EROS GAY E MECCANICA QUANTISTICA

Quella che segue è la trascrizione sostanzialmente fedele di quanto mi ha detto il protagonista. Per ragioni di opportunità ho cambiato alcuni elementi, come la “materia” e la città, ma la storia si potrebbe ambientare benissimo in qualsiasi città e in relazione a qualunque professione.
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Ho 45 anni, un’età critica per tutti, per un gay non ne parliamo… Insomma tutto ruota in torno al mio rapporto con il mio compagno. Lui si chiama Fabio C., ha 41 anni ed è un genio, il mio problema in fondo è proprio quello, oggi, alla sua età, è professore ordinario di Meccanica quantistica all’università di B.
Mi potreste chiedere che cosa c’è che non va… e avete ragione. Io con lui ho un rapporto stranissimo, per un verso gli voglio bene, perché è un brav’uomo che cerca di coprire con la meccanica quantistica una marea di altre cose, ma per l’altro mi sento quasi soffocato da lui, ma non dal fatto che è uno che conta, non è questo, mi sento soffocato da lui sotto il profilo affettivo perchè ha un bisogno disperato di me, anche se non lo ammetterebbe mai, o forse sì. Quando ci siamo conosciuti, lui aveva 22 anni, era il 1988, io ne avevo 26 ed ero un ragazzo gay frustrato a livello totale, non solo dal fatto di essere gay, ma dal fatto di essermi laureato a 26 anni in Giurisprudenza e in modo non eccelso e da tante altre cose… Lui si era appena laureato in Fisica, ovviamente con la lode. Non sapevo che fosse gay, l’avevo visto per caso all’università e ne ero rimasto fulminato, non sapevo nemmeno che fosse un genio, pensavo che fosse solo un bel ragazzo, solare, sorridente. Qualche volta avevamo scambiato un’occhiata fuggevole, ma solo questo, in fondo sono cose che capitano. Un pomeriggio sono andato al cinema. Era appena uscito “Gli occhiali d’oro” un bellissimo film tragico a tematica gay su un romanzo di Bassani, io allora queste cose non me le perdevo, sono entrato nel cinema prima dell’inizio della prima proiezione, c’era pochissima gente, niente famiglie, tutti ragazzi soli, dato il tipo di film il pubblico era ovviamente un pubblico molto selezionato, probabilmente gay al 100% e il fatto di stare lì a luci accese ad attendere l’inizio del film era anche un po’ imbarazzante. A un certo punto entra lui, mi riconosce, mi saluta e mi chiede se si più mettere vicino a me. Prima della proiezione abbiamo scambiato solo due chiacchiere generiche e mi ha detto che si chiamava Fabio, ma il fatto che stava lì al 99% significava che era un ragazzo gay. ovviamente tra noi non c’è stato il minimo contatto, all’intervallo hanno riacceso le luci e l’ho visto da vicino, mi sentivo sconvolto, mi ha detto che aveva letto il libro, in pratica un coming out esplicito. Quando il film è finito siamo usciti e abbiamo fatto quattro chiacchiere e poi mi ha guardato dritto meglio occhi e mi ha detto: “Perché sei venuto a vedere questo film?” e io gli risposto: “E tu perché ci sei venuto?”. Lui ha detto: “Mi sa che ci siamo venuti per la stesa ragione…” ovviamente siamo rimasti a parlare tutta la sera, ci siamo scambiati i numeri di telefono e in pratica era evidente che la cosa non sarebbe finita lì. L’indomani è venuto sotto casa mia e mi ha suonato al citofono, siamo andati in giro per la città con la mia macchina, lui ancora non ne aveva una sua… in breve mi ha detto che si era innamorato di me e che mi aveva notato già prima e poi mi ha detto che per lui la prova del nove di un rapporto affettivo è vedere se c’è corrispondenza a livello sessuale e mi ha detto che se non ero interessato glielo dovevo dire subito, altrimenti avrebbe rispettato i miei tempi, a meno che non fossero troppo lunghi. Io allora vivevo da solo in un appartamentino dei miei… insomma è successo tutto così in fretta che non ho fatto nemmeno in tempo a rendermi conto di quello che stava succedendo… che vi devo dire… la sera stessa siamo stati a letto insieme e io sono passato dall’essere il ragazzo più frustrato del mondo all’essere il più esaltato. Io e Fabio a livello sessuale eravamo esattamente sulla stessa lunghezza d’onda, all’inizio pensavo che ci sarebbe stato un po’ di imbarazzo ma non c’è stato nessun imbarazzo. Fabio mi corrispondeva a livello sessuale come fosse stato il ragazzo dei miei sogni, come se capisse esattamente momento per momento quello che provavo io e poi mi sorrideva, ogni tanto si metteva a giocare, a ridere, camminava nudo per casa, era di una disinvoltura che io non avrei mai sognato. Dal giorno appresso abbiamo praticamente vissuto insieme per quasi due mesi in intimità totale, quasi in simbiosi fisica. Io vivevo uno stato di vera esaltazione, stavo con un ragazzo più giovane di me di quattro anni, bello, lo vedevo felice quando stava con me, praticamente tra noi c’era sempre una forma ci contatto fisico, quando mi passava vicino mi passava una mano tra i capelli o mi dava un bacetto leggero leggero. Se andavamo al cinema, a luci spente, stavamo sempre mano nella mano e poi la notte, quando vedevo che, dopo, si addormentava nella mie braccia la cosa mi faceva una tenerezza tale che io la preferivo a qualunque cosa, si abbandonava proprio, si fidava al 100%. Tutto questo è stata l’estate dell’88 il mio vero paradiso… poi è cominciato il purgatorio e non perché avesse trovato un altro ragazzo o perché tra noi fosse diminuita l’attrattiva sessuale reciproca, perché, anzi, sotto quel profilo ancora adesso ci sto benissimo… ma a settembre cominciò un corso di specializzazione in Meccanica quantistica… una cosa seria, serissima. Usciva la mattina alle sette e tornava a casa il pomeriggio o addirittura la sera. Mi parlava del laboratorio dei professoroni che aveva conosciuto, io lo lasciavo parlare perché ne aveva bisogno, avrei voluto parlare con lui anche d’altro, anche di noi, ma non succedeva, si parlava solo di Meccanica quantistica e, piano piano, pure io ho cominciato a capire di che si tratta e allora gli proponevo qualche idea assurda e lui la prendeva sul serio… è successo più volte. In pratica non si parlava d’altro. I nostri contatti sessuali si sono ridotti a livello settimanale ma il sabato sera Fabio era sempre quello di una volta… diciamo così, questo è stato il purgatorio ed è durato tre anni, poi è venuto l’inferno. Ha vinto un concorso importante e ha avuto una borsa di ricerca in Svizzera… io che gli potevo dire? Gli ho detto: Vai! Non ci pensare due volte! Ne va del tuo futuro! e lui è partito… ma io gli ho detto “vai!” perché non potevo che dire così… insomma mi è costato veramente moltissimo. Stava fuori due, tre o anche quattro settimane di fila, quando tornava c’erano ancora le nottate di sesso bellissimo e io non facevo che andare su e giù di umore. Una notte di sesso bellissimo e poi un mese di depressione galoppante e poi di nuovo una notte di sesso bellissimo e così via. Ho fatto questa vita per otto anni! Poi ha avuto i primi incarichi di insegnamento e l’ho sempre incoraggiato, a malincuore ma l’ho sempre incoraggiato, e se ne andava sempre in posti lontanissimi, quando tornava il contatto sessuale era fortissimo ma in pratica non ci stava quasi mai. Una sera ho provato a dirgli che mi sentivo a disagio ma l’ha presa malissimo, non me lo ha detto, ma gliel’ho letto in faccia e ho addolcito il discorso dicendo che lo amavo alla follia e non potevo sopportare che stesse lontano e lui mi ha detto che lui senza di me sarebbe morto dentro e che io lo avevo sostenuto in tutti quegli anni e che se aveva fatto qualcosa di buono lo aveva fatto per merito mio, poi i nervi gli sono crollati e l’ho visto a pezzi, evidentemente avevo rotto l’incanto del suo mondo interiore. Quella sera non abbiamo fatto l’amore… lo abbiamo rifatto dopo un mese, quando è venuto di nuovo in città, ma ho avuto la sensazione che sia lui che io lo facessimo ormai solo per celebrare vecchie memorie, ormai non era più la stessa cosa, il tempo della felicità era finito. I mesi seguenti l’ho visto letteralmente crollare, diceva che lavorava tantissimo, ma il motivo era un altro, secondo me si sentiva un fallito e un disperato. Poi ha vinto proprio la cattedra ma lontanissimo da qui… era talmente a pezzi, cioè proprio demoralizzato dal fatto di doversene andare lontanissimo che io gli ho fatto una proposta, gli ho detto che sarei andato con lui, se voleva, e l’ho visto di nuovo contento e non lo vedevo così da anni. In realtà non è stato facile perché ho dovuto trovare un lavoro dove stava lui, ma alla fine l’ho trovato e adesso viviamo insieme ma a casa nostra non siamo in due, siamo in tre: Io, Fabio e la Meccanica quantistica e quale sia il terzo incomodo non è molto chiaro. Anche questo è vita gay.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=1087&start=0

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