DIFFICILE DIALOGO TRA GAY

Chi conosce il mondo gay in modo diretto ha messo da parte da un pezzo tutte le mitologie che sono state create sull’incontro gay dalla letteratura e dagli stessi gay che vogliono pretendere di aver fabbricato un mondo a parte, in qualche modo migliore. Una delle prime certezze mitiche a cadere è quella della facilità dei rapporti personali tra gay. In effetti non ho visto frequentemente rapporti tra gay senza complicazioni, almeno all’inizio. Vorrei precisare che non mi sto riferendo ai rapporti strettamente correlati al sesso, cioè a rapporti tra persone che condividono una intimità sessuale, anche se anche pure in quel campo le cose non sono sempre semplicissime, qui intendo riferirmi in particolare ai contatti di tipo più superficiale. Le vere amicizie appartengono ad un’altra sfera, quella nella quale le incomprensioni sono ormai un problema superato. Parto da un’osservazione. E’ comune sentire che esista una specie di radar gay che ciascun gay sviluppa in modo quasi automatico in conseguenza della sua necessità di cercare il simile in mezzo ad una popolazione dove il simile si nasconde (con la segreta speranza di non essere trovato dalle persone sbagliate e nello stesso tempo di essere trovato dalle persone giuste). Questo radar, se vogliamo, ha una sua indubbia utilità anche se i suoi errori sono talvolta clamorosi e imbarazzanti. In funzione di questa continua ricerca del simile, che tuttavia ha una base spiccatamente sessuale, si sviluppa una specie di equazione mentale: gay = sesso, questa equazione, comunissima tra i gay, è profondamente interiorizzata e la difficoltà di avviare rapporti di amicizia tra gay in giovane età ne accentua il peso. Ogni ragazzo è visto in chiave di possibile partner sessuale, o almeno quella è la prima e immediata chiave di lettura. Rilevo, per esempio che quando ho avuto occasione di parlare con ragazzi dichiaratamente gay che sapevano chi ero, si finiva quasi inevitabilmente a parlare di sesso. Per ragioni di età, i ruoli erano fissi e non sussistevano possibilità di coinvolgimento diretto, ma se io avessi avuto 30 anni di meno, la deriva verso un contatto di tipo sessuale sarebbe stata inevitabile, con tutte le conseguenza che queste cose hanno quando sono prese superficialmente. Voglio dire che l’equazione profondamente assimilata dai ragazzi gay: gay = sesso finisce per essere condizionante e per rendere molto più difficile un contatto di tipo non sessuale. In qualche modo l’idea che la sessualità sa il centro della vita gay sempre e comunque sembra un’idea molto radicata e quando un gay incontra un altro gay (specialmente se ne incontra pochi o pochissimi) la lettura dell’incontro in chiave sessuale è inevitabile. Questi fenomeni sono particolarmente accentuati negli incontri che si fanno in Internet, luogo in cui, se l’anonimato favorisce, o dovrebbe favorire l’essere se stessi, lo tesso anonimato consente giochi di ruolo e di identità che nella vita reale sono impossibili. In qualche modo, conoscere una persona senza l’etichetta di gay e magari apprezzarla per altri motivi e rendersi conto successivamente che si tratta di un gay, favorisce un contatto personale più generico che impedisce poi la lettura del rapporto in chiave sessuale. Le persone che mi hanno voluto bene non mi hanno voluto bene “perché ero gay” ma “perché ero io” e poi hanno accettato il fatto che fossi gay, perché, in fondo si può volere bene solo alle persone, non alle etichette, se sulla persona c’è anche l’etichetta gay si accetta l’etichetta perché è su “quella” persona o si è addirittura più contenti di quella persona perché c’è l’etichetta, ma non si può amare una persona “essenzialmente” per l’etichetta di gay che c’è sopra, che non è in fondo una connotazione di tipo individuale. In un commento ho trovato un riferimento a brutte esperienze fatte negli incontri tramite internet (adesso non cito più i messaggi di altri alla lettera), cioè a persone (veri delinquenti) che hanno cercato di costringere ragazzi giovanissimi a fare quello che non volevano, il post si concludeva osservando che cose del genere, nel mondo gay, purtroppo esistono realmente. Il che significa che come in ogni tipo di sottoinsieme sociale, nel mondo gay c’è di tutto e quindi l’etichetta gay non è affatto una garanzia sotto il profilo morale. Io stesso, girando in internet, trovo delle interpretazioni dell’essere gay che non posso accettare sotto nessun profilo anche se ne trovo altre che mi sembrano veramente molto simili alle mie. In fondo io amo le persone che hanno principi morali simili ai miei, se sono gay tanto meglio, ma un gay che ragioni in modo molto diverso dal mio preferisco non conoscerlo affatto. Il mondo gay è un mondo complesso che rispecchia sotto molti spetti la complessità della società di cui è un sottoinsieme. C’è una cosa che in realtà osservo molto spesso, la tendenza a dare valore al sesso senza affettività, al sesso in cui chi è il partner non è poi così essenziale. Francamente, se posso capire benissimo che uno sia libero di sbrigliare la fantasia in ogni direzione e di costruirsi tutte la fantasie masturbatorie possibili e immaginabili, credo nonostante tutto che il senso profondo di un contatto emotivo intimo con un’altra persona, anche a livello sessuale, se la cosa viene da sé ed è pienamente accettata, sia realmente una realtà di un’altra dimensione. Non lo dico per fare un’affermazione di principio ma perché l’ho sperimentato. Sentirsi amati per quello che si è, anche quando si sbaglia, anche quando ci si comporta in un modo stupidamente aggressivo, anche quando si fa del male senza nemmeno rendersene conto, è una cosa bellissima che permette una crescita morale. Si esce da un mondo affettivo egoistico e si entra in una dimensione d’amore che è un vero dono si sé all’altro. Chi è passato per un’esperienza del genere sa che cos’è la felicità e non la cambierebbe per nulla al mondo.
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2 pensieri su “DIFFICILE DIALOGO TRA GAY

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