VECCHI GAY ESSERE GAY NEGLI ANNI 40/50 SECONDA PARTE

B) Mo’ se suoi ripigliamo…
C) Allora adesso ho capito come vi siete conosciuti, quando tu avevi 23 anni e lui 21… e va bene, ma proprio la vita vostra vostra come è stata?
B) E come volevi che fosse noi soldi non ne tenevamo proprio, si campava, ma non è che si poteva pensare di fare altro, alla stanza dove stavamo eravamo in quattro… quello che ci mancava a noi era di potercene stare un poco per i fatti nostri… che noi pure ce ne avevamo bisogno… non è che volevano fare chissà che cosa… però almeno un bacetto glielo volevo dare… però non si poteva fare neanche quello, e poi noi allora parlavamo tanto e pure si sesso, e sì, pure di sesso e lui mi raccontava tutte quelle cose di quando andavano al fiume coi compagni suoi e sai com’è… non è che sono cose che ti lasciano indifferente, io sapevo che lui con me ci sarebbe stato, come lui sapeva che ci sarei stato io… ma proprio non tenevamo il posto… che poi a noi metterci a fare certe cose dentro i gabinetti non ci piaceva proprio, che quello pure… come ti voglio dire… pure per fare un poco di sesso ci vuole un poco di tranquillità non è che fai così una cosa correndo correndo… ci vuole pure un poco di tenerezza, insomma ci si deve pure coccolare un pochettino… o no? Allora c’è venuta l’idea di andare a starcene per conto nostro. Noi non volevamo prendere una stanza in casa di altre persone, noi volevamo una casetta pure piccolissima ma nostra… una stanzetta sola… ma quando chiudi la porta ci stai solo tu… prima abbiamo visto un po’ in giro, poi s’è liberato un appartamentino… un buchetto proprio, una cosa che l’avevano ricavata all’ottavo piano togliendo le fontane del lavatoio… che prima a quella casa là il lavatoio stava sul tetto… l’ascensore non ci stava ma noi allora eravamo giovani e otto piani di scale si potevano pure fare. La cameretta era piccola ma tutto attorno ci stava la terrazza condominale e con ci veniva mai nessuno… Abbiamo fatto il contratto… che coi soldi ci stavamo pelo pelo e poi ci siamo trasferiti là… e quello era il paradiso nostro… che noi per quello ce l’eravamo presa la casetta là sopra.. e mo’ che ti devo raccontare? Mo’ mi metti a disagio… facevamo le cose che si fanno e che vuoi che facevamo… la cosa più bella non era nemmeno il sesso, no, la cosa più bella era quando faceva freddo l’inverno… che là ci faceva un freddo da morire, le finestre non chiudevano bene e riscaldamento non ce ne stava… che oggi nemmeno se l’immaginano e noi che facevamo… ci mettevamo dentro il letto, mettevamo sopra i cappotti e tutti i vestiti pesanti e si abbracciavamo stretti stretti, be’ poi stava pure tutto il resto… però era pure bello stare abbracciati… ma proprio per sentire meno freddo… che Peppino allora era proprio bello… mo’ che vuoi fare… ma allora era bello… che lui del nord è e a me i ragazzi come a lui mi sono sempre piaciuti tanto… mo’ insomma, mo’ te l’abbiamo detta la storia, mo’ queste cose qua le lasciamo perdere…
A) Digli della scuola…
B) Sì, sì… a un certo punto, mi pare che era il ’63 o il ’64… insomma è uscita una legge che si poteva fare la scuola media pure se lavoravi, si faceva il corso la sera e poi si faceva l’esame e noi l’abbiamo fatto, andavamo a scuola la sera, quando non ci stavano i ragazzini… c’erano i professori che ti spiegavano le cose e alla fine abbiamo pigliato la terza media… e là un poco le cose sono cambiate… Io al ‘64 tenevo 32 anni e lui 30, non è che eravamo più tanto giovanotti però la terza media l’avevamo pigliata e allora c’è venuto in mente di fare la scuola serale di perito elettrotecnico, noi pensavamo che era una cosa come la terza media ma allora si studiava… e insomma siamo stati cinque anni che la sera ce ne andavamo alla scuola appena finito il lavoro e stavamo là fino alla undici. Eh… era difficile! Certe volte siamo stati a studiare, a cercare di capire ma non si capiva proprio… mo’ la facciamo breve.. alla fine il diploma ce lo siamo pigliato che era il ’69… allora ancora i pezzi di carta valevano e alla ditta nostra siamo passati come periti… e lo stipendio era tutta un’altra cosa… e allora c’è venuto in testa che la casa ce la potevamo comprare, non quella ma una un poco meglio, una di due stanze, e l’abbiamo pigliata e, come ha voluto Dio, l’abbiamo pure pagata che non è mica tanto che l’abbiamo finita di pagare, poi sai erano i mutui vecchi, c’è stata la svalutazione e non era una cosa così pesante da pagare…
C) E la gente di voi o sa?
B) Mo’ che ti devo dire… se non sono stupidi… non è che te lo dicono… però io penso che l’hanno capito, ma a noi nessuno c’ha mai rotto le scatole… abbiamo fatto la vita nostra e basta… certo non è che andavano abbracciati in mezzo alla strada… poi ci siamo fatti vecchi e ce ne siamo andati in pensione… mo’ si sopravvive… come Dio vuole… neanche tanto male… a noi non ci manca niente…
C) Avete timori per il futuro?
B) E certo, figlio mio, come fai a on avere timori per il futuro, noi vecchi siamo, un po’ di salute c’è ancora ma piano piano se ne sta andando pure quella… guarda a me non è che mi fa paura tanto la morte… quando l’idea che prima o poi o io o lui dobbiamo restare soli, allora quello è peggio della morte… ma come faccio io a campare senza Peppino? … non è possibile proprio, noi tutta la vita siamo stati insieme e mo’ speriamo il Padre eterno ci deve fare morire insieme, non è una cosa strana… io con Peppino c’ho passato la vita insieme… non è cosa solo di sesso… noi abbiamo fatto tutto insieme, e mo’ vogliamo pure morire insieme, se il Padre eterno ci fa la grazia… solo quello preghiamo noi… la vita bella l’abbiamo fatta, mo’ è ora che ci mettiamo da parte… ma dimmi un poco… ma tu tutta questa storia nostra che ci devi fare? Perché quella non serve a niente… quella è importante per me e per Peppino… be’ comunque fanne quello che vuoi tu…
C) Ti vorrei chiedere un’ultima cosa, ma Peppino come ha reagito al fatto che tu sei stato violentato?
B) Io non sapevo come dirglielo, ma in un modo o nell’altro glielo dovevo dire e poi gliel’ho detto…
A) Ma perché quelli che ci conoscono ci fanno sempre questa domanda? Scusa, scusa… io non mi arrabbio mica e a dirlo non ci metto niente… io ho pensato a come deve essere stato lui in una situazione simile e a come ci sarei rimasto io se fosse toccata a me… quando me l’abbracciavo pensavo che dovevo farlo sentire bene… tutto qua… ma ci stanno i delinquenti e non ci puoi fare niente… ci stanno! E basta!
B) Peppi’ digli la storia di quel ragazzo…
A) E certo… quando noi eravamo grandi… 40 anni più o meno, c’hanno detto di un ragazzo che faceva la vita… che batteva va’… che l’avevano picchiato di brutto… questo ragazzo era non so che… mezzo parente di uno che lavorava da noi… e quello ce l’ha detto… e ha detto che non sapeva dove mandarlo perché a casa sua non se lo poteva portare perché c’aveva figli ragazzi e non voleva che stesso a contatto con quello… insomma ce lo siamo preso noi, c’aveva 21 anni era maggiorenne per fortuna, è venuto a stare da noi regolarmente, gli abbiamo dato l’altra stanza… insomma era un bravo ragazzo, i primi tempi aveva paura di noi… si pensava chissà che cosa… poi quello che temeva lui non è successo e sì è affezionato… e noi abbiamo fatto tutta una famiglia, poi sai, piano piano gli abbiamo trovato un posto da noi alla fabbrica, s’è rimesso a studiare e ha finito gli studi… pensa che quando l’hanno pestato stava al terzo anno di filosofia, che uno così… e era pure un bel ragazzo, come gli poteva venire in testa di andarsene in giro di notte! Ma lui pensava solo ai quattrini.. eh sì… insomma s’è laureato e se n’è andato a insegnare nelle scuole… e noi abbiamo fatto finta di essere due genitori e siamo andati a trovarlo a scuola… ma che bel professore che era! Con la giacchetta… con gli occhialetti, proprio serio serio… adesso ha più di cinquant’anni e sta con un amico suo… un po’ come stiamo noi… ogni tanto ci sentiamo… quindi noi un po’ siamo stati pure papà… Era dura prima eh! … e senza Armando sai che fine facevo io? …
B) Statti zitto! Ma sempre a dire stupidaggini! Che se non ci stavi tu io adesso dove stavo?

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