IL SE’

Osservo la solitudine
quasi dal di fuori,
come un teorema
generale
che neppure
mi distingue,
mi percepisco
oggetto,
cosa,
apparenza
forse, soltanto.
Altri affermano,
come se qualcosa
fosse loro,
si definiscono,
si percepiscono
riassunti in un’idea,
in un bisogno di identità,
in un tentativo
di rimanere
o d’essere soltanto
vivi.
Sembra una lotta
contro quel sé
indefinito,
neutro, che pure
t’aiuta a non soffrire,
che ti fa accettare
d’essere qualunque cosa,
perfino di non essere.
Sono perplesso,
e fino a questo punto,
in fondo,
non so che cosa sia
la sofferenza.

28/10/2006

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