CINEFORM GAY A SCUOLA

Qualche anno fa, nel mitico ’68, gli studenti non erano calmi come adesso. Allora c’era un movimento studentesco forte, allora le scuole si occupavano veramente, allora i presidi temevano gli studenti. Il clima non era quello di oggi. Questa storia ha luogo in un liceo romano, un liceo romano di alto bordo per i figli di quelli che contano.
Un lunedì mattina un gruppetto di studenti passò per le classi annunciando col megafono un’assemblea straordinaria, il preside lasciò fare, d’altra parte quelli erano gli ordini superiori. L’assemblea fu convulsa, i presenti arrivarono a scaldarsi fino quasi al punto di venire alle mani, poi il servizio d’ordine riportò l’ordine con le buone o con le cattive. Uno dei leader propose di votare una lista di richieste da sottoporre al preside (allora non c’erano gli organi collegiali):
1) Una giornata di assemblea al mese in una giornata in cui non si fa lezione (oggi è una cosa ovvia, ma allora sembrava una novità sconvolgente),
2) Gruppi misti studenti-professori per discutere il programma,
3) Apertura della scuola il pomeriggio per libere attività complementari,
4) Accesso libero nei giorni di assemblee anche a studenti di altre scuole,
5) Cineforum su droga e omosessualità.
L’assemblea votò per acclamazione, come votavano allora le assemblee. Poi una delegazione andò dal preside che, ovviamente, la ricevette immediatamente. Cominciò la discussione sui punti votati dall’assemblea. Su primo punto si trattò per ottenere almeno due ore di assemblea e la cosa fu accettata perché il clima era tale che nessun preside avrebbe rifiutato una cosa simile. Il secondo punto fu accettato senza troppe discussioni. Sull’apertura della scuola il pomeriggio il problema sembrava non superabile per mancanza di fondi e il punto venne accantonato. Si discusse molto sull’accesso degli studenti di altre scuole, ma su questo il preside fu irremovibile. Quando si passò al cineforum gli studenti pensavano che non avrebbero incontrato problemi ma non fu così. Il preside guardò il foglio e poi scosse la testa e disse che non si poteva fare. Non gli permisero di spiegare le sue ragioni e si cominciò ad alzare la voce, poi le ire sbollirono e uno dei capi chiese: “Ma scusi, ma perché no?” Il preside rispose: “Se mi fare parlare cercherò di spiegarmi… non è questione di maggiorenni e minorenni, la questione è un’altra, se volete io vi faccio fare un cineforum sulla droga, ma fatto bene, coi film e facciamo venire pure gli esperti”, Uno gli rispose: “E perché sull’omosessualità no?” Il preside lo guardò e gli disse: “Se lo volete fare sull’omosessualità mi sta bene lo stesso, si può cercare di fare una cosa seria”. Gli studenti lo guardarono e uno gli disse: “Scusi, forse non abbiamo capito quello che lei ha detto prima, prima aveva detto che non ce li faceva fare”. Il preside precisò: “… se ne volete fare uno va bene…” Lo guardarono perplessi: “E perché tutti e due no?” e il preside rispose: “Perché droga e omosessualità non si possono mettere insieme, se lo facciamo diamo un messaggio sbagliato, un gay e un drogato sono cose che non si possono mettere una vicina all’altra”. I ragazzi lo guardarono perplessi. Il solito capo non sapeva che cosa rispondere, fece una smorfia di approvazione, poi chiese agli altri: “allora quale facciamo? Per il preside è uguale…”. Io ero lì, presente, e speravo tanto che si facesse un forum a scuola sulla omosessualità. In quei tempi, per uno come me, trovare notizie in proposito era difficile e vedere quattro o cinque film a tema gay a scuola sarebbe stata un’occasione unica, ma evidentemente per i ragazzi presenti la parola omosessuale era solo uno strumento di lotta politica, a loro degli omosessuali e dei loro problemi non interessava assolutamente nulla. Si consultarono verbalmente e decisero di fare il cineforum sulla droga che era uno dei temi caldi del momento, così io persi un’eventualità alla quale avrei tenuto moltissimo. Devo essere onesto e dire che siccome erro lì, chiesero anche a me che cosa avrei preferito e io dissi il cineforum sulla droga, e d’altra parte dire quello sull’omosessualità poteva essere rischioso. Poi ce ne siamo tornati all’assemblea. Io mi sono sempre chiesto perché il preside avesse preso posizione così decisamente perché il tema gay non si confondesse con quello della droga. Poteva certo essere una questione di correttezza culturale, ma poteva anche essere altro. Questo non lo saprò mai, il preside è morto cinque anni dopo, ma certo io allora qualcosa ho imparato. I miei compagni non hanno mai saputo che ero gay. Non erano omofobi, semplicemente a loro dei gay, e quindi di me, non importava assolutamente nulla. Un giorno sentii dire una frase: “Essere gay è una scelta, essere gay significa essere rivoluzionario”. Quando ho sentito questa frase mi è tornato in mente il preside e da quel momento l’ho considerato uno che merita rispetto.

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