CIAO DISTILLATO 8

Dopo una giornata stressante lontana da questo blog, eccomi finalmente al mio posto. E questa volta, dopo ben quattro commenti (su Progetto Gay), Distillato si merita una risposta un po’ più articolata.
Circa il commento a “scoraggiamento gay” ho parecchie cose da dire. Non so se hai mai visto un vecchio film con Rex Harrison e Richard Burton. E’ un film del 1969, ma già prima si era visto in teatro con attori del calibro di Renzo Ricci e Paolo Stoppa e con un regista come Sandro Bolchi. La vicenda sembra ricalcare il tipico modello di commedia gay: un parrucchiere e un ex attor giovane troppo stagionato entrambi oltre i 55 (ovviamente gay e un po’ da operetta buffa) convivono in situazioni paradossali, con vecchie madri che li considerano eterni bambini, vicini pettegoli, ecc. ecc. I due litigano ogni giorno e il litigio finisce sempre nello stesso modo, uno dei due sbatte la porta e se ne va ma poi, dopo dieci minuti torna indietro. Il film ha una portata sentimentale notevole e talvolta ha toni sostanzialmente drammatici. I protagonisti sono due falliti, non solo perché sono gay ma perché nella loro vita non hanno concluso nulla… ma non mi sentirei proprio di dire che non si amano. Si amano da disperati, ma sono l’uno per l’altro l’unica ancora di salvezza. Quello che dici: quando qualcosa ti fa soffrire è bene chiudere e cambiare, è vero solo dal punto di vista di un ragazzo gay ma per un uomo di mezza età, o addirittura per un vecchio, per queste persone le alternative non esistono e amore e disperazione si fondono inevitabilmente, perché, con tutto il seguito di sofferenza che pure è inevitabile in un certo tipo di rapporto, esiste pure una dimensione che è comunque d’amore. I protagonisti di “scoraggiamento gay” non sono ragazzi e la dimensione del fallimento l’avvertono concretamente, per loro, ormai, la vita vera può essere solo quella. Il commento a “coppia gay” mi piace moltissimo anche perché, pure se con qualche differenza, mi sono trovato a vivere situazioni sostanzialmente simili a quelle, e dalla parte di quello che fa il duro, e la cosa è andata a finire più o meno come nella storia. Se avessi trovato persone che non mi volevano bene veramente, non mi avrebbero tollerato, ma per fortuna ho trovato persone che mi volevano bene veramente proprio come nella storia. Siccome questa storia ha per me una valenza autobiografica il fatto che ti abbia fatto effetto, per me, è particolarmente importante. Il commento a “sentirsi imbranati” intanto mi consola perchè forse non sono l’unico a sentirmi imbranato, almeno in certi momenti, e poi la chiusa: contraddizioni o forse no… mi incuriosisce, in effetti non credo che siano contraddizioni ma penso si tratti del riaffiorare di paure ancestrali, essenzialmente la paura dell’abbandono, e dell’idea, sostanzialmente stupida, ma dura a morire, che i rapporti affettivi siano una specie di partita a scacchi in cui non si devono sbagliare le mosse.
Quanto al commento a “eros gay e meccanica quantistica” concordo pienamente sul fatto che la storia potrebbe benissimo essere riscritta in chiave etero, a conferma del fatto, se mi ce ne fosse bisogno, che moltissime tematiche relative alla vita effettiva sono esattamente le stesse per i gay e per gli etero, cosa che d’altra parte mi pare ovvia, ma quando dico che quella è “vita gay” intendo dire che (almeno con gli occhi di una persona della mia età) data l’assoluta improbabilità di realizzare una convivenza gay, come è stata quella iniziale dei protagonisti, quando una eventualità del genere si realizza, l’idea di avere vinto il primo premio della lotteria viene eccome, ma poi ci si rende conto che l’altro è realmente altro, sesso o non sesso, e l’unica scelta possibile è tra tenerselo com’è o buttare via tutto. Alla fine si può anche amare una persona che ti fa soffrire perché in qualche modo ha bisogno di te. Il suo mondo non lo puoi distruggere. Mi torna sempre in mente la frase bellissima di Baldwin: “qui non c’è niente da decidere, qui c’è tutto da accettare!” Mi è capitato giorni fa un episodio significativo a questo proposito, te lo racconto. Un ragazzo che conosco, trentunenne, gay non dichiarato, ma in sostanza convivente con un altro ragazzo un po’ più giovane in un modo molto gratificante (li ho visti insieme tempo fa ed erano l’incarnazione della felicità) ha fatto e vinto due diversi concorsi per il dottorato di ricerca in due università agli estremi opposti dell’Italia, ci siamo trovati a parlarne e mi ha chiesto che cosa ne pensavo, in pratica se, secondo me, sarebbe stato meglio andare a nord o a sud. Io gli ho risposto una cosa che lo ha fatto arrabbiare, gli ho detto che, secondo me, stava per fare la più grande stupidaggine della sua vita, è rimasto piccato, voleva che gli dicessi che era stato bravo, ma in sostanza gli ho detto che stava vendendo l’anima al diavolo e che del suo compagno evidentemente non gliene fregava niente. Io l’altro ragazzo lo conosco bene e come era andato in crisi l’avevo visto, ma quello che aveva vinto il concorso non se ne era accorto e andavano a letto insieme tutti i giorni! Perché non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. I gay giovani molto spesso sono portati a pensare che vendersi l’anima sia una cosa “intelligente” o che una cattedra all’università sia meglio di una vita affettiva felice e quando è così e inutile tentare di farli ragionare perché non escono dai loro schemi. Nella storia di “eros gay e meccanica quantistica” si risente inevitabilmente anche l’eco dalla vicenda che ho appena raccontato e che, lo devo confessare, non mi è piaciuta per niente, perché poi il ragazzo che ha vinto il concorso la scelta l’ha fatta ed è andato a Milano e il suo compagno e rimasto solo! Quello che è andato a Milano vedeva solo la scelta tra Milano e l’altra università, ma pensare che c’era un’altra scelta da fare a monte, cioè se partire o restare con il suo compagno, non gli è passato nemmeno per l’anticamera del cervello… ma quindici giorni prima il milanese parlava d’amore così bene che sembrava che fosse innamorato per davvero! Per oggi la chiudo qui… ma sto preparando un’altra storia e questa volta proprio su una questione delicatissima, ne ho scritto una bozza, ma non so fino a che punto mi posso spingere senza passare i limiti (non si tratta di sesso).

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