ANDY ROMANZO GAY 4/2

Il quarto capitolo procede. Marco sente la presenza affettuosa e rispettosa dei suoi, Andy desidera di entrare nella famiglia di Marco. Il loro rapporto comincia a coinvolgere sfere emotive dell’abito della vita quotidiana oltre che della sola sessualità, poi Andy ha un’idea: se cambiasse facoltà e passasse a Giurisprudenza lui e Marco potrebbero studiare insieme per cercare di costruire insieme un futuro comune.
__________
– Ciao mamma.
– Ciao Marco, che bella sorpresa che ci hai fatto. Rocco! Vieni che qua sta Marco. E Andy?
– E’ tornato a casa sua, aveva delle cose che non poteva rinviare, ma domani mattina lo vado a prendere alle sei.
– Niente meno!
– Ciao Marco, come stai?
– Bene papà, proprio bene!
– Vieni in cucina che ti faccio una bruschetta coll’aglio e la pasta di olive.
– Perbacco! Buonissima!
Se ne andarono tutti e tre in cucina, Rocco tagliò le fette del pane nero, pelò l’aglio e tirò fuori un barattolo di pasta di olive, accese il forno e mise il pane sulla griglia.
– Al forno è meglio, è sempre meglio non mettere la roba direttamente sulla fiamma. Così, ci vuole un quarticello d’ora. E tu, Marco, che ci dici di Andy, a noi ci ha fatto tanto piacere quando ha citofonato per ringraziare, è una ragazzo tanto educato e ci è piaciuto tanto e anche quando ha salutato con la mano dalla strada, sembrava spontaneo…
– Be’ io con Andy sto proprio bene… lo sapete che cosa ha detto di voi… e l’ha ripetuto diverse volte?
– No, che ha detto?
– Ha detto che vuole essere adottato!
– Ma veramente?
– Sì, lui dei suoi non parla mai, io di voi gli ho raccontato tante cose ma lui stenta a crederci e mi dice che è impossibile che esistano persone così.
– Ma tu magari chissà che cosa gli hai raccontato… noi siamo gente semplice e non facciamo niente di eccezionale.
– Ma Andy, secondo me, non è mai vissuto in una famiglia come la nostra, ho l’impressione che con i suoi non vada d’accordo ma non ne vuole parlare e cerca sempre di svicolare su questo argomento, mi ha detto che sono molto fortunato ad avere una famiglia come la nostra e che non posso nemmeno capire quanto possa essere importante, gli ho detto che papà mi porta la colazione a letto e lui stamattina si è alzato e mi ha portato la colazione a letto. Mi sembra proprio un ragazzo come si deve, prima pensavo che il fatto che viene dai quartieri alti potesse essere una difficoltà ma non è stato affatto così, non si dà mai arie, cerca di collaborare, cucina e pure bene, va matto per la verdura, sia cruda che cotta, dice che la cosa che gli piace di più sono le fettuccine fatte in casa anche se non credo che abbia mai mangiato fettuccine come quelle che fa mamma, poi dopo mangiato vuole lavare lui i piatti… insomma a me piace moltissimo, proprio come modo di essere, ci capiamo e ho l’impressione che a me ci tiene veramente.
– Marco, tu adesso hai incontrato Andy, piano piano capirai se vi volete bene veramente, adesso si vede che sei contento, ma vi dovete conoscere un po’ meglio, per qualunque cosa… io non c’è bisogno che te lo dico… noi stiamo qua, mo’ siediti e senti che cos’è questa bruschetta.
Arrivò il segnale di un messaggio, Marco aprì il telefonino e lo lesse.
– E’ Andy.
Poi Marco passò il telefonino alla madre e le fece leggere il messaggio.
– Ciao Cucciolo! Sto a casa mia ma non ci voglio stare, penso a te ogni momento. Voglio essere adottato! Mi raccomando, domattina alle sei! Ciao. Andy.
– Mamma, hai visto che vuole essere adottato?
– Sì ho visto, è una cosa che fa tenerezza, tu ce lo devi fare conoscere.
– Io credo che succederà e forse anche molto presto ma io non devo forzare i tempi.
– E il pranzo l’ha gradito?
– Sì papà, l’ha gradito molto, a lui sembrava una cosa assolutamente straordinaria.
– E allora sai che fai… domani ti porti un altro po’ cosette sfiziose e glielo dici che gliele ho mandate apposta. Marco, noi non te l’abbiamo chiesto, ma tu stasera stai qua con noi… anche a dormire, no?
– Sì certo.
– Marco, ma tu al messaggio non hai risposto, devi rispondere!
– Già…
– Vai in camera tua così ci pensi a quello che devi scrivere, non ti preoccupare, devi essere libero, vai, su.
Marco si ritirò in camera, si stese sul letto e cominciò a pensare a quello che avrebbe dovuto rispondere, finalmente si decise ma prima che inviasse il messaggio gliene arrivò un altro, prima di leggerlo Marco pensò che fosse un rimprovero per non aver risposto subito ma era tutt’altro.
– Cucciolo dolcissimo! Mi manchi da matti! Vorrei tanto dormire nel nostro letto stanotte ma devo stare qui. A domani. Notte Cucciolo!
Marco ripensò la riposta quanto più affettuosa possibile.
– Andy! Non riesco a non pensare a te neppure per un attimo! Mi manchi! Ti voglio bene! Un abbraccio forte forte! Notte Birillo!
Marco inviò il messaggio e dopo pochissimi secondi arrivò la risposta.
– Grazie Cucciolo! Sognami! Domani ti rivedo!
Marco era al settimo cielo, si trattenne un po’ sul letto a fantasticare del suo Birillo, gli sembrava di vederlo lì accanto a sé, avrebbe voluto che fosse anche lui nella cucina dei suoi per assaggiare i crostini con la pasta di olive. Andy l’avrebbe gradito, sarebbe stato a suo agio e si sarebbe sentito veramente adottato. Dopo una mezz’ora Marco tornò dai suoi che intanto avevano apparecchiato la tavola anche se non era ancora ora di cena. Rosa stava preparando delle fettuccine di casa e Rocco stava lavando della verdura, Marco li osservò per un attimo, poi capì.
– Ma che state facendo?
– Hai detto che a Andy piace la verdura, no? E pure le fettuccine di casa… e allora, così domani vi trovate il pranzo pronto, certo le fettuccine le dovete cuocere ma il resto è tutto pronto.
Arrivò un altro segnale di messaggio, Marco andò in camera sua per leggerlo, con Andy si erano dati la buona notte e il messaggio suonava strano.
– Marco, ho litigato con mio padre, sono incazzato nero, non ne posso più, sto proprio di merda.
Marco si affrettò a rispondere.
– Andy! Ti voglio bene! Se vuoi vengo a prenderti subito e ce ne torniamo a casa nostra.
Qualche secondo dopo arrivò la risposta.
– Grazie Cucciolo! Ma non posso fare diversamente, ci vediamo domani. Non vedo l’ora che venga domani! Qui non ci sono i marziani, qui è tutto uno schifo!
Marco mandò un altro messaggio.
– Andy, mamma sta facendo le fettuccine per te e papà ti sta preparando la verdura, non vedo l’ora che venga domani. Notte Birillo!
Altro messaggio.
– Saluta i tuoi per me… voglio essere adottato in una famiglia di marziani! Notte Cucciolo! A domani!
Marco era eccitatissimo e avrebbe voluto stare vicino al suo Andy, non tollerava di sentirlo arrabbiato e di non poter fare nulla. Tornò dai suoi.
– Tutto bene, Marco?
– Andy deve avere litigato con suo padre, ha detto di salutarvi e che vuole essere adottato e secondo me non lo dice per dire.
La conversazione prese toni meno impegnativi, Rosa accennò al fatto che sarebbe andata con Rocco al cimitero per vedere di fare mettere a posto la tomba di zio Mario, il fratello di Rosa, parlarono dei lavori che avrebbero fatto fare e poi si misero a ricordare lo zio Mario, Marco era ancora piccolo quando lo zio morì, aveva meno di dieci anni, era l’unico zio e per Marco aveva una importanza particolare, era più anziano di Rosa di quasi diciotto anni e Marco lo aveva considerato sostanzialmente un nonno, anche se Marco non ne aveva un ricordo distinto, percepiva che Rocco aveva sempre avuto una specie di venerazione per il cognato e quando lo ricordava stentava a trattenere una certa commozione. Rosa teneva la foto del fratello sulla credenza della sala, nel posto d’onore e in fondo, per lei, Mario non era stato tanto un fratello, quanto un papà, perché la madre era morta quando Rosa aveva quattro anni e il padre era mancato quando Rosa aveva sei anni, mentre Mario ne aveva venticinque. Mario aveva interrotto gli studi quasi alla fine e si era messo a lavorare per portare avanti la famiglia, cioè in sostanza la sorella, Rosa si era sposata a ventidue anni, quando ormai Mario aveva quarant’anni, quando Rocco e Mario si erano conosciuti Rocco aveva solo ventitré anni, ma erano andati subito d’accordo, Rocco lavorava già e il matrimonio si combinò molto rapidamente. Mario rimase per più di dieci anni il punto di riferimento ideale della famiglia di Rocco, poi a cinquant’anni morì di infarto e tutto quello che aveva passò a Rosa e permise alla famiglia di Rocco di tirare avanti un po’ meglio. Ora a quasi quattordici anni dalla morte di Mario, Rocco continuava a fare riferimento a lui dicendo: adesso Mario avrebbe sessantacinque anni, … chissà che ne avrebbe pensato Mario… se ci fosse stato Mario!
Marco disse che sarebbe andato anche lui al cimitero a vedere la tomba nuova di zio Mario e che ancora se lo ricordava quando lo portava a mano a mano ai giardinetti e lo faceva salire sul carrettino con gli asinelli.
Finirono a parlare di televisione, dei presidenti americani Bush e Clinton, del problema palestinese, della missione di pace di Pawell che sembrava naufragare senza speranze, parlarono in particolare di Clinton rimpiangendolo molto e sostenendo che se Clinton fosse stato ancora presidente la guerra in Palestina non si sarebbe fatta, parlarono anche dello sciopero generale che era annunciato per il sedici di Aprile. All’ora di cena Marco fu servito come un principe, poi seguì il confezionamento: delle fettuccine e delle verdure da portare via l’indomani, Rocco aggiunse i funghi sotto olio, i cetriolini, la pasta di olive, un salamino di soppressata e una bottiglia di vino rosso.
Si diedero la buona notte e Marco si ritirò nella sua stanza, l’unico pensiero che aveva in mente era Andy, i ricordi concentrati in quella stanza facevano ormai parte di una vita passata e a Marco facevano un effetto alquanto limitato, la vita di Marco aveva preso un’altra strada. Marco continuava a pensare a Andy, solo, in una casa in cui nessuno lo avrebbe coccolato, a Andy malinconico e arrabbiato, se lo avesse avuto vicino sarebbe riuscito certamente a farlo stare di buon umore ma bisognava attendere l’indomani, Marco mise la sveglia alle cinque e un quarto, poi cercò di addormentarsi ma non ci riuscì, il pensiero di Andy gli tornava costantemente in mente, solo a notte alta riuscì finalmente a prendere sonno ma erano orami passate le tre, dopo poco più di due ore la sveglia suonò, Marco era distrutto dal sonno ma non accennò nemmeno a rimanere a letto un minuto di più, andò a lavarsi e a farsi la barba, poi svegliò i suoi che ancora dormivano, li salutò e si precipitò a casa di Andy, quando arrivò non erano ancora le sei ma Andy stava già sotto, vicino al cancello. Marco lo abbracciò con grandissimo calore e sentì che Andy era quasi congelato dal freddo ma rispondeva al suo abbraccio con tutta la forza di cui era capace.
– Andy! Mamma mia come sono contento di rivederti, di abbracciarti! Adesso andiamocene a prendere qualcosa di caldo e poi subito a casa.
– Lo sai Cucciolo che io sto qui da quasi due ore?
– Perché?
– Sono stato a discutere con mio padre fino a tardissimo, prima sembrava che ci fossimo riconciliati, poi piano piano siamo arrivati ai ferri corti di nuovo, io non riuscivo a dormire e alle quattro sono uscito di casa ma ho lasciato le chiavi dentro e non potevo rientrare senza svegliare tutti e allora sono rimasto fuori, adesso tutte le mie cose sono rimaste là dentro ma io non le posso andare a prendere…
– Non fa niente, userai le cose mie, tanto abbiamo la stessa taglia, adesso cerchiamo un bar aperto.
Ne trovarono uno, presero un cappuccino bollente e un cornetto e poi se ne andarono alla piccionaia. A casa sistemarono in frigo tutte le cose cucinate da Rocco e da Rosa, durante quell’operazione Andy provava delle strane sensazioni e lo disse a Marco.
– Ma tu credi che mi adotterebbero?
– Ma ti hanno già adottato!
La risposta decisa piacque ad Andy.
– Marco, adesso non sono nemmeno le sette e io casco dal sonno è meglio che andiamo a dormire se no stiamo troppo storditi, o ti dispiace?
– Andy, veramente noi dovremmo fare una cosa stamattina…
– Che cosa?
– Ti ricordi? Il test dell’aids.
– Ah, sì, allora andiamoci subito, c’è un istituto vicino casa mia che li fa, mi dispiace che dobbiamo tornare lì… solo che io non ho una lira…
– Li ho io… non ti devi preoccupare, adesso andiamo ma vedrai che tanto a quest’ora ci mettiamo pochissimo.
Trovarono aperto, c’era già un po’ di gente che aspettava per i prelievi, pagarono la prestazione e si misero in fila, furono chiamati dopo dieci minuti, dopo altri cinque minuti erano fuori, avrebbero avuto il risultato il venerdì successivo. Dell’aids non parlarono affatto, se ne tornarono subito alla piccionaia.
– Cucciolo, ti dispiace se me ne vado a dormire un po’, non sono nemmeno le otto ma io casco dal sonno.
– Mi va benissimo, pure io non ho chiuso occhio.
– Però se non ti dispiace possiamo dormire con la finastra aperta, magari con la tapparella un po’ abbassata ma non tutta, mi piace che ci sia un po’ di luce, e poi qui di luce ce n’è tantissima.
– Va bene così, Andy?
– Sì benissimo… mannaggia, sono proprio stordito e non ce la faccio più, dai stenditi qui anche tu.
Marco si spogliò e si stese vicino a Andy.
– Buon riposo, Birillo, quando ci svegliamo mangiamo, tanto è tutto pronto…
– Lo so, è un pranzo marziano! … Buon riposo Cucciolo!
– Anche a te Birillo!
Caddero entrambi in un sonno pesantissimo, dopo le undici Marco si svegliò per primo e vide che Andy dormiva ancora in modo profondo, rimase ad osservarlo senza muoversi.
– Ma tu guarda che cosa mi doveva succedere, un ragazzo così bello addormentato nel mio letto, ed è contento di stare qui, vuole stare con me, ma io che ho fatto per meritarmi una fortuna come questa?
Marco lo lasciò dormire e solo dopo mezzogiorno Andy diede i primi segni di risveglio, cominciò a stiracchiarsi, si rigirò nel letto due o tre volte, poi aprì gli occhi.
– Ciao Cucciolo! Come va?
– Bene, e tu?
– Adesso bene, prima non stavo proprio in piedi, adesso è tutta un’altra cosa (fece uno sbadiglio esagerato, poi si stiracchiò di nuovo)… ma che ore sono?
– E’ passato mezzogiorno.
– Perbacco! Senti, facciamo così, stiamo a letto fino all’una, poi andiamo a preparare, tanto è tutto pronto.
– Birillo, lo sai che mi sei mancato tantissimo?
– E tu, allora? Lasciamo perdere, io stavo proprio fuori della grazia di Dio, un po’ perché non c’eri tu e un po’ perché mi hanno fatto proprio incazzare di brutto.
– Ma che è successo?
– Storie con mio padre, vorrebbe che io facessi quello che dice lui ma io voglio vivere la vita mia, non voglio essere il principe ereditario, non mi piace dipendere da nessuno, la vita mia è mia.
– Ma ti senti costretto?
– Lasciamo perdere, non ne voglio parlare se no mi vengono le paturnie adesso sto qui e voglio stare qui, poi mi toccherà tornare a casa mia, ma il più tardi possibile e il meno possibile… Cucciolo, dimmi un po’ di te… allora… ti sono mancato?
– Beh!
– Lo sai che mi è piaciuto tanto quando mi hai mandato quel messaggio che diceva che saresti venuto a prendermi e che saremmo andati insieme a casa nostra. L’idea di casa nostra mi è piaciuta tantissimo… allora, dai, dimmi qualche cosa di bello, di tenero… Cucciolo, coccolami un po’!
– Lo sai che prima ti vedevo dormire e mi sembrava un sogno: Andy sta qui tutto per me, Andy vuole stare con me, io la solitudine me la sono dimenticata, non so come ho fatto a sopportarla prima ma adesso non ci riuscirei più, dopo che ti ho conosciuto mi è proprio cambiata la vita, adesso penso solo a te, a come fare per farti stare bene, io sono felice solo quando stai con me, adesso siamo a letto insieme, non abbiamo problemi di tempo, non c’è fretta, siamo liberi, io e te, insieme… ma che cosa posso volere di più, prima cose di questo genere me le sognavo adesso sono diventate vere e poi Andy mi affascina proprio, non riuscirei nemmeno a sognarmelo meglio di com’è. Io ti vedo buono dentro, uno come si deve.
– Cucciolo, ma tu stai facendo il tuo ritratto!
– No! Io sono convinto che tu sei buono veramente!
– Sai che adesso, proprio in questo momento, questa casa la sento come casa nostra, non mi pare di correre troppo.
– Andy! Lo sai che mi piace tantissimo quando dici così.
– Marco, scusa, mi viene in mente un discorso diverso, ma tu adesso con l’università che conti di fare?
– E che posso fare? Beh, non lo so, credo che studierò un po’, che cercherò di fare un esame, qualche giorno fa avevo cominciato a studiare un libro enorme…
– Vuoi dire prima di conoscermi?
– Sì.
– E come andava lo studio?
– Andava avanti, con la forza della disperazione ma andava avanti, a che punto sarei arrivato non lo so, anche con gli altri esami in effetti all’inizio sembrava tutto facile e poi non riuscivo mai a concludere… mah! Certo l’università per me è una croce.
– Be’ pure per me veramente, però si potrebbe… ci sarebbe una via per fare delle cose fatte meglio… sia tu che io…
– E cioè?
– Be’ se siamo due dobbiamo essere due veramente, io a scienze politiche ho fatto solo tre esami e potrei passare a giurisprudenza e potremmo studiare insieme.
Marco lo guardò piuttosto perplesso ma sostanzialmente interessato.
– Ma per fare una cosa simile ci vuole un anno.
– Potrei vedere se c’è qualche sistema per non perdere troppo tempo, potrei fare qualche esame da te e poi cambiare facoltà a settembre e chiedere la convalida, credo che si possa fare.
– E tu lo faresti?
– E perché no? Non è mica un sacrificio, così salverei capra e cavoli, voglio dire starei con te anche mentre studi e salverei il Cucciolo e l’università… io penso che si potrebbe fare benissimo, dovremmo solo andare a vedere agli uffici amministrativi, probabilmente qualche cosa si può fare.
– Mannaggia, Birillo, adesso mi hai messo in moto il cervello in modo rapidissimo, a questa cosa non ci avevo pensato…. Mh…
– E poi sarebbe anche un modo per passare insieme il più tempo possibile senza danni reciproci, noi adesso ci stiamo prendendo una specie di vacanza ma prima o poi bisognerà tornare a frequentare all’università, a studiare ecc. ecc., se facessi un passaggio si potrebbe lavorare insieme, non è una cosa solo per l’università, ma anche per il dopo, io voglio una vita tutta centrata sul mio Cucciolo, io non ti devo vedere solo nei momenti liberi, voglio vivere con te ma anche nel senso di passare con te tutto il tempo possibile, si creerebbero dei legami ancora più forti, saremmo una specie di unità assoluta, anche dal punto di vista del lavoro… io credo che si possa fare benissimo, tu che ne dici?
– Be’ io penso che sarebbe bellissimo ma bisognerebbe vedere se è possibile.
– Di questo ci possiamo accertare oggi pomeriggio, ce ne andiamo alle segreterie e vediamo quello che si può fare, dopo tutto sono facoltà affini della stessa università.
– Questo è vero…
– E poi non dobbiamo perdere tempo, Marco, ma io sono pazzo se penso a un futuro veramente tutto nostro?
– No! Credo di no… non lo so, certo che la cosa mi piace moltissimo.
– E poi credo che non dispiacerebbe nemmeno ai tuoi, io penso che si potrebbe recuperare un bel po’ del tempo perduto e poi sarebbe un modo di costruire qualche cosa di nostro…
– Andy! Ma lo sai che adesso mi sento veramente emozionato… sei imprevedibile e io mi sento innamorato pazzo. Dopo mangiato ce ne andiamo all’università… però, aspetta un attimo, adesso non mi prendere male, ma tu sei veramente convinto di quello che stai dicendo?
– Perché tu no?
– E se tu poi ti dovessi pentire di una cosa di questo genere?
– Alla peggio starei indietro a giurisprudenza invece che a scienze politiche, la faccenda non cambierebbe gran che, e poi non credo proprio che potrei pentirmi di queste cose… di stare con te potrei pentirmi solo se capissi che non mi vuoi bene… ma non mi sembra una cosa possibile, adesso voglio solo stare con te, sto bene con te e non voglio proprio niente altro.
– Allora oggi pomeriggio all’università?
– Certo Cucciolo! Io voglio mettere su famiglia…
Marco si avvicinò a Andy e lo baciò lievemente sulla guancia. Si alzarono, andarono a riscaldare il pranzo, l’atmosfera era cambiata, parlavano di cose concrete da fare in comune, anche a distanza di anni, Marco raccontava quello che sapeva della vita degli avvocati, non erano cose molto precise ma si vedeva che le informazioni provenivano da persone che frequentavano la facoltà di giurisprudenza, Andy era meno informato sotto il profilo tecnico ma più portato a ridimensionare le difficoltà e a sottolineare le opportunità. Nel tirare fuori dal frigo il pranzo già cucinato Andy manifestò un certo compiacimento.
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