ANDY STORIA DI DUE RAGAZZI GAY QUINTA PARTE

La mattina del mercoledì era piuttosto fresca, quasi fredda e umida, quando Rocco venne a portare la colazione a Marco, la luce sembrava ancora bassa.
– Ciao Marco, ti lascio la colazione e vado via subito perché è un po’ tardi. Come stai?
– Tutto bene papà, tutto bene.
– Allora ciao, mamma sta ancora a letto e la colazione per lei è già pronta. Ciao.
– Ciao papà.
Quando il padre uscì Marco fu di nuovo invaso dalla sensazione del silenzio della casa, fece colazione seduto nel letto ma non si alzò, era presto per lui e pensò di godersi il suo letto ancora per qualche minuto e si riaddormentò. Rosa si alzò verso le otto, notò che Marco dormiva ancora e non lo chiamò, quando Marco si svegliò erano quasi le nove, si alzò velocemente, uscì dalla stanza, salutò la madre che era seduta in salotto.
– Ciao mamma, come stai?
– Così, come Dio vuole.
– Cioè? C’è qualche cosa che non va?
– Ti ricordi la cistite che mi veniva di tanto in tanto… si è fatta sentire di nuovo e adesso sto prendendo degli antibiotici, dovrei finire dopodomani, comunque sono cose che capitano, mi buttano un po’ giù ma non ci si può fare niente… e tu come stai?
– Io bene, proprio bene.
– Anche di morale?
– Be’, quello è un altro paio di maniche, sono un po’ scarico per l’università che non ingrana.
– Ma tu metticela tutta senza perdere tempo e vedrai che anche quella poi comincia a funzionare.
Rosa avrebbe voluto sapere altre cose, si rendeva conto che Marco era di umore più cupo di prima ma non voleva fare domande, si rassegnò a mettere da parte la sua curiosità.
– Senti Marco, adesso ti preparo un pacchettino con qualche cosa di già cucinato così tu poi a casa non ci devi pensare e ti puoi mettere a studiare come si deve…
– Ma no, lascia perdere!
– Ma è tutto pronto…
Rosa non aspettò nemmeno che Marco rispondesse di sì, prese direttamente un contenitore e ci mise dentro tutto quello che trovò di pronto in frigo, le cose erano tante, a Marco sembravano troppe.
– No, dai, basta così, non ci mettere altre cose.
– E no, e no, anche un po’ di frutta…
– Ma le banane le ho comprate anche io.
– E allora due belle pere e due belle mele.
– Ma se mi dai tutta questa roba papà quando torna che mangia?
– Non ti preoccupare, quello è contento… me l’ha detto tante volte. Ecco qua, è tutto pronto, adesso quando vuoi te ne puoi pure andare… aspetta, ecco, pure una bottiglia di vino.
– No, il vino no, non lo bevo mai.
– Non è vero qui lo bevi eccome.
Rosa mise la busta dentro un’altra busta e la passò a Marco, Marco la poggiò sul tavolo.
– Aspetta, forse è meglio che vado a darmi una lavata e a farmi la barba.
Entrò nel bagno, non chiuse la porta a chiave, non l’aveva mai fatto e nessuno era mai entrato in bagno quando lui era dentro e d’altra parte nemmeno Rocco e Rosa chiudevano mai la porta del bagno a chiave. Era incerto se farsi la doccia oppure no, poi decise di farla, si spogliò, regolò la temperatura e si mise sotto il getto, la cosa fu rapida, poi si spruzzò di talco, si infilò il suo accappatoio grigio e si mise a farsi la barba con un certo scrupolo, quando ebbe finito si passò sul viso un po’ di dopobarba e si rivestì, prima di uscire ripulì con la massima cura il box della doccia, sistemò l’accappatoio e sciacquò bene il lavandino. Ormai era messo a nuovo e tirato a lucido, andò a salutare Rosa e le diede un bacio.
– Bello, figlio mio, tutto bello e profumato.
– Ciao mamma e fatevi sentire… perché voi qualche giorno non mi chiamate…
– Be’ noi non vogliamo sembrare due vecchi assillanti, ché pure se ci chiami tu a noi ci fa piacere…
– Ho capito, mi farò vivo io più spesso. Ciao mamma!
– Ciao Marco e grazie!
– Ma di che?
– Di essere stato qua.
– Ma sono io che sono contento di starci… ciao mamma, ci sentiamo.
Erano ormai le dieci, in strada Marco si sentiva tranquillo, sapeva quello che doveva fare, sarebbe tornato subito alla piccionaia e si sarebbe rimesso a studiare, almeno ci avrebbe provato, questa volta si sentiva più motivato, certo non sapeva se sarebbe riuscito a finire la sua preparazione per la prossima sessione, anzi sapeva che non ci sarebbe riuscito, ma non voleva comunque mollare, questa volta si sentiva proprio motivato in un altro modo, radicalmente motivato. A casa sistemò subito le cibarie nel frigo, quel bellissimo e pulitissimo frigo che era un piacere a vederlo, poi istintivamente accese la televisione, non c’erano telegiornali, andò al televideo, lesse dell’attentato palestinese nell’autobus e dei civili israeliani morti, alla basilica della Natività l’assedio continuava, gli israeliani non avrebbero desistito finché i palestinesi rifugiati nella basilica non si fossero consegnati, l’assedio era così stretto che avevano sparato al primo movimento colpendo gravemente un religioso di ventidue anni. Molte speranze sembravano ancora concentrarsi su Pawell e sul fatto che voleva incontrare comunque Arafat assediato, ma la sua missione era al limite dell’impossibile.
Alle undici Marco si mise finalmente al lavoro, ma proprio con un enorme sforzo di volontà, sempre con la solita liturgia: penne colorate, righello, sedia comoda, questa volta aggiunse anche una specie di leggio fatto di libri di diversa altezza: insomma tutte le difficoltà tecniche che potevano scoraggiare la lettura erano state eliminate, rimaneva solo la difficoltà della lettura in sé. Leggendo sempre a voce alta Marco riuscì a tirare avanti fin quasi alle due, per un certo verso era soddisfatto ma per l’altro era perplesso, se avesse dovuto esporre quello che aveva letto avrebbe fatto ricorso soprattutto alla memoria, gli sfuggiva il senso complessivo del discorso, molti istituti gli sembravano maledettamente simili e non ne comprendeva la funzione concreta. Marco si rendeva conto che così non sarebbe riuscito a concludere molto, prese una eroica decisione, dopo il pranzo avrebbe ricominciato la lettura da capo, era già arrivato alla pagina 160 ma la confusione era massima, forse ricominciando da capo la situazione sarebbe cambiata. Tirò fuori dal frigo il gateau di patate e decise che mangiarlo freddo sarebbe stato un po’ come rovinarlo, accese il forno, cosa che non aveva mai fatto prima, e mise la teglia nel forno, ci mise anche un po’ di spezzatino di pollo e qualche patatina fritta. Dopo quindici minuti sentì un certo odore di cotto, tirò fuori la teglia dal forno: l’aveva salvata all’ultimo momento, se l’avesse lasciata qualche minuto in più avrebbe bruciato tutto, mise il contenuto della teglia in un solo piatto, lasciò il vino in frigo, una bottiglia era troppo per lui, e si contentò di una lattina di birra, accese di nuovo la televisione, anche questa volta niente telegiornale, ormai era tardi, ebbe l’idea di accendere il computer e di collegarsi a internet, andò al sito della CNN e diede un rapido sguardo, fece altrettanto col sito del Corriere della Sera, poi gli venne in mente che avrebbe potuto cercare un po’ di nudo in rete.
In genere non si buttava su siti troppo marcatamente porno, il nudo gli piaceva molto, il porno molto meno, aveva trovato un bellissmo sito italiano, MyBedroom, e qualche bel sito tramite i Liens di Gay France, si trattava di siti non pericolosi e già verificati da gente del mestiere. Marco questa volta preferì il MyBedroom, un sito dolce, con un certo stile che a Marco piaceva molto: nudo sì ma porno nel senso spinto non ce n’era proprio, le immagini erano assolutamente esplicite ma non aggressive, e poi c’erano anche alcune storie gay, ma anche quelle erano storie che parlavano di rapporti alla pari, di partecipazione reciproca, senza nessuna forma di sopraffazione, questo tipo di siti piaceva molto a Marco, quando l’aveva trovato per caso la prima volta ne era rimasto incantato, si vedeva che era il tributo di un ragazzo gay molto serio, e tutto sommato contento della vita, alla causa del mondo gay, un mondo gay sereno, dominato dalla dolcezza e dalla reciprocità.
Aperto il sito Marco cominciò a guardare le fotografie, la cosa gli piaceva molto ma ormai non lo eccitava più nel senso vero della parola, come succedeva nei primi tempi, si chiedeva dove avessero potuto trovare tanti ragazzi così belli e così teneri nei loro atteggiamenti, Marco di ragazzi come quelli ne aveva visti pochissimi eppure lì ce n’erano tantissimi, Marco si rendeva conto che il mondo si estendeva molto al di là della sua possibilità di concepirne la dimensione. Però, come aveva trovato il sito MyBedroom, Marco aveva talvolta incontrato altri siti che non gli erano piaciuti affatto, erano anche quelli siti gay, ma quella parola sembrava avere tutt’altro significato, puntavano su altre cose, su un linguaggio molto volgare, su atteggiamenti sessuali strillati e spesso brutali, questi siti non erano pochi, erano anzi tantissimi, tra l’altro erano pieni di pop up, era quasi impossibile chiuderli, insomma erano delle trappole nelle quali il sesso era solo l’esca, queste cose davano a Marco terribilmente fastidio, in particolare non gi piaceva che si parlasse di sito gay come sinonimo di sito porno, le due cose anzi erano per lui sostanzialmente inconciliabili.
Marco si mise a scorrere le foto della galleria tenderness di MyBedroom, erano belle, dolci, di contenuto sessuale, ma veramente indicavano una grande tenerezza, Marco vedeva delle foto di ragazzi che si baciavano con una dolcezza e un trasporto fortissimo e sognava di poter essere al loro posto, si diceva e si ripeteva che quelle cose sono in fondo possibili, che a lui non era ancora capitato ma che prima o poi sarebbe capitato.
Chiuse il computer e tornò al libro, si mise a leggere di nuovo dalla prima pagina, con una volontà ferrea, quando non capiva rileggeva anche tre volte, ma certe cose non si capivano proprio, lavorò per buona parte del pomeriggio, alle otto di sera era arrivato alla pagina novanta, c’erano ancora cose poco chiare ma Marco cominciava ad avere un’idea di fondo dell’argomento anche se per arrivare di nuovo alla pagina 160 ci sarebbe voluta un’altra giornata di lavoro forzato. Marco pensò di chiamare i suoi e di andare a cena da loro, ma era anche tentato dall’idea di magiare qualche cosa al volo e di mettersi di nuovo sul libro dopo cena, con la disperazione nel cuore scelse questa seconda alternativa. Accese il forno, scaldò ancora un po’ di gateau e qualche pezzetto di pollo, poi lo mangiò cercando di non fare troppo in fretta, avrebbe mangiato d’istinto una banana ma una pera avrebbe richiesto più tempo, scelse la pera, niente birra o vino ma solo una coca. Dopo cena ebbe di nuovo la tentazione della televisione ma con uno sforzo titanico di volontà la mise da parte, tornò nel salotto, riprese il libro e ricominciò a leggere, alle undici di sera era arrivato a pagina 120, un risultato che all’inizio della mattinata non si sarebbe mai aspettato.
Chiamò i suoi.
– Ciao mamma, come stai?
– Un po’ mezza mezza, ma passerà.
– E papà?
– Papà sta bene, e tu come stai?
– Oggi ho studiato tutta la giornata, ho ricominciato il libro da capo e sono arrivato a pagina 120, non ne posso più!
– Lo credo, Marco, lo credo, adesso è meglio che ti riposi perché hai fatto un lavoro enorme.
– E poi ho mangiato tante delle cose che mi hai dato stamattina.
– E hai fatto bene, Marco… Quando ci vieni a trovare?
– Domani vorrei cercare di andare avanti col libro il più possibile, facciamo così, ci vediamo venerdì sera.
– Va bene, allora venerdì, aspetta che ti passo papà.
– Ciao, Marco, ho sentito che hai studiato tanto, è così che devi fare… allora ci vediamo venerdì, e non ti strapazzare troppo.
– No, papà, non ti preoccupare che se mai non studio troppo ma troppo poco. Allora ci vediamo venerdì.
– Ciao Marco, ti pensiamo sempre.
– Ciao papà.
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