GAY ALLA DISPERAZIONE

Riporto qui di seguito una pagina amara di diario di un gay cinquantenne ormai rassegnato al fallimento della sua vita affettiva. Conosco l’autore di questa pagina, si tratta di una persona apparentemente gioviale, se lo inviti a prendere una pizza ti dice sempre di sì, ma un dialogo vero con lui non sono mai riuscito ad averlo, sembra sempre lontano e disinteressato a qualunque cosa, poi mi ha dato questa pagina di diario letteralmente stappata da un’agenda e io ho avuto paura che meditasse propositi terribili ma mi ha detto che con la depressione e col senso del vuoto totale è abituato a convivere e che forse in quello che ha scritto si è lasciato andare un po’ troppo. Di tanto in tanto ci si vede ma non si riesce mai a parlare. Ma adesso veniamo a quello che ha scritto.

“Ci sono giornate nelle quali si arriva alla sera con addosso un senso di agitazione profonda, di insicurezza, di esitazione, ma anche di rabbia, di violenza a stento contenuta. Sembra che non ci siano più, non dico certezze, che forse non ci sono mai state, ma nemmeno punti di riferimento, la sensazione di smarrimento è totale, ci si sente fuori posto, si ha l’impressione, ma sarebbe meglio dire la certezza, che l’enorme caos del mondo circostante non abbia alcun senso, ci si sente soli, portati da una corrente violenta in una direzione qualunque. Le prospettive per il futuro, che sono la ragione (o l’illusione) che anima il mondo giovane, ormai non hanno più senso, resta, per pura necessità, il dovere, che non è scelta perché non ha alternative, o qualcosa che somiglia ad un malinteso senso della dignità e non è che un fingere di non essere ancora subissati. Ciò che mi sconforta è l’assenza di prospettive, l’incancrenirsi del presente, il perdere il senso del prossimo e del futuro, il percepire il distacco non come solitudine ma come liberazione, il cercare la solitudine come unica dimensione seria dello spirito. Bisogna riconquistare finalmente l’unica serenità possibile, la consapevolezza che tutto questo non ha senso. Non c’è nulla da proseguire, meno che mai da cominciare, o forse sì… bisogna cominciare a concludere e fare presto.”

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