ANDY ROMANZO GAY 2/3

Ho preso finalmente una decisione in merito alla pubblicazione del seguito del romanzo gay “ANDY”, ne pubblicherò altre parti anche perché quelle che seguono immediatamente contengono riferimenti sessuali espliciti ma ancora in modo piuttosto moderato e, tutto sommato, ancora adatto (con piccoli tagli) ad ogni tipo di lettori. Vedrò nel seguito, capitolo per capitolo, che cosa debba essere riscritto e che cosa no. Per il momento ho lasciato questa parte (2/3 terza parte del secondo capitolo) ”quasi completamente” identica all’originale, alcune cose ho dovuto necessariamente modificarle per lasciare la lettura “per tutti”. Vi ripropongo il mio vecchio post “Andy romanzo gay intergale o censurato”, mi piacerebbe molto conoscere il vostro parere in proposito. Il romanzo è un romanzo e non è un post di dieci righe e per leggerlo ci vuole un certo impegno… vale la pena di pubblicarlo (censurato e meno, a puntate o per intero in un sito apposito)? Il dubbio c’è.

E adesso godetevi la fine del secondo capitolo di ANDY (Romanzo Gay).
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Il ragazzo guardò Marco dritto negli occhi, sfoderò un sorriso luminosissimo e aggiunse una parola che scombussolò Marco.
– Peccato!
Quella risposta era già una dichiarazione d’amore, Marco lo capiva benissimo ma non sapeva come andare avanti, si sentiva preso in contropiede, dopo una frazione di secondo si decise, guardò il ragazzo in faccia, sorrise a sua volta e disse la sua.
– Sì, peccato!
Nel rispondere Marco arrossì visibilmente e il ragazzo gli rispose con un larghissimo sorriso, il sorriso tipico di chi ha ottenuto la riposta che desidera.
Le parole di Marco erano così cariche di entusiasmo e di desiderio che non lasciavano adito a interpretazioni riduttive.
– Se non ci conosciamo possiamo rimediare… io sono Andy, mi chiamo Andrea, ma per gli amici Andy.
– E’ un bel nome, mi piace.
– E tu come ti chiami?
– Io Marco.
– E’ un bel nome anche il tuo. Marco, ci prendiamo qualche cosa da mangiare prima che ci mangino tutto il buffet?
Marco era totalmente scombussolato: stava parlando con Andy, ormai non si trattava più di ragionare e di fare ipotesi, Marco capiva benissimo che Andy c’era e ci voleva essere, era la prima volta che gli capitava una cosa del genere, l’ansia delle attese e delle ipotesi cominciava a trasformarsi in eccitazione per la presenza fisica di Andy, Marco lo mangiava con gli occhi, aveva l’impressione di fondersi già totalmente con il “suo” Andy, aveva perso la cognizione del tempo e dello spazio ed era completamente assorbito dal suo sogno d’amore che stava diventando una realtà istante dopo istante, cominciava ad avere un’erezione e non voleva alzarsi dalla poltrona per andare al buffet, si sentiva imbarazzato e rispose all’invito di Andy con un sorriso disarmante, non sapeva come spiegarsi ma non ci fu bisogno di spiegazioni, Andy capì la situazione al volo e scambiò un’occhiata di intesa con Marco.
– Non ti preoccupare, ci vado io.
Poi si alzò e andò al buffet. Marco ebbe l’impressione che anche Andy avesse almeno un principio di erezione, quando Andy tornò vicino a Marco nel passargli il piatto coi tramezzini e con una fetta di torta gli sfiorò la mano in modo quasi casuale, Marco ebbe un fremito, Andy se ne accorse e gli sorrise, Marco ormai era in estasi. Andy prese una sedia e si sedette di fronte a Marco con le gambe leggermente divaricate, rispetto alla sala era di spalle e solo Marco poteva notare l’erezione che Andy non cercava affatto di nascondere.

La conversazione andò avanti come fosse la cosa più naturale del mondo.
– Io ho ventidue anni e tu?
– Io ventitré, anzi a Agosto ne finisco ventiquattro.
– E com’è che stai da queste parti?
– Conoscevo Elvira e mi ha invitato.
– Io invece conosco Michele, mi pare che siano una coppia bene assortita, potrebbero stare bene insieme.
Il discorso scivolava sul banale, Marco corresse immediatamente il
tiro cercando di tornare ad una maggiore intimità.

– Andy, ma tu non balli?
– No, quando ho di meglio da fare no! E tu perché non balli?
Marco rispose con un altro dei suoi sorrisi disarmanti, come per dire: tanto lo sai benissimo! Anche Andy sorrise e Marco rimase ancora più incantato dalla dolcezza del suo sorriso.
– Marco ma tu stai bene qua o ti annoi?
– E tu?
Scambiarono un altro sorriso.
– Marco, te la senti adesso di andare a fare quattro passi qui intorno, poi torniamo su, così un po’ per prendere aria.
Marco alzò un po’ le sopracciglia come per comunicare che aveva ancora l’erezione e che non poteva seguirlo. Andy gli rispose in modo diretto.
– Non ti preoccupare, capita anche a me.
Nel dirlo si mise in piedi davanti a Marco senza nascondere la sua erezione piuttosto evidente, poi continuò.
– Guada come si fa, basta togliersi la giacca e usarla come foglia di fico.
Anche Marco si tolse la giacca e uscirono per fare due passi, fuori era tutto calmo, l’aria era pulita e umida.
– Lo vedi Marco, si sta molto meglio qui.
– Andy, ti andrebbe di andare a fare uno spuntino da qualche parte, magari pure da Mc Donald?
– Mi andrebbe sì… Marco, ti posso dire una cosa?
– Che cosa?
– Sei bellissimo!
– No, non è vero, tu sei bellissimo!
Si abbracciarono così in mezzo alla strada, Marco provò una sensazione fortissima, l’abbraccio di Andy lo portava in una dimensione sconosciuta ma emotivamente calda e coinvolgente. Era nelle braccia del suo bellissimo Andy e tutto era successo nel modo più naturale e più imprevisto.
Andy prima di lasciare Marco gli poggiò le labbra sulle labbra e lo guardò fisso negli occhi, poi lo strinse più forte e finalmente lo lasciò.
– Marco, hai la macchina?
– Sì, è un po’ scassata ma cammina.
– Però è tua, io una macchina veramente mia non ce l’ho.
Da Mc Donald c’era poca gente, si sedettero a un tavolino, Andy ogni tanto fissava Marco negli occhi e gli sorrideva in modo tenerissimo, poi cominciò a fargli piedino sotto il tavolo, c’era ancora un po’ di gente e non potevano parlare liberamente ma a loro bastavano gli sguardi. La cenetta fu brevissima, poi tornarono in macchina.
– Andy vuoi che ti riporto a casa?
– No, se devi andare non fare complimenti ma se non hai fretta vorrei rimanere un po’ con te… senti andiamo dove vuoi tu ma in un posto un po’ isolato… Marco, ma lo sai che sei uno schianto, non sei solo bello, sei anche dolce, io un ragazzo così l’ho sognato tante volte e adesso non ti voglio perdere.
– Mannaggia, io avrei detto le stesse parole!
Marco mise in moto e andò in un parcheggio quasi deserto fuori mano, tirò il freno a mano e distese il sedile, Andy cominciò ad accarezzargli la mano destra, poi gli carezzò il viso con molta cautela, Marco era sconvolto, era in assoluto la prima volta nella sua vita che faceva l’amore, notò che anche Andy era molto incerto e esitante e si fece più ardito,
[ … omissis… (Marco prende una prima iniziativa di carattere chiaramente sessuale)]
Andy restava immobile, quasi pietrificato.
– Andy, va tutto bene?
Andy fece cenno di sì con la testa ma non disse una parola.
[…omissis… (Andy ripete ansiosamente i gesti di Marco)]
Marco cercò di tranquillizzarlo passandogli una mano tra i capelli.
– Andy…
[…omissis… (il contatto sessuale tra i due ragazzi si fa più diretto pur se esitante e prudente)]
– Andy, è la prima volta che faccio l’amore, proprio in assoluto.
– Marco, io una volta mi sono masturbato con un altro ma è stata una cosa grottesca, adesso mi sento felice, è quello che voglio, non è umiliante, è un gesto d’amore, lo sento.
[…omissis… (nessuno dei due ragazzi accenna a forzature, o a volere andare troppo oltre, il contatto resta limitato e dolce per diversi minuti)]
… questo fatto fece a Marco un’ottima impressione, la sessualità di Andy gli sembrava perfettamente compatibile con la sua, con i suoi tempi e con i suoi desideri. Il contatto fisico era rassicurante e assolutamente spontaneo. Alle due della notte si risistemarono, rimasero ancora un po’ mano nella mano, poi Andy si fece sentire.
– Marco… io l’avevo intuito.
– Che sono gay?
– No! Che sei buono, che sei vero, che sei uno che mi può volere bene.
– Chissà quanti ne troveresti.
– Di ragazzi per fare sesso forse sì e in effetti non lo so nemmeno ma un ragazzo che mi voglia bene come potresti fare, anzi come farai tu, non l’avevo mai trovato.
– Sai Andy che solo due giorni fa io sognavo di incontrare un ragazzo come te e adesso tu ci sei veramente.
– Marco, ci dobbiamo rivedere!
– Ci puoi scommettere, io non ti mollo più.
– Ci possiamo vedere domani, magari nel pomeriggio, così recuperiamo un po’ di sonno e domenica possiamo andare da qualche parte.
– Andy, ma sei stato bene veramente stasera con me? Ti prego, dimmi la verità.
– Marco, la verità è che è la prima volta che mi sento trasportato da una spinta fortissima, io adesso ti porterei a casa mia, ti nasconderei nel mio letto e poi passerei tutta la notte a fare l’amore con te, è che non si può fare perché ci sono i miei e mi ammazzerebbero anche per molto meno e ammazzerebbero anche te…
– Andy, ma tu sei sicuro che non è solo una cosa di sesso?
– Be’, onestamente questo non lo posso dire, ma io mi sento attratto
da te in modo fortissimo, mi piacciono le tue esitazioni, anche queste domande, sono stato bene perché mi sono sentito amato, desiderato, non violentato, sono stato in modo sublime e non ti voglio perdere, voglio stare con te, non devo fare sesso per forza, voglio stare con te comunque, e tu? Sei stato bene?

– Eh… è stata una cosa meravigliosa, è stata la mia iniziazione, non sapevo come sarebbe successo ma è stato tutto così naturale e così bello che adesso mi sembra di essere un’altra persona… Andy, ma tu mi vuoi bene? … cioè nel senso che noi potremmo proprio vivere insieme?
– Magari, Marco! Sarebbe un sogno ma mi sembra molto difficile, ci sono di mezzo tantissime altre cose che questo sogno me lo fanno sembrare impossibile, ma sono tutte cose esterne, se io potessi vivere con te non ci penserei due volte… onestamente non so come potrebbe andare a finire ma solo a pensarci mi viene un entusiasmo che non riesco a controllare, ieri ero un ragazzo solo, ma proprio solo alla disperata, ridevo e giocavo ma dentro mi sentivo disperato, senza amore nel senso più radicale del termine, adesso siamo due e non è la stessa cosa. Adesso se mi gira male ti posso chiamare e posso parlare con te.
– Ma tu di me ti fidi?
– Molto di più che di tante altre persone.
– Ma di me non sai niente.
– Ma nemmeno tu di me, eppure stiamo qui, non siamo rimasti alla festa, io lo sento che il posto mio è vicino a te, e poi per conoscerci avremo tutto il tempo.
– Andy, adesso vuoi che ti riporti a casa?
– Starei con te tutta la notte e forse tutta la vita, ma a casa ci devo tornare per forza e anzi è pure troppo tardi. Dai, metti in moto.
Mentre Marco guidava Andy gli accarezzava i capelli o si limitava a tenergli un braccio sulla spalla. Andy fece cenno di fermare la macchina davanti a uno splendido cancello di un residence di lusso. Andy ebbe qualche esitazione, il livello sociale di Andy non era quello che Marco avrebbe desiderato, ma cercò, non senza sforzo, di non dare alla cosa troppa importanza.
– Ma abiti qui?
– Sì, ma questa non è casa mia, è casa di mio padre, io una casa mia non ce l’ho, il discorso è complesso, poi ti spiegherò.
Andy salutò Marco abbracciandolo e baciandolo sulle labbra, Marco cercò di corrispondere col massimo dell’entusiasmo per lanciare un ulteriore messaggio di conferma, poi Andy scese dalla macchina e salutando con la mano entrò dentro il cancello, e continuò a salutare finché Marco non si fu allontanato, questo gesto sembrò a Marco una cosa molto tenera. Marco sarebbe stato perfettamente felice se non avesse visto dove viveva Andy, ma aveva potuto rendersi conto che Andy era uno dei quartieri alti e questo fatto, nonostante tutti i suoi sforzi per evitare i pregiudizi sociali, lo metteva in allarme, temeva di poter essere solo un giocattolo nelle sue mani anche se nulla nel comportamento di Andy sembrava autorizzare una simile interpretazione e anzi, ricostruendo mentalmente istante per istante tutta la serata, Marco si andava sempre più convincendo che Andy potesse essere veramente il ragazzo, o meglio l’unico ragazzo capace di farlo felice. Si sentiva gasato, entusiasta della vita, era felice come non era mai stato felice prima, ripassava mentalmente tutte le parole e tutte le sensazioni della serata e cercava di scolpirle nella memoria.

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