci vuoi fare veramente contenti, a me e a Rosa, ci devi venire a trovare di nuovo e poi di qualsiasi cosa possiate avere bisogno noi stiamo qua, aspetta, mo’ ce sta ‘na cosa c’à nu ‘a ssape manco Marco. Andy, ti giuro, non ti sentire in imbarazzo, l’abbiamo fatta con tutto il cuore.
Tirò fuori due pacchettini uguali dall’armadio e fece cenno a Andy di seguirlo nella sala da pranzo. Diede uno dei due pacchetti a Marco e uno a Andy, si misero a scartare i pacchetti, li aprirono con una certa curiosità, contenevano due orologi uguali. Andy non sapeva che dire, era perplesso ma di una perplessità alquanto nuova e diversa, la logica di Rocco e di Rosa cominciava a non essergli del tutto incomprensibile. Rocco continuò.
– Se poi ci vuoi fare proprio felci felici a me e a Rosa ci devi chiamare papà e mamma questo sarebbe proprio il nostro più grande desiderio… aspetta, aspetta, aspetta un attimo, adesso ho fatto un’altra delle mie uscite stupide, ma quanto sono cretino… Andy, scusami, ci basta che ci torni a trovare.
Andy si sentì nuovamente a disagio ma Rocco ruppe tutte le esitazioni.
– Va be’, basta! Mo’ s’è fatto tardi e ve ne dovete andare, ché avrete tante altre cose da fare meglio che stare a sentire due vecchi un po’ storditi.
Andy non sapeva che dire, non voleva farsi strappare nessuna promessa ma in fondo non voleva nemmeno togliersi il più presto possibile da quella situazione che alla fine dei conti non era poi così imbarazzante, era strana, ma non in modo sgradevole, certo l’idea di chiamare Rocco e Rosa papà e mamma in qualche modo gli aveva dato nuovamente, almeno per un istante, l’impressione di essere sottoposto a pressioni inopportune, ma poi Rocco aveva cercato di chiudere immediatamente e in un modo molto remissivo. Andy rimase in silenzio per qualche lunghissimo secondo. Marco era lì presente ma non poteva intervenire perché avrebbe rovinato l’intensità del momento. Andy alla fine disse solo la verità.
– Scusatemi ma sono un po’ frastornato, non mi aspettavo tutte queste cose e onestamente non so che pensare.
Rocco cercò di semplificare la situazione.
– Andy, noi abbiamo avuto il piacere di conoscerti e si vede che sei un ragazzo sincero, tu ricordati che qui sarai sempre come a casa tua.
Ma il riferimento a casa sua, così ripetuto, suonò sgradito a Andy che fece una smorfia con la bocca, Rocco la interpretò come una forma di indisponibilità o di resistenza di Andy nei confronti suoi e di Rosa e cercò di insistere.
– Guarda, te lo posso giurare, se ci vieni a trovare a noi ci fai piacere e qua ti devi sentire come a casa tua.
Andy scosse la testa.
– Scusa, Rocco, ma credo che ci sia stato un equivoco, io penso che voi abbiate tutte le migliori intenzioni, avete fatto di tutto per dimostrarlo ma è proprio il fatto che io mi posa sentire qui come a casa mia che vorrei non accadesse mai. Qui non so se potrei stare bene, forse è presto per dirlo, ma a casa mia io non ci voglio stare più, adesso voglio stare con Marco, voglio studiare con Marco, voglio vivere con lui ma soprattutto non voglio tornare a casa mia.
Rocco colse al volo l’occasione inattesa.
– Andy, perché non ci sediamo un po’? Vieni! Mettiti comodo!
Rosa venne dalla cucina per dare a Marco il pacco delle cibarie, si rese conto della situazione, poggiò il pacco e si mise a sedere, Andy si sistemò sul divano e Marco si sedette vicino a lui e gli poggiò un braccio sulle spalle. Rocco non fece domande. Andy proseguì il discorso da solo.
– Adesso vorrei stare un po’ alla piccionaia, se non vi dà fastidio, poi non lo so quello che farò, però adesso io lì sto bene, ci vorrei proprio restare senza limiti di tempo.
– Andy, tu puoi fare tutto quello che vuoi, non ti devi preoccupare di niente e poi, guarda, a noi che tu stai con Marco ci fa piacere, se c’è qualche cosa che possiamo fare per te basta che tu ce lo dica, o che lo dica a Marco.
– Io adesso ho cambiato facoltà, cioè la cambierò a settembre, prima stavo a scienze politiche adesso passerò a giurisprudenza così posso studiare con Marco.
– Papà, guarda, è un mostro! Mi costringe a studiare dodici ore al giorno.
– Ma no! Io con l’università non ho fatto quasi nulla, è solo che adesso ci si potrebbe provare in due.
– Guarda che quando ci si prova come ci stiamo provando noi ci si riesce eccome.
– Marco, lasciami parlare un po’…
– Scusa, non volevo essere invadente.
– Insomma, io non so perché mi avete fatto tutta questa accoglienza, non sono abituato a queste cose, un po’ forse mi sembrano eccessive però mi fanno pure un certo effetto, io adesso parlo liberamente, dico quello che sento, adesso mi sento in imbarazzo ma prima provavo una chiusura totale, adesso a parlare con voi seriamente ci sto provando, prima non pensavo nemmeno che fosse possibile… insomma non so che dire.
– Andy, mi sa che ho capito perché Marco ti vuole bene… tu devi fare sempre quello ti senti di fare, adesso a me e a Rosa ci hai messo tu in imbarazzo…
– Mi dispiace…
– Ma che dici? Tu sei proprio un ragazzo come si deve e se noi avessimo avuto un figlio così saremmo stati felici.
Rocco strinse le mani di Andy che non se lo aspettava.
– Andy! Adesso lo sappiamo chi sei… io lo sapevo che Marco avrebbe trovato un ragazzo come si deve! Tu qui sei padrone, non te lo diciamo per dire. Marco di te ci ha detto cose molto belle ma adesso che ti conosciamo abbiamo capito tante altre cose.
– Ma perché mi trattate così? Dopo tutto io per voi non sono nessuno.
– Lo vuoi sapere? Prima lo facevamo per Marco ma adesso lo facciamo proprio per te! Hai capito Andy?
Con gli occhi un po’ rossi Andy rispose.
– Capito.
– E adesso io non vi voglio cacciare via, per l’amor di Dio, ma è ora che torniate a casa vostra.
Rosa salutò Andy con un abbraccio, Rocco si limitò a una pacca sulla spalla e a una forte stretta di mano.
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