ANDY ROMANZO GAY 3/1

Quello che segue è l’avvio del terzo capitolo de Romanzo Gay ANDY. E’ un capitolo fondamentale perché qui si delinea la diversa storia affettiva dei due protagonisti. Andy e Marco vengono da famiglie diversissime, la famiglia di Marco lo ama e Marco si sente psicologicamente sostenuto. Annuncerà ai genitori di essersi innamorato di un ragazzo e loro lo incoraggeranno a costruire una relazione d’amore gay di alto profilo e di alta moralità. Andy faticherà invece moltissimo ad accettare un ambiente come quello della famiglia di Marco, perché Andy è cresciuto senza amore e ha paura di amare e di essere amato.

_________

 

Rientrò a casa dei suoi, che erano a letto da un pezzo, vide però che nella stanza da letto di Rocco e Rosa la porta era aperta e la luce del comodino era accesa, si affacciò per salutare.

– Ciao! Sono rientrato.

– Tutto bene Marco?

– Tutto bene sì… anzi questa volta proprio bene in un altro modo, ho incontrato una ragazzo che mi è piaciuto tantissimo.

Il padre fece finta di non capire.

– Una ragazza….

– No, un ragazzo, maschio…

– Se sta bene a te… però quando fai tardi ricordati di telefonare, se no ci fai stare in pena… hai capito Marco?

– Sì, ho capito… buonanotte papà.

– Buonanotte Marco… almeno oggi stai contento, va…

– Buonanotte.

Nella sua stanza Marco non riusciva a prendere sonno, dopo tutto anche suo padre sembrava non averla presa male, a Marco sembrava che il romanzo della sua vita stesse per prendere forma e almeno ne aveva individuato il secondo protagonista, pensò che avrebbe potuto invitare Andy a stare a casa sua ma poi si disse che forse non si sarebbe adattato facilmente, il livello sociale troppo alto di Andy qualche volta sembrava a Marco un problema serio, l’unico problema serio. Per l’indomani non si erano dati un appuntamento preciso ma si erano scambiati i numeri di telefono e tanto bastava a Marco per dargli sicurezza, continuò a pensare, poi sentì il segnale acustico di un messaggio, lo lesse.

– Ciao Marco, ti sto pensando e non riesco a prendere sonno, vorrei tanto stare con te. Mi sa che mi sono innamorato, tu che dici?

Marco gli rispose subito con un messaggio concreto.

– Passo a prenderti a casa tua domattina alle nove. Anch’io non riesco a dormire… certo che mi piacerebbe averti qui, ma ci sono i miei e bisognerebbe fare piano piano. Buonanotte Andy, a domani.

Dopo pochi secondi arrivò la risposta.

– Buonanotte Marco, a domani alle nove.

Marco cominciò a pensare intensamente all’indomani, l’attesa lo teneva vigile, cercava di immaginare che cosa potesse passare negli stessi istanti per la mente di Andy, gli sms scambiati gli sembravano rassicuranti, certo avrebbe voluto Andy lì con lui, cercò di ricordarsi esattamente la tonalità della sua voce, le esatte parole che si erano scambiati in tutta la serata. Non voleva che neppure una parola andasse perduta, cercava di ricostruire esattamente l’ordine delle frasi e dei comportamenti significativi di Andy, ricordava con una emozione vivissima il sorriso di Andy, le sue carezze, le sue esitazioni, i suoi sguardi allusivi, ma anche le sue tenerezze e le sue debolezze, che per Marco avevano un valore enorme, era deciso ad amarlo con tutto se stesso, non pensava razionalmente a queste cose, la sua decisone era totalmente irrazionale o meglio soprarazionale, istintiva nel senso più coinvolgente. Il tempo passava velocemente, ogni tanto Marco guardava l’orologio e si rendeva conto che la mattina si stava avvicinando. L’ultima volta che si girò a guardare l’orologio erano passate le cinque.

Finalmente Marco si addormentò ma ormai stava già facendo giorno. Alle sette meno un quarto, bussò Rocco con la colazione.

– Marco, posso?

– Avanti papà, avanti!

Rocco posò la colazione sul comodino, Marco lo guardò con un’aria interrogativa come per chiedergli che cosa ne pensasse di quello che aveva accennato la sera prima, Rocco gli sorrise.

– Nu guaglione! … E va be! Però ha da esse nu guaglione come si deve, deve esse uno comm’a te. Marco, … certe volte tenevi ‘na faccia accusì scura, bah, ma mo’ mi pare che stai nu poco più contento, è ‘o vero? Adesso fai colazione e dì qualche parola a tua madre ché quella si agita un po’, sai è femmina e i femmene… tu dille che non si deve da preoccupare. Ciao  Marco.

– Ciao papà, ti voglio bene!

– Pur’io!

Il discorso a Marco parve immediato, ma Rocco era rimasto tutta la note a pensare tra sé quello che avrebbe dovuto dire a Marco portandogli la colazione, sapeva che per Marco si trattava di cosa molto importante e voleva che si sentisse incoraggiato o almeno libero, con Rosa aveva parlato tante volte dell’atteggiamento che avrebbero dovuto assumere di fronte ad una eventualità come la comparsa di Andy, le idee di fondo erano ormai chiare ma trovare le parole spettava a Rocco ed era stato a pensarci una nottata intera. Si era chiesto se avrebbe dovuto assumere un tono più confidenziale, se Marco avrebbe preferito un incoraggiamento più esplicito o un discorso d’occasione, poi aveva  deciso di scegliere la strada più semplice: niente discorsi, un cenno sarebbe bastato e avrebbe lasciato a Marco il sapore della normalità. 

Marco si alzò in fretta e si precipitò in bagno in modo da esserne fuori prima che si alzasse Rosa, fu rapido ma accuratissimo, si rasò con la massima cura, si lavò i denti due volte, rifilò le basette col rasoio, e fu molto attento alla pettinatura, non aveva con sé dei vestiti che gli paressero all’altezza della situazione, doveva quindi andare alla piccionaia prima di andare a prendere Andy. Quando la madre si alzò Marco la baciò in modo molto affettuoso e lei fece altrettanto.

– Madonna mia quanto sì bello!  

– Stamattina lo vado a prendere.

– E come si chiama?

– Si chiama Andrea, ma lo chiamano Andy.

– Ma tu lo conoscevi già prima?

– No, ci siamo conosciuti ieri sera ma mi sembra proprio un ragazzo speciale, non è solo un bel ragazzo, è buono.

– Comme sì tu…

– Mammà, non devo fare tardi.

– No, no! Vai vai, non lo fare aspettare che non sta bene, poi speriamo che ce lo fai conoscere.

– Magari mammà, sarebbe una cosa meravigliosa, ma ancora non lo conosco troppo bene nemmeno io, ci vuole un po’ di tempo.

– Va’ va’ non perdere tempo e telefonaci quando puoi, noi non ti chiamiamo perché non ti vogliamo disturbare ma se ci chiami tu a noi ci fai una cosa bella assai.

– Ciao mamma.

– Ciao, bello!

Una volta in strada Marco andò di buon passo fino alla piccionaia, tirò fuori la più bella camicia che aveva, un paio di jeans nuovi e una pullover di colore chiaro, la scelta non era casuale, Marco cercava coscientemente di vestire nel modo più simile a come era vestito Andy la sera prima, si lucidò le scarpe, spruzzò una goccia di lavanda sulla camicia e andò a prendere la macchina, cercò di ripulirla in fretta delle cartacce e si avviò a casa di Andy, al cancello accostò la macchina e gli mandò un messaggio.

– Sono sotto casa. Marco.

Un secondo dopo arrivò la risposta.

– Arrivo.

Marco non fece a tempo a leggere la risposta che Andy era già al cancello ed era un po’ trafelato, Marco ne dedusse che era sceso di corsa.

Si diedero solo una stretta di mano, poi salirono in macchina.

– Marco! Marco! Io stanotte non ho chiuso occhio, ho pensato a te tutto il tempo.

Nel dire così Andy aveva un atteggiamento piuttosto esitante, come di chi è incerto della reazione che provocherà.

Marco cercò di rispondere nel modo più caldo accompagnando le parole con il sorriso.

– Pure io non riuscivo a prendere sonno e poi il tuo messaggio è stato bellissimo, ma ti hanno detto qualche cosa per il fatto che era così tardi?

– No, non se ne sono nemmeno accorti, dormivano tutti, e a casa tua?

– I miei mi stavano aspettando e si sono pure preoccupati.

– Se la sono presa molto?

– No, sono brava gente, a me ci tengono veramente e poi con loro ho anche parlato di te.

– Di me? Cioè? In che senso?

– Ho raccontato che ho incontrato un ragazzo dolcissimo e che mi sono innamorato.

– Che hai fatto?!

– Sì, proprio quello che ho detto.

– E che ti hanno risposto?

– Che però dovevi essere un bravo ragazzo, uno come me.

– Marco, ma mi stai prendendo in giro?

– No, è tutto vero.

– Ma non è possibile! Ma i tuoi sanno che tu…

– Andy… ma che per caso hai paura delle parole?

– Scusami…

– Sì, lo sanno eccome che sono gay, io ai miei di te l’ho detto ieri notte e stamattina papà è venuto a portarmi la colazione a letto e mi ha detto più o meno così: – Un ragazzo,…  e va bene, però deve essere un ragazzo come si deve, uno come te -.

– Ma tu vivi in una famiglia di extraterrestri, se io avessi detto una cosa del genere a mio padre mi avrebbe cacciato di casa a pedate.

– Ma i tuoi lo sanno…

– Sì, in qualche modo lo sanno ma fanno di tutto per fare finta di non saperlo, e poi a loro di come sono io non gliene frega nulla, basta che io non rompa troppo. Dove andiamo, Marco, tu hai un’idea?

– Dove vuoi tu, la giornata non è un gran che e pioviggina pure.

– Ma tu vivi con i tuoi?

– No, da un po’ di tempo, ho un appartamentino all’ottavo piano di un palazzo, io lo chiamo la piccionaia.

– Allora ho capito perché riesci a andare d’accordo con i tuoi, tu non li vedi mai!

– No, io li vedo quasi tutti i giorni e quando vado a casa dei miei ci sto bene, quasi meglio di quando sto alla piccionaia, anzi sicuramente meglio.

– E allora perché te ne sei andato di casa?

– Non sono io che me ne sono andato, sono i miei che hanno insistito perché io andassi a vivere da solo.

– Ma tu vivi in un mondo alla rovescia… mi sembra che i tuoi siano due marziani calati sulla terra, ma come sono possibili le cose che dici?

– Non lo so, però è così.

– Marco perché non andiamo a casa tua? Però non è che poi c’è pericolo che ci tanino?

– No, non ci sono pericoli di questo genere, i miei adesso che sanno di te mi hanno detto che loro non mi chiameranno per non disturbare e che li devo chiamare io.

– Proprio marziani! Allora andiamo a casa tua.

– Ok.

In macchina la conversazione proseguì in modo disinvolto.

– Marco, ma tu nella vita che fai?

– Studio, o meglio dovrei studiare, in teoria sono al quarto anno di giurisprudenza ma in pratica ho fatto solo quattro esami. E tu?

– Io sto al terzo di scienze politiche e di esami ne ho fatti solo tre. Mi sa che non siamo dei grandi campioni!

– Io quando studio ce la metto tutta ma non riesco a concentrarmi, studiare da soli è molto difficile. Mi dispiace per i miei che mi vorrebbero vedere laureato ma credo che prima o poi getterò la spugna.

– Io invece non studio proprio, cioè non ci provo nemmeno, a me per i miei non mi dispiace neanche un po’ e a loro la cosa non interessa affatto, o forse un po’ interessa, ma solo per orgoglio di famiglia, forse si vergognerebbero di avere un figlio non laureato ma forse di me se ne fregano proprio, però se io faccio fallimento faccio abbassare un po’ le penne pure a loro e allora mando tutto a catafascio.

– Ma non penso che i tuoi siano come dici tu, mi pare impossibile, penso che ti vogliano bene.

Andy fece una smorfia di perplessità e non disse più una parola per diversi secondi, evidentemente Marco aveva toccato un argomento pericoloso. Marco attendeva una risposta ma il silenzio si faceva imbarazzante, cambiò rapidamente argomento.

– Adesso ti faccio vedere la mia casetta, tu non sai quanto mi piacerebbe viverci con te.

– Non mi sfottere Marco!

– Non mi permetterei mai, mi piacerebbe che diventasse la nostra casa.

– E i tuoi come la prenderebbero?

– Penso bene, non vedo perché la dovrebbero prendere male.

– Già! Lui non vede il perché! … Perché tra i marziani funziona così.

– Andy, io non sto scherzando, la prenderebbero bene sul serio e poi mamma mi ha detto che potresti anche venire con me a casa loro a cena e che sarebbero contenti.

– Mah!

Marco parcheggiò l’auto, poi presero l’ascensore, Andy sembrava esitante, per lui tutto era nuovo, osservava ogni cosa con la massima attenzione, entrarono in casa, Marco lo avrebbe abbracciato subito ma ci fu un momento di gelo, Marco non prese l’iniziativa e Andy si sentì bloccato, Marco capì ma era tardi per rimediare e preferì invitare Andy a vedere la casa. Andy girò per tutta la casa come un detective che va alla ricerca di tracce: cucina, bagno, salotto, stanza da letto grande, stanza da letto piccola, terrazzo, si soffermò sulla libreria e sui libri gay di Marco: Pasolini, Baldwin, ma anche Tony Duvert, Tondelli, Genet, Leavitt, quei libri Andy li conosceva tutti e per un po’ furono oggetto di conversazione.

– Ma tu li tieni tutti così in vista?

– Perché?

– Va be’, lasciamo perdere… però… beh  io questi libri li conosco tutti ma non li ho mai lasciati in giro, li tenevo in una valigia in cima a un mobile…

Il ragionamento di Andy dava a Marco la misura del clima che Andy doveva aver vissuto a casa sua, Marco aveva avvertito che i momenti di silenzio, in macchina erano collegati ai riferimenti alla famiglia e si arrischiò a cercare di riprendere l’argomento.

– Andy, ti posso dire una cosa?

– Tutto quello che vuoi.

–  Io, prima, in macchina, sono stato un po’ a disagio, ho visto che c’è stato qualche momento di silenzio di troppo, forse ho detto qualche cosa che non dovevo dire, ti volevo chiedere scusa se ho detto qualche cosa fuori posto.

Andy non rispose, si alzò, aprì la porta del balcone e uscì fuori, Marco lo seguì.

– Marco, tu non hai detto nulla di fuori posto, non ti preoccupare, non era per te.

Andy non guardava Marco negli occhi, guardava fisso la strada molti metri sotto di loro, Marco gli toccò la spalla, Andy non era abituato ad essere toccato, ebbe un sussulto e istintivamente si voltò, aveva gli occhi rossi e umidi, Marco non si aspettava una cosa simile, ne fu turbato, gli carezzò la mano destra poggiata sulla ringhiera, Andy istintivamente cercò di ritrarla ma poi non si mosse, si percepiva un certo disagio, Andy non sorrideva, non sapeva come comportarsi ma non ritirò la mano, Marco ebbe un momento di panico, pensò di avere tentato un gesto inopportuno e cercò di riprendersi.

– Andy, scusami, non ti volevo mettere in imbarazzo, per me era un gesto spontaneo…

– No, Marco, non è per il gesto, non me lo aspettavo… ma mi fa piacere…

Andy si fece più cupo, Marco non sapeva come comportarsi.

– Andy … ti voglio bene…

Andy aveva cominciato a piangere ma molto lentamente, tirò fuori un fazzolettino, si asciugò gli occhi, rientrò in casa e andò a sedersi sul divano senza dire una parola, Marco si sedette alla sua sinistra, per qualche secondo rimase immobile, poi agì istintivamente e gli passò una mano tra i capelli, Andy abbozzò un minimo sorriso ma poi tornò nella sua malinconia.

– Chissà che cosa pensi di me adesso, io non sono come sembro, … tu di me non sai nulla… io non sono uno che sta bene dentro… adesso mi sono innamorato di te, almeno credo, ma neanche questo avrà un senso, tanto per me è sempre così…

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