UN ETERO CERCA AFFETTO DA UN GAY

UN ETERO CERCA AFFETTO DA UN GAY
 
Il brano che segue rappresenta una situazione reale, come è riportata nel diario di uno dei protagonisti. Un ragazzo etero di 24 anni si avvicina ad un gay di 31, suo collega di lavoro. Il dialogo è condotto dal ragazzo più giovane, che usa comportamenti tipicamente seduttivi. Nella sostanza, per paradossale che possa sembrare, è proprio il ragazzo etero che fa una vera dichiarazione d’amore ad un gay. E non è un gioco. Osservo che questo tipo di dialogo non è in genere tipico dei rapporti gay etero, ma dei rapporti gay gay.

Sono uscito per prendere qualcosa al bar con l’avvocato, al ritorno, sulle scale del giardino interno ho visto Andrea, bellissimo e smagliante come sempre in jeans, camicia celeste, giubbotto di jeans e scarpe sportive. Come è ovvio le ragazze lo hanno mangiato con gli occhi, poi siamo saliti nel mio ufficio e abbiamo cominciato a parlare, ci sono state interruzioni perché veniva gente, ma c’è stato il telefono, la conversazione è stata interrotta diverse volte, il tono era apparentemente disimpegnato. Come vanno le cose? E tu? Poi ho cominciato a parlare un po’ di cose più malinconiche, della solitudine e del sentirsi fuori, ma il discorso era troppo spesso interrotto per diventare più diretto. Avrei dovuto andare in banca con un collega, ma interrompere il discorso con Andrea non mi andava proprio, gli ho detto senz’altro di venire pure lui alla banca perché poi lo avrei riaccompagnato e siamo andati tutti e tre. Il mio collega mi ha detto che il direttore della banca avrebbe avuto piacere di conoscermi personalmente perché parlava qualche volta di me e diceva cose molto positive. Con molti complimenti ho declinato l’invito perché andare da un signore che non conosco e lasciare Andrea fuori a aspettare mi sarebbe sembrato mostruoso, il collega è andato e noi abbiamo continuato a parlare. Cerco di riassumere le mie impressioni:
Non riesco sempre a capire quello che vuole dire perché come tutte le persone giovanissime (23 anni, in effetti, dalle date scritte sulla sua cartella sono quasi 24 ma lui dice sempre 23, non ci tiene a crescere in fretta) usa un linguaggio immaginifico e estremamente vago. Dà l’impressione di non aver effettuato scelte senza ritorno e che queste scelte probabilmente sono molto difficili nonostante l’apparenza. Vive una sessualità estremamente libera, nel senso che di ragazze ne ha avute tante, ma non mi sembra che questa sia per lui un’idea fissa. Si butta completamente a capofitto in una esasperata emotività, ha bisogno di gratificazioni. Se sente un discorso che gli piace è contento e si commuove quasi al punto di mettersi a piangere. Mi è venuto a cercare, non so se per caso ma non credo, perché quest’ anno è successo più volte, e mi ha messo alle strette, pretendeva da me una risposta affettiva, un coinvolgimento diretto. Credo abbia bisogno di sentirsi rassicurato e in qualche modo di sentirsi amato, ha bisogno di confrontarsi con un mondo non ostile, con persone che gli diano spazio è gli permettano di vivere la sua dimensione superemotiva. Qualche volta credo che tenda a assorbire quello che gli dico perché è per lui una conferma di essere accettato, di essere capito e apprezzato proprio per la sua superaffettività che probabilmente tante persone non possono assolutamente accettare.
Dice che ha un amico bisessuale che lo desidera sessualmente e credo che questo sia assolutamente ovvio perché è molto bello, ma lui da questo rapporto dichiarato che è comunque rimasto a livello platonico, dice che riceve sicurezza e che quel ragazzo è l’unico che lo difende in mezzo agli altri e che lui ha visto che questo lo rispetta, vuole le sue contropartite affettive, ma è capace di fare a meno del sesso e per questo lui sente di dovergli qualche cosa, dice di aver bisogno di sicurezza e di protezione, dice di sentirsi quasi una donna a livello psicologico, una donna per giunta capace di tutto, pure di concedersi per allontanare da sé l’attenzione non desiderava di una persona e risolvere un rapporto non gradito al più presto possibile, dice che gli piacciono le persone che lo vogliono veramente, dice di sentirsi una puttana la qual cosa mi sembra strana perché quello che va cercando è una gratificazione. Che alcune donne siano andate a letto con lui perché lui ha detto di sì anche se non voleva è strano perché penso che di donne possa averne quante ne vuole. Il fatto è che non riesce a dire di no alle persone che lo desiderano veramente. Anche nei miei confronti ha usato un po’ una forma di seduzione, lui dice che vuole le persone alle quali sa di piacere, ha un modo di tentare di coinvolgermi che mi è sembrato insistente e deciso, come di uno che sa quello che vuole, non si fa spaventare delle mie reticenze, dice che è contento, poi quando gli dico che quello che mi sembrava importante dire è che con lui sono stato bene, allora gli brillano gli occhi. Dice che per alcuni suoi atteggiamenti lo prendevano per omosessuale e ce lo prendono ancora ma che lui si sente un uomo solo a letto. Se una cosa non mi era mai passata per la testa su di Andrea è proprio che potesse essere omosessuale, le ragazze gli andavano appresso senza dargli tregua e lui le accettava senza troppi complimenti, con una specie di disponibilità che non credo venga solo dal fatto che gli piaceva andarci a letto, ma aveva qualcosa di marcatamente narcisistico, non ha nessuna caratteristica tipica dell’omosessuale, solo chi è estraneo al mondo gay lo potrebbe scambiare per omosessuale, un gay è attento a quello che dice, è prudente, cerca di nascondersi e di non farsi notare, tanto che non ho mai avuto la certezza che alcune delle persone che pensavo fossero gay lo fossero poi veramente.
Quando lavorava nel settore vendita della J.J. e andava a vendere nella case, produceva pochissimo, gli altri, con vendite migliori delle sue, venivano licenziati, lui no perché la dirigente, una signora giovane, lo trattava in un altro modo, si è licenziato lui, tre mesi prima di prendere il suo primo stipendio perché non sopportava che la gente alla quale doveva vendere i prdotti gli dicesse sempre di no, una volta una signora anziana gli ha detto che aveva stoffa e avrebbe fatto molta strada ma non ha comprato niente, queste cose secondo lui sono un po’ modi di essere puttana, un altro modo tipico, sempre secondo lui è il lecchinaggio nei confronti dei professori universitari (Andrea lavora ma studia ancora all’università), va alle lezioni per farsi vedere, alcuni ormai lo riconoscono al volo in mezzo agli studenti, certe volte va alla segreteria per avere gli inviti alle conferenze importanti dei suoi professori e poi ci va in giacca e cravatta in modo che quelli lo osservino di più e si accorgano che lui si è cambiato d’abito per loro, a parte il fatto che certamente lo notano già perché di studenti belli come lui ce ne sono proprio pochi.
Dopo che sì è licenziato dal reparto vendite della J.J. c’è rimasto male perché i soldi che non ha avuto li avrebbe utilizzati per fare pubblicare le sue fotografie su una rivista di moda, progetto che poi è finito nel nulla, in ogni caso però l’idea di contare sulla bellezza come mezzo di conquista e di scalata sociale c’è sempre stata. Qualche volta, tempo fa, diceva che frequenta ragazzi di livello sociale molto più alto del suo per andare a fare un giro su una bella macchina o su una bella moto.
Andrea è il prototipo del ragazzo che vuole essere coccolato, che è un po’ narcisista, che non sa stare solo e che ha bisogno di trovare delle vere gratificazioni nelle persone che per lui contano, ha detto che stasera andrà a dormire tranquillo e che si addormenterà subito perché gli capita sempre così quando parla con me anche solo di cose generiche. Penso che sia stato contento veramente e mi fa piacere veramente.
Io non ho passato il limite della soglia di pericolo e mi sono mantenuto su livelli di parziale coinvolgimento e gli ho detto che non mi sono veramente lasciato andare, lui mi ha detto che comunque le cose che ho detto a lui non le ho dette a tutti e questo gli basta, che se vorrà mi telefonerà e mi chiederà se voglio dirgli quello che penso veramente così adesso io non avrò il problema del che fare. E’ estremamente esitante e certe volte non sa che dire, quello che vuole è che si capisca l’atmosfera emotiva che vuole creare e che sia accettata senza discutere. Gli ho detto che alle persone che per me contano io non do mai la mano perché mi farebbe una strana sensazione, mi trasmetterebbe quasi una emozione pericolosa, quando mi ha salutato ha fatto un sorriso ripensando che non doveva darmi la mano, poi mi ha stretto il braccio destro e ha detto ciao! Dice di avere tentato il suicidio, forse è una interpretazione eccessiva però credo che possa finire in momenti di disorientamento totale, ha bisogno di essere guidato, ha bisogno di modelli veri, ha detto che quando dà la mano a qualcuno capisce che persona è dal modo di dare la mano, se si trasmette calore, energia.
Mi dice che quando sta vicino a me sente una forma di calore, poi si corregge, almeno di rispetto che lo fa stare bene. Gli chiedo che cosa vuol dire per lui stare bene, cioè quando sta bene; mi risponde che sta bene poche volte, per esempio quando riesce a fare l’amore come vuole lui, mi dice che mi paragona alla sua attuale ragazza e mi racconta la storia, la ragazza è di ceto elevato, gli dice spesso che vuole sposarlo ma lui non vuole perché si sentirebbe in gabbia, però ha cercato ed è riuscito a lasciare qualcosa a quella ragazza, adesso non ragiona più come prima, ha scoperto il suo lato emotivo, in pratica ha scoperto altre dimensioni della sua vita, mi dice che ha la presunzione di fare lo stesso con me e che lui è convinto che ci riuscirà, vorrebbe che io facessi qualche pazzia, che mi lasciassi andare, per darmi un’idea del lasciarsi andare è andato a scrivere col pennarello su un cartellone pubblicitario, dicendo che anche quella è libertà, poi ha giocato con un ragnetto che faceva passare da una penna al cappuccetto, poi ha rimesso il ragnetto sulla pianta stando attento a non farlo cadere, mi ha detto che vorrebbe leggere il mio diario, sarebbe quello il modo adatto a me di scoprire qualcosa di nuovo.

 

 

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